Alzheimer? No, malattia di Late. Recentissima scoperta

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Late: la nuova malattia sorella dell'Alzheimer
Late: la nuova malattia sorella dell'Alzheimer. La causa è, come nell'Alzheimer, l'accumulo di una proteina.

Late: la nuova malattia, sorella dell’Alzheimer

Si tratta di Late, una malattia neurodegenerativa che non va confusa con l’Alzheimer, anche se presenta un quadro patologico molto simile. “È sempre più chiaro che la Malattia di Alzheimer è solo un sottogruppo delle malattie che contribuiscono alla sindrome clinica della demenza” – spiega Peter T. Nelson dell’Università del Kentucky e responsabile dello studio; e conclude: “Late è probabilmente il sottotipo più potente del disturbo della Malalttia di Alzheimer”. La principale causa di questa patologia senile è l’accumulo della proteina TDP-43, che si riscontra spesso nelle strutture cerebrali limbiche degli ultra 80enni.

Lo studio

Nel loro report, Nelson e colleghi hanno avanzato tre proposte principali. Hanno anzitutto nominato questa “nuova” patologia: “encefalopatia TDP-43 correlata all’età prevalentemente limbica (Late). Si sono poi spinti a stabilire linee guida per la valutazione dell’autopsia e lo stadio delle modifiche neuropatologiche. Infine hanno revisionato la letteratura medica di riferimento. Nel dettaglio, i ricercatori hanno individuato tre stadi della malattia che fanno riferimento alla distribuzione anatomica della TDP-43 nel cervello. Il primo stadio riguarda il coinvolgimento dell’amigdala, nel secondo si aggiunge l’ippocampo e in quello finale anche la circonvoluzione centrale media. Nelson ha rivelato poi quanto questa patologia sia diffusa nella popolazione anziana: si stima infatti che le configurazioni neuropatologiche della malattia possano essere presenti in oltre il 50 per cento degli ultra 80enni.

Limiti attuali

Al momento, l’assenza di studi longitudinali sui biomarcatori e l’incompletezza generale dei dati comparativi, rende difficile fornire un quadro completo della situazione. Serviranno quindi al più presto ulteriori indagini. “Ulteriori studi epidemiologici, clinici, di neuroimaging e genetici saranno importanti per caratterizzare meglio l’impatto sulla salute pubblica e i fenotipi clinici per Late – affermano gli specialisti – I modelli animali e la ricerca scientifica di base in Late sono indispensabili, con il caveat che il cervello umano anziano è difficile da modellare con precisione. Speriamo che questi sforzi di ricerca collettiva un giorno si tradurranno in strategie preventive e terapeutiche di successo”.

Il monito conclusivo dei ricercatori è quindi chiaro: è necessario procedere con ulteriori indagini su questa patologia così diffusa. Inoltre è fondamentale studiare separatamente le varie malattie neurodegenerative, poichè presentano dinamiche patologiche differenti che devono essere trattate singolarmente.

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