Consultazioni in Israele: riusciranno a esorcizzare la 5° elezione?

Anche nello Stato ebraico non esistono più la destra e la sinistra

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Ennesima tornata di consultazioni in Israele per individuare una squadra di coalizione. Oramai lo Stato ebraico appare come un paese allo sbando anche se i suoi principali esponenti sembrano non preoccuparsene. Eppure, un’instabilità politica protratta per così lungo tempo va solo a svantaggio di Israele. Specialmente dopo l’aumento delle tensioni con l’Iran. Riusciranno i colloqui a favorire un’intesa per un nuovo esecutivo? E “Bibi” ce la farà di nuovo?

Ancora consultazioni in Israele?

Proseguono le consultazioni in Israele tra il leader di Yamina, Naftali Bennett, e il primo ministro Benjamin Netanyahu. L’obiettivo è trovare un’intesa per formare un governo di coalizione dopo che le elezioni non hanno prodotto una maggioranza. Ma per come stanno andando le cose la sfida sembra tutt’altro che semplice. A seguito dell’ultimo colloquio, lo stesso Bennett ha ammesso come la “politica dei blocchi” sia ormai una logica superata. In Israele destra e sinistra non esistono più. Allo stesso modo in cui sono svaniti gli schieramenti parlamentari pro o contro Netanyahu che (intanto) ringrazia e va avanti, rimanendo al potere. In particolare, quella di mercoledì è stata la quarta tornata consultiva da quando il presidente israeliano, Reuven Rivlin, ha concesso a Netanyahu il mandato di formare un governo. Queste trattative porteranno a qualcosa di buono?

La Vecchia Volpe

Le delegazioni di Likud e di Yamina hanno preso parte all’incontro presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, a Gerusalemme. Ma i deputati della coalizione si sono incontrati anche in via separata dai due leader. Nel frattempo, “Bibi” Netanyahu ha interesse a stringere alleanze con Yamina, Shas e il giudaismo della Torah unita. Questo per fare pressioni sul capo del Partito sionista religioso, Bezalel Smotrich, che continua a rifiutarsi di entrare in un governo sostenuto da Ra’am (la Lista araba unita). Ma il tempo stringe per Bibi, il cui mandato scadrà il 4 maggio. Se non formerà un governo entro quel termine, Rivlin sarebbe costretto a incaricare Bennett di provare a costruire una coalizione con il leader di Yesh Atid, Yair Lapid. Tornato in tutta fretta dagli Usa martedì.


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L’astro nascente

Da maggiore delle Idf, a imprenditore informatico, a politico. La poliedrica carriera di Naftali Bennett sembra solo all’inizio. E chissà cosa gli riserverà il futuro. Malgrado la giovane età, Bennett sta dimostrando uno spirito e una caparbietà da vero leader. Soprattutto, sembra sapere bene dove vuole arrivare e come fare per ottenerlo. Quanto alla sua strategia, Bennett cercherà in tutti i modi di far perdere potere a Smotrich per favorire Netanyahu. D’altronde, lui stesso aveva dichiarato: “Stiamo lavorando alla costruzione di un governo sotto Netanyahu e con il suo blocco“. “Ma potrà funzionare solo quando Smotrich troverà una soluzione al suo problema con Mansour Abbas“. Giovedì sera Smotrich sarà ospite di Bibi nel suo ufficio di Gerusalemme. Un incontro al quale presenzierà anche l’astro nascente Naftali Bennett, dato che la riunione potrebbe stabilire se il leader di Yamina possa vantare un sostegno parlamentare sufficiente a formare un esecutivo.

Quale sarà l’esito delle consultazioni in Israele?

Fonti vicine a Bennett ritengono che il leader di Yamina confermerà il suo sostegno a un possibile Netanyahu VI. Al punto da essere disposto a scendere a compromessi per realizzarlo. Inoltre, si pensa che verranno discusse le proposte di Bennett per formare un governo in cui la carica di premier sarà assunta a rotazione con Yair Lapid, al momento fuori dalle trattative. Al momento, però, con il leader di Yesh Atid “Non ci sono stati contatti né colloqui“. Lo ha riferito una fonte dell’entourage di Bennett, la stessa che ha rivelato come il politico non creda nel successo di Netanyahu nel formare un governo. Se così fosse, il leader di Yamina starebbe fingendo di collaborare con Bibi in modo da far ricadere la colpa su Smotrich per l’impossibilità di formare un esecutivo.


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Inoltre, Bennett sfrutterebbe l’opposizione a entrare in un governo con quattro parlamentari del partito di Abbas che il capo del Partito sionista religioso ha manifestato in pubblico. Il che potrebbe legittimare il leader di Yamina ipso facto a formare un governo col centrista Yair Lapid. Il quale non sembra disdegnare, al contrario. Mercoledì, Lapid aveva promesso che dopo il 4 maggio avrebbe acconsentito a creare un governo di coalizione che rappresentasse uno spaccato della società israeliana. Di conseguenza, aveva anche profetizzato il fallimento del nostro Bibi. Poi Lapid si era fatto insolitamente polemico su Facebook, lanciando un post al vetriolo contro i mass media. Troppo concentrati, secondo lui, a speculare se il prossimo governo sarà di destra o di sinistra.

Tu quoque

Il governo che stiamo cercando di formare avrà tre partiti di destra (Yamina, New Hope e Yisrael Beytenu), due partiti centristi (Yesh Atid e Blue and White) e due partiti sionisti di sinistra (Labour e Meretz)“, scriveva Lapid sul suo profilo. “Ciò significa che nessuno otterrà tutto ciò che desidera, ma ci sarà un equilibrio che richiederà di concentrarci su obiettivi pratici: il budget, la salute, l’istruzione e l’urgente necessità di calmare la tensione nella società israeliana“. Ma Lapid si è spinto oltre. Il centrista si è reso disponibile a modificare il sistema di governo israeliano, che ha definito “difettoso”.


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Altre consultazioni in Israele

Di certo, Bibi non è tipo da darsi per vinto. Tanto che martedì ha incontrato il leader dello Shas, Arye Deri, mentre mercoledì era toccato ai capi del giudaismo della Torah unita (Utj), Ya’acov Litzman e Moshe Gafni. Soprattutto perché la prossima settimana saranno formate le squadre di negoziazione della coalizione. Intanto, il portavoce di Gafni ha smentito le voci secondo cui il leader dell’Utj avrebbe avvertito Netanyahu che il suo partito non avrebbe consentito al premier di imbarcarsi in un’altra elezione; e che piuttosto avrebbe preso parte a un governo di coalizione guidato da Bennett. Al contrario, Litzman ha spiegato ai giornalisti che esisterebbe la “concreta possibilità” di una seconda elezione. Se il buon giorno si vede dal mattino, quello di Bibi non sembra essersi aperto con i migliori auspici.

Nemici amici

Mercoledì, dopo la cerimonia del giuramento alla Knesset, c’era stato pure il primo incontro tra il parlamentare Gilad Kariv, che è un rabbino riformato, e il parlamentare ortodosso di estrema destra Avi Maoz. Lo stesso Maoz che qualche tempo fa aveva detto a Kariv che tutti gli ebrei sono fratelli. Ma che non esiste dialogo con i giudei. Che la situazione sia mutata? Del resto, solo gli stolti non cambiano mai idea. Soprattutto se in gioco c’è un seggio in Parlamento. Eppure, la prolungata instabilità politica di Israele sta avendo un impatto negativo non solo sul piano internazionale. Ma anche sulla sicurezza del Paese, specialmente dopo le rinnovate tensioni con Teheran.


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Costi quel che costi?

Di questo l’ex ambasciatore israeliano negli Usa, Michael Oren, non ha dubbi. In un intervista al Jerusalem Post, il funzionario ha spigato come il mondo “Ci guarda e ci trova un po’ ridicoli e, date le nostre preoccupazioni sulla sicurezza, questo è un prezzo proibitivo da pagare“. “Israele non sembra mettere insieme le sue azioni, non può eleggere un governo“, ha proseguito. “E l’impressione che si crea è che un Paese che non può eleggere un governo non possa neanche difendersi così bene“. “È un’impressione sbagliata, ma esiste“, ha notato Oren.

Il commento

In particolare, l’ex deputato di Kulanu ha avvertito: “La prima vera legge della politica israeliana è che i politici israeliani sceglieranno sempre il suicidio collettivo rispetto al suicidio individuale“. Ciò significa che se Naftali Bennett di Yamina, o Yair Lapid di Yesh Atid, o Bezalel Smotrich del Partito sionista religioso non otterranno quello che si sono prefissati “Potremmo tornare alla quinta tornata elettorale“. Sarebbe la quinta in meno di tre anni. In altre parole, prosegue Oren, “Se non sarò ‘io’ a divento primo ministro, nessun altro lo diventerà“.


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Bibi “vincerà” le consultazioni in Israele?

Oren aveva ricevuto la nomina di ambasciatore a Washington dal primo ministro Benjamin Netanyahu, lavorando a stretto contatto con lui durante i suoi molti anni di permanenza negli Usa. Per questo ha potuto spiegare perché Bibi, la Vecchia Volpe, non si dimetterà mai. Secondo Oren, Netanyahu si vede “Non come un leader Nella storia, ma come un leader Della storia“. Quindi, non mette nemmeno in discussione con sé stesso la sua leadership. Per il diplomatico, Bibi “Ha un grande senso della propria eredità, della sua posizione, del suo ruolo nel rendere Israele un grande potere, e non ha intenzione di cedere a quella che vede come una cospirazione contro di lui“. Del resto, commenta Oren “Questo è contro il suo DNA“.