Governo Lapid Bennett: anti Netanyahu? (Video)

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Yair Lapid e Naftali Bennett si sono accordati per la formazione di un governo. Ora la palla passerà alla Knesset, il Parlamento monocamerale israeliano, per l’approvazione. Ma i malumori di alcuni parlamentari e la divergenza ideologica tra partiti del “blocco del cambiamento” potrebbero agevolare Benjamin Netanyahu.

Un governo Lapid Bennett?

Da mercoledì sera é ufficiale. A circa 35 minuti dalla mezzanotte, quando sarebbe scaduto il suo mandato, il leader moderato Yair Lapid ha comunicato il raggiungimento di un’intesa. “Ho appena informato il presidente Reuven Rivlin di essere riuscito a formare il nuovo governo”. Lo scrive il leader di Yesh Atid in un post su Twitter. “Questo governo lavorerà per tutti i cittadini di Israele, quelli che lo hanno votato e quelli che non lo hanno fatto. Farò di tutto per unificare la società israeliana”, ha aggiunto Lapid. In attesa del voto di fiducia della Knesset, lo Shin Bet ha iniziato a proteggere il futuro premier: Naftali Bennett. Intanto, il blocco del cambiamento ha chiesto la sostituzione del presidente della Camera, Yariv Levin di Likud. Il quale potrebbe procrastinare la data del voto. Nonostante Bennett, per primo, si rifiuti di sostenere gli sforzi per estrometterlo.

Cantar vittoria

Oggi ci siamo riusciti. Abbiamo fatto la storia“, ha detto il leader laburista Merav Michaeli. Ora la Knesset dovrà programmare un voto di fiducia al nuovo governo. Tuttavia, poiché la prossima sessione plenaria si terrà lunedì 7 giugno, sarà solo allora che Levin verrà informato che dovrà convocare la votazione per l’approvazione del nuovo esecutivo. Come riportato da Channel 12, dunque, avrà una settimana di tempo per calendarizzare quella votazione. Che a questo punto potrebbe tenersi il 14 giugno. In questo modo, concederebbe 12 giorni di tempo a Netanyahu e ai suoi sostenitori per cercare di sottrarre la maggioranza a Lapid e Bennett.


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La fine di Netanyahu?

Mercoledì sera Lapid ha esortato Levin “ad adempiere alla responsabilità legale che gli spetta e a convocare una sessione speciale della plenaria il prima possibile durante la quale informerà la Knesset che il presidente di Yesh Atid, Yair Lapid, è riuscito a formare un governo“. Eppure, una sola defezione potrebbe compromettere la nascita del nuovo esecutivo. Il governo Lapid Bennett è sostenuto da otto dei 13 partiti che hanno vinto dei seggi alle elezioni del 23 marzo. Per un totale sulla carta di 61 dei 120 seggi della Knesset, così distribuiti: Yesh Atid (17 seggi); Blu e Bianco (8); Yisrael Beytenu (7); Labor (7); Yamina (6 dei suoi 7 deputati); New Hope (6); Meretz (6) e Ra’am (4).

Il fragile governo Lapid Bennett

Ad ogni modo, Lapid era così euforico quando ha telefonato al presidente, con Bennett al suo fianco, che ha dimenticato di includere Yisrael Beytenu nell’elenco dei partiti che partecipano alla coalizione. L’emozione. Eppure l’esecutivo nascente deve ancora conquistare la fiducia della Knesset, mentre il voto avrà luogo solo tra qualche settimana. Nel fragile contesto che vede la nascita del governo Lapid Bennett, Netanyahu combatterà fino all’ultimo per sottrarre la maggioranza a un esecutivo che non lo vede partecipe. E potrebbe riuscirci. Del resto, riunire otto partiti con ideologie politiche diametralmente opposte non gioca a favore di Lapid e Bennett.


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Tutti contro uno: ma chi?

In effetti, l’unico fattore che accomuna gli otto partiti del governo Lapid Bennett è proprio la convinzione che Netanyahu sia un male per lo Stato ebraico. Eppure, questo non basterà a impedire al Premier più longevo della politica israeliana di fare leva sugli anelli deboli all’interno dei partiti. Oltre che di fare pressioni sui partiti nazionalisti ortodossi. In particolare quello di Bennett, Yamina. Del resto, truci spiragli esistono. Ad esempio Nir Orbach. Già nei giorni scorsi, il deputato di Yamina stava ripensando al suo sostegno all’eterogenea coalizione. Tanto che giovedì incontrerà Bennett per discuterne. Alla luce di tali considerazioni, il vero bersaglio delle antipatie politiche sembra puntato sulle spalle di Bennett. Piuttosto che quelle di Netanyahu.

Governo Lapid Bennett: dissidi

In precedenza, il leader di Yamina aveva già perso un membro della sua fazione. Ci si riferisce all’onorevole Amichai Chikli che ha dichiarato che voterà contro la coalizione. Anche un altro parlamentare di Yamina, Idit Silman, sta mostrando insofferenza. Mentre per la collega storica di Bennett, Ayelet Shaked, merita un discorso a parte. Se nelle ultime settimane la deputata sembrava alle prese con la sua coscienza politica per sostenere la coalizione, la sua proposta di rappresentanza nel comitato che seleziona i giudici israeliani sembrava pensata per far naufragare l’intero governo in divenire. Oltre che scatenare una rissa parlamentare tra Yamina e il partito laburista, poi sedata. Entrare in quello che Netanyahu e il suo Likud descrivono come un governo di sinistra non sarà facile per Shaked.


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Coalizione sì o no

Il punto è che nonostante Lapid abbia formato una maggioranza sulla carta, lui e Bennett potranno dire di guidare il governo solo dal momento in cui la Knesset lo approverà. Nel frattempo, mentre quattro dei sei parlamentari della Lista congiunta di partiti in prevalenza araba si sono impegnati a opporsi al nuovo governo, a causa della presenza di Bennett e di altri esponenti di destra, gli altri due devono ancora specificare come voteranno: potrebbero venire in soccorso del nuovo governo. Come non farlo. Anziché risolvere il vuoto di potere, quindi, questa nuova situazione potrebbe rendere ancora più tortuoso il percorso che porta al voto di fiducia della Knesset. A giudicare dalle tensioni che hanno accompagnato questi ultimi giorni di frenetici negoziati sul cosiddetto “cambiamento di governo”, il processo per l’approvazione si prospetta altrettanto teso.

Governo Lapid Bennett: lo zampino di Netanyahu

Nonostante il governo Lapid Bennett venga presentato come un esecutivo di “unità” dai suoi promotori, i partiti che vi parteciperanno dovranno rinunciare ai loro programmi. In tutto o in parte. Allo stesso modo in cui dovranno valicare delle “linee rosse”, se non proprio tradire i loro stessi principi. Un prezzo alto da pagare. Tanto che non tutti i parlamentari sono disposti a “vendere l’anima” pur di disfarsi di Netanyahu. Che non molla. Al contrario, mercoledì Netanyahu ha contattato diverse volte con Mansour Abbas, il capo del partito Ra’am. L’obiettivo era persuaderlo a non unirsi con Lapid, sfruttando il fatto che Abbas non si sia ancora impegnato pubblicamente a sostenere la coalizione.


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I partiti arabi

Alle elezioni del 23 marzo, i partiti arabi avevano ottenuto il 10% dei consensi. Un risultato senza precedenti. Il che ha preoccupato i partiti storici di Israele, spingendoli a corteggiare esponenti quali Mansour Abbas. Che potrebbe rivelarsi l’ago della bilancia alla Knesset. Lo stesso Netanyahu nei 28 giorni a sua disposizione aveva cercato una coalizione con Ra’am, cui si era strenuamente contrapposto un partner chiave di Likud: l’alleanza del sionismo religioso. Il che aveva decretato il fallimento dell’iniziativa. Non per questo Netanyahu getterà la spugna, anzi. Il Premier lotterà fino all’ultimo momento per mantenere i potere.

La dichiarazione

Eppure, il leader di Ra’am ha firmato l’accordo di coalizione circa un’ora prima della scadenza. Poco prima di New Hope e Yamina. “Questa è la prima volta che un partito arabo è partner nella formazione di un governo“, ha detto Abbas. “Questo accordo ha molte cose a beneficio della società araba e della società israeliana in generale“. Gli accordi definitivi della coalizione devono essere ancora formalmente rilasciati. Mentre si prevede che i negoziati continueranno dopo il voto di fiducia. Fino al giuramento.


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La coalizione

In base agli accordi, Lapid servirà come ministro degli esteri nei primi due anni di mandato. Ancora, il leader blu e bianco, Benny Gantz, manterrà il suo ruolo di ministro della difesa. Mentre il tesoro passerà al leader di Yisrael Beytenu, Avigdor Liberman. Il dicastero della giustizia sarà guidato dal leader di New Hope, Gideon Sa’ar sarà; invece Ayelet Shaked di Yamina sarà ministro degli interni. La laburista Michaeli ha ricevuto il portafoglio dei trasporti e il suo compagno di partito Omer Barlev sarà ministro della pubblica sicurezza. Il leader di Meretz, Nitzan Horowitz, sarà nominato ministro della salute; mentre il collega membro del partito Tamar Zandberg sarà ministro della protezione ambientale. Ministro della cooperazione regionale sarà Issawi Frej.

Governo Lapid Bennett: la telefonata

Sono onorato di informarvi che sono riuscito a formare un governo“, ha detto il leader di Yesh Atid al presidente Reuven Rivlin. “Il governo sarà un governo alternativo in conformità con la clausola 13 della Legge fondamentale: il governo e MK Naftali Bennett serviranno prima come primo ministro“. Dal canto suo, il Capo di Stato ha replicato: “Mi congratulo con te e con i capi dei partiti per il tuo accordo di formare un governo. Ci aspettiamo che la Knesset si riunirà il prima possibile per ratificare il governo, come richiesto“. Nel video, Lapid elenca alcuni partiti della sua coalizione. Se il governo presterà giuramento, Israele avrà un nuovo primo ministro per la prima volta dal 2009. Mentre Netanyahu si troverà da solo ad affrontare le accuse penali a suo carico.