La corsa delle destre europee riparte da Budapest

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La fragilità europea è messa a dura prova dall’asse Salvini, Orban, Morawiecki. Giovedì 1 aprile, si sono incontrati a Budapest i tre leader dei rispettivi partiti della destra italiana, ungherese e polacca.

Cosa è emerso dall’incontro di Budapest?

Nella conferenza stampa post incontro, Salvini ha parlato “di predominio europeo della sinistra nelle istituzioni europee che mette in discussione i valori fondanti come la donna, l’uomo, la cultura, la bellezza, la salute”. E di voler riscoprire un cammino europeo di riunificazione delle destre. L’analogia con passato è immediata perché sempre negli anni ’20 del novecento il movimento dei fasci fu tollerato in quanto si opponeva all’ideologia rossa bolscevica.

Rinascimento europeo cos’è?

Il rinascimento storicamente è un periodo di rinascita dall’epoca buia del medioevo. I rinascimento europeo, tra le righe della conferenza stampa, si presuppone essere la rinascita degli Stati nazionali o ancora meglio della società tradizionale: Dio, patria e famiglia. Infatti, Salvini nel discorso post conferenza ha ribadito l’importanza delle radici cattoliche europee che legano a doppio mandato i partiti della destra polacca, ungherese e italiana.


Il Rinascimento arabo di Renzi


Ricordi di storia contemporanea

Il rinascimento che si prospetta ricorda molto gli inizi degli anni ’20 del 1900, dopo la prima guerra mondiale. Periodo nel quale vi fu la nascita degli stati nazionali dopo la caduta degli imperi centrali: Austroungarico, Ottomano e Tedesco. I sentimenti post guerra, e includiamo anche quelli della guerra al Covid in corso, sono estremamente nazionalistici. Lo slogan “prima gli italiani” ne è un esempio. Ma in quel clima di malcontento popolare e di incertezza si generano le dittature più note del novecento: il fascismo e il nazismo.

Cavalcare o guidare l’onda di Budapest?

Post conferenza Orban ha definito Salvini come “un eroe”. Perché nel suo paese ha fermato la persone migranti che attraversano il Mediteranno per mezzo della legge. In realtà non le ha fermate, ma ha modificato le categorie di persone migranti che possono chiedere il permesso di soggiorno. Orban, dal canto suo, le ha fermate per mezzo di muri di filo spinato, a sud dell’Ungheria, ai confini con la Serbia e la Croazia.

I migranti

Il problema mai specificato è il perché queste famigerate orde di migranti vengono in Europa. Le migrazioni sono sempre esistete nella storia e si basano in primis su una questione demografica. Gli europei hanno un tasso medio di natalità molto basso rispetto ad alcuni paesi del Medio-Oriente o del nord-Africa. L’emigrazione da alcune nazioni è endogena perché queste vivono delle situazioni insostenibili. Saremo quindi invasi? Si è probabile, ma non per questo dobbiamo costruire dei muri. Molto meglio ripensare a una politica di integrazione europea eterogenea.


Le migrazioni e l’Europa


Le rosse intenzioni europee

L’Europa, sorta dopo la seconda guerra mondiale aveva ed ha il presupposto di unire le persone, non dividerle. Il primo Consiglio europeo si concentrò principalmente sui valori umani e democratici, piuttosto che su questioni economiche o commerciali, ed è stato sempre considerato un forum in cui i governi sovrani potevano scegliere di lavorare insieme. Poi ci fu la CeCa (comunità economica del carbone e dell’acciaio), il trattato di Roma, e l’allargamento a 27 paesi europei. Polonia e Ungheria entrarono nel 2004. L’intenzione oggi come ieri, è che l’unità dell’Europa è fondamentale. Però la Brexit del 2020 ha innescato un movimento anti-europeista molto forte all’interno degli stati fondatori, Italia in primis.

Il trattato di Lisbona

Nel trattato di Lisbona, all’art.3, si legge che l’Unione combatte l’esclusione sociale e le discriminazioni e promuove la giustizia e la protezione sociali, la parità tra donne e uomini, la solidarietà tra le generazioni e la tutela dei diritti del minore. L’esclusione come evince dall’articolo, non è e non sarà mai la politica dell’Unione Europea. L’esclusività è, però, sperimentata in questi tre paesi europei riuniti a Budapest in varie forme.

Budapest

L’Ungheria è venuta meno al proprio obbligo di garantire un accesso effettivo alla procedura di riconoscimento della protezione internazionale, in quanto i cittadini di Paesi terzi che desideravano accedere, a partire dalla frontiera serbo-ungherese, a tale procedura si sono trovati di fronte, di fatto, alla quasi impossibilità di presentare la loro domanda. Riporto la sentenza della Curia (Corte di giustizia europea) della Causa C‑808/18 della causa “Commissione europea contro Ungheria” del 25 giugno 2020. Più recentemente la commissione si espressa nuovamente su Orban e le proprie politiche perché il governo del Primo Ministro ha modificato il codice penale introducendo pene fino a cinque anni di carcere per “diffusione di informazioni false” sulla pandemia.


Libertà di stampa in Ungheria


Varsavia

Un’altra grande opera di esclusività la sta compiendo la Polonia. Il 31 marzo la commissione europea si è espressa contro le lgbtq+ free zone istituite in diverse città polacche. Il 18 dicembre 2018, il Parlamento europeo ha votato, per 463 voti a 107, una condanna per più di ottanta di queste zone in Polonia. Dal luglio 2020, l’Unione Europea ha negato i finanziamenti dei fondi strutturali a quelle municipalità che hanno adottato dichiarazioni anti-Lgbt. In quanto violano la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea. Inoltre, alcune città europee hanno congelato i rapporti di gemellaggio con le municipalità polacche.


Lgbt free zone


Roma

Il 18 marzo 2021, la Commissione europea ha avviato una procedura d’infrazione per il mancato recepimento di una direttiva europea. Le procedure di infrazione a carico del nostro Paese salgono a 82, di cui 63 per violazione del diritto dell’Unione e 19 per mancato recepimento di direttive. Quindi vi è ampia scelta da cui pescare. Guardando alla cronaca più recente il disegno di legge Zan che tutela i diritti delle persone omosessuali è bloccato al Senato della Repubblica in quanto non è visto come una priorità nel nostro paese.


DDL Zan


Lo scopo dell’incontro di Budapest

La alleanza tra i tre leader all’incontro di Budapest si basa su “atlantismo, libertà, famiglia, cristianesimo, sovranità e opposizione all’antisemitismo”. Le vere decisioni verranno prese in un secondo meeting a maggio. Le scelte che saranno fatte a maggio riguarderanno l’entrata del partito europeo di Orban nel gruppo di Conservatori e riformisti europei (ECR). Il gruppo euroscettico di destra creato inizialmente dal Partito conservatore britannico, di cui oggi fanno parte anche Fratelli d’Italia e il partito spagnolo neofranchista Vox. Mentre la Lega fa parte di Identità e democrazia (ID), un gruppo sovranista e di estrema destra a cui appartengono anche il francese Rassemblement National, il partito di Marine Le Pen, e Alternative für Deutschland (AfD).

Rinascimento o involuzione?

Un’alleanza tra i partiti di estrema destra sarebbe sensata se, come ha proposto giovedì Salvini, ECR, ID e Fidesz si unissero, in modo tale da diventare il secondo gruppo nel Parlamento europeo per numero di deputati. Entrambi i partiti quello di Orban e Salvini, Fidesz e la Lega sono filorussi, mentre la Polonia per la sua posizione geografica, a rischio invasione, no. L’asse Mosca-Budapest-Roma è caratterizzato dal fatto che l’intenzione russa è quella di destabilizzare l’Europa permettendo l’ascesa al governo delle forze nazionaliste ed euro-scettiche. Perciò questo è tutt’altro che rinascimento, si può chiamare in diversi modi uno di questi può essere: involuzione. A dispetto delle battaglie riguardanti la conquista dei diritti per cui i nostri nonni e genitori hanno combattuto negli anni passati.