Lapid: la grande scommessa sul tramonto di Netanyahu

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Con l’accordo tra Yair Lapid e Naftali Bennett potrebbe concludersi dopo dodici anni la leadership ininterrotta di Benjamin “Bibi” Netanyahu. In tutto, sedici anni al potere. Mai come in questo caso, però, il condizionale è d’obbligo. Sì, perché nonostante sembri “spacciato”, è prematuro decretare la sconfitta del leader di Likud. Per festeggiare o disperare. Basterà il desiderio di cacciare Bibi per tenere insieme un governo diviso?

Netanyahu cede lo scettro a Lapid?

Davvero Yair Lapid sarà in grado di sostituire Benjamin Netanyahu? Per ora sappiamo che Lapid e Bennett hanno raggiunto un’intesa. La quale prevede, tra le altre cose, un avvicendamento alla premiership. Come riferiscono i media israeliani, infatti, il leader di Yamina, Naftali Bennett, sarà in primo ad assumere l’incarico di primo ministro. Mentre dopo i primi due anni, Yair Lapid di Yesh Atid traghetterà la squadra di governo fino alla fine della legislatura, nel 2025. Se tutto andrà bene. I due sono riusciti a convogliare le istanze del blocco anti Netanyahu. Un vero e proprio melting pot di forze partitiche che riunisce sia fazioni di sinistra sia partiti nazionalisti di destra. Tra cui la Lista araba unita.

Opportunismo

Dal canto suo, il leader di Yamina ha spiegato che avrebbe preso questa decisione per il bene superiore del Paese. Ossia evitare una quinta tornata elettorale in poco più di due anni. “Farò del mio meglio per formare un governo insieme al mio amico Lapid”, ha commentato Bennett. Eppure è difficile credergli. Del resto, è stato proprio Bennett a tradire il suo “amico” Netanyahu. In queste settimane, l’ambizioso leader di Yamina è salito sul carro di chiunque l’avrebbe condotto all’obiettivo: la premiership. Dapprima, era felice alla coalizione con Netanyahu, quando godeva di qualche chance per formare un governo. Salvo poi cambiare idea come cambia il vento. Ancora, pentirsi e tornare sotto l’ala del Likud nei giorni in cui infuriava la guerra con Hamas. Oggi, Bennett è pronto a salire al governo con Lapid.


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Lapid contro Netanyahu

Ma non sarà tanto (o non sarà solo) la dubbia fedeltà di Naftali Bennett a minare il successo della nuova squadra che verrà presentata entro mercoledì alla Knesset. Il parlamento monocamerale israeliano di 120 seggi che dovrà votare la fiducia. In questo senso, non bisogna dimenticare la figura carismatica di Benjamin Netanyahu. L’unico in grado di suscitare tanta emozione nell’opinione pubblica e politica. Oltretutto il suo partito, il Likud, è stato quello che ha ottenuto più voti alle elezioni del 23 marzo. Tanto che, in prima battuta, il presidente Reuven Rivlin aveva affidato a Netanyahu l’incarico di formare il governo. Seppur a malincuore. Se si fosse alleato con Bennett, i sette seggi di Yamina avrebbero garantito a Netanyahu 59 seggi alla Knesset. Una cifra molto vicina ai 61 necessari per formare una maggioranza. Due seggi avrebbero esautorato un re?

Lapid reggerà il confronto con Netanyahu?

Intanto, Yair Lapid ha portato avanti i colloqui con le altre forze anti Netanyahu. Anche durante la guerra con Gaza. Tanto che già lunedì sera il leader centrista, che ha parlato con Yisrael Beytenu, Meretz e Labour, potrebbe rilasciare una dichiarazione sullo stato di avanzamento dei negoziati. In caso di successo, sarà una coalizione che non sarebbe potuta nascere in nessun altro contesto politico. D’altronde, quali ragioni avrebbero potuto unire il risoluto conservatorismo di Yamina al fervente progressismo di Meretz? E cosa avrebbe convinto l’ex falco del Likud, Gideon Sa’ar, a prendere parte a un governo con il capo del Movimento islamico Mansour Abbas, se non il desiderio di far cessare il lungo governo di Benjamin Netanyahu?


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Sul filo del rasoio

Eppure, proprio le motivazioni che hanno favorito la nascita del “blocco del cambiamento” potrebbero rivelarsi controproducenti. “Stiamo rinunciando a molti dei nostri principi per rimuovere Netanyahu dal suo trono“. Lo ha riferito lunedì l’esponente di Meretz, il deputato Yair Golan, a Radio 103. Ad ogni modo, sembra una risposta diretta alla dichiarazione di Naftali Bennett. Domenica, il capo di Yamina ha spiegato: “A nessuno verrà chiesto di rinunciare alla propria ideologia, ma tutti dovranno rimandare la realizzazione di alcuni dei loro sogni. Ci concentreremo su ciò che può essere fatto, invece di discutere su ciò che è impossibile“. D’altronde, Bennett sarà premier. Quindi si concede il lusso di chiedere pazienza agli altri.


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Lapid Netanyahu: l’ultima parola?

Non è tutto, però. Se da una parte dovrà esprimersi il partito islamista Ra’am, che non si è ancora impegnato pubblicamente a garantire il sostegno dei suoi quattro deputati alla Knesset, dall’altra ci sono disaccordi sulla distribuzione dei dicasteri. Secondo il sito di notizie Ynet, il partito New Hope starebbe spingendo per la nomina del suo parlamentare Yoaz Handel a ministro del turismo o delle comunicazioni. Al momento, entrambi destinati a Yesh Atid. Diversi rapporti hanno anche indicato un disaccordo sul portafoglio agricolo, che starebbe rivendicando il Blu e Bianco di Gantz. Nonostante sia stato promesso al partito Yisrael Beytenu. Per ora, quattro dei sei parlamentari di New Hope diventerebbero ministri. Tra cui il leader del partito Gideon Saar alla giustizia e Yifat Shasha Bitton all’istruzione.

La coalizione fa acqua

Nonostante la nascente coalizione Bennett-Lapid vanti il sostegno di 61 parlamentari, anche una sola defezione potrebbe privarla della maggioranza. E segnali preoccupanti in tal senso esistono già. Ad esempio, il parlamentare di Yamina Amichai Chikli. Lunedì, ha assicurato che non aderirà a una coalizione con Lapid, visto che infrange le promesse del suo partito all’elettorato. “Negli ultimi mesi, ho fatto tutto il possibile per garantire che Yamina ottenga un risultato significativo alle elezioni e che Naftali Bennett diventi il ​​primo ministro di Israele“, ha scritto Chikli su Facebook. “Ho creduto in lui, nella sua onestà, nel suo amore per Israele e nel suo sionismo, e l’ho sostenuto con tutta la forza ma non è così“.

L’ira di Netanyahu contro Bennett e Lapid

Dal canto suo, Netanyahu ha definito Bennett la “truffa del secolo”. Oltre a paragonare il binomio Bennett-Lapid al governo sittatoriale di Bashar Assad in Siria. Ma il Premier non molla, come assicurano fonti interne al Likud. “Non intende arrendersi, e abbiamo visto che la situazione è fragile a destra, ma sarà quasi impossibile impedire il governo“, ha detto una fonte anonima al Times of Israel. Mentre all’emittente nazionale Kan, fonti del partito hanno riferito che Netanyahu continuerà a fare pressioni sui deputati di Yamina MK. Non solo per convincerli a disertare, ma anche a votare contro la fiducia al governo. Soprattutto, Netanyahu è ancora convinto di poter mettere insieme un governo di destra e contrastare il blocco del cambiamento Bennett-Lapid con un numero sufficiente di disertori. Direttamente dalle file dei suoi rivali.


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Lapid vincerà su Netanyahu?

Ma una coalizione ristretta e frammentata ha bisogno dei partiti ultraortodossi per sopravvivere. Del resto, saranno gli stessi Shas e United Torah Judaism a chiedere di aderirvi. Una conseguenza inevitabile ma sottaciuta. Soprattutto per non silurare per non minare i colloqui con Ra’am e Yisrael Beytenu. Eppure, il nuovo governo ha bisogno dei partiti haredi e i partiti haredi devono rimanere al potere. I loro 16 seggi combinati risolveranno molti problemi a Lapid, che otterrebbe un ampio margine di manovra. Non solo non sarebbe più costretto a dipendere dal ogni singolo esponente parlamentare per sopravvivere. Ma potrebbe anche salutare Ra’am, così come Yisrael Beytenu, Meretz o il Blu e Bianco qualora si rivelassero inaffidabili.


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Il punto

D’altronde, se Lapid non riuscirà costruire una maggioranza entro il 2 giugno, la palla tornerà alla Knesset. La quale avrà 21 giorni per concordare un primo ministro. Altrimenti verrebbero indette nuove elezioni. Le quinte. In due anni e mezzo.