mercoledì, Febbraio 28, 2024

Voto Israele 2021: incertezze da Gerusalemme a New York

A una settimana dal voto in Israele i cittadini israeliani residenti all’estero temono di non poter esprimere la propria preferenza per il rinnovo del Knesset. E così sarà. A meno che non rientrino in patria perché una legge dello Stato vieta espressamente il voto degli assenti. Ma qui sta l’inghippo. Anche volendo, molti di loro non riuscirebbero comunque a rientrare a causa dello stop del traffico aereo da e verso il paese. E mentre qualcuno chiede la riforma di una legge ritenuta incostituzionale, altri sembrano scoraggiati. Intanto, alcune categorie hanno iniziato a votare anticipando la data del 23 marzo. Ecco un quadro della situazione.

Perché preoccupa il voto in Israele?

I cittadini israeliani all’estero non sono certi di poter rientrare in Israele per esprimere il proprio voto alle consultazioni del 23 marzo. Le elezioni per il rinnovo del consesso dei 120 rappresentanti del Knesset, il parlamento mono camerale dello Stato ebraico. Per farlo, infatti, dovrebbero rientrare nel paese visto che l’ordinamento vieta espressamente il voto “degli assenti”. Salvo alcune deroghe. Nelle scorse settimane tale controverso provvedimento assieme al blocco dei voli internazionali ha acceso le polemiche. Tanto che mercoledì l’Alta Corte di giustizia ha stabilito che le restrizioni all’ingresso fossero incostituzionali. Ragion per cui sono state (leggermente) allentate. Le prossime consultazioni saranno le quarte in meno di due anni, dopo che i cittadini avevano votato per l’ultima volta il 2 marzo 2020.

Voto Israele: limita i cittadini all’estero?

Allora, la mancata approvazione della legge di bilancio aveva provocato lo scioglimento anticipato del Knesset ed erano state indette nuove elezioni. Ma nessuna delle tre tornate elettorali avevano indicato una maggioranza chiara. Fatto sta che i malumori si sono fatti sentire sia all’estero che in patria. A raccogliere le preoccupazioni degli israeliani abroad è il Jerusalem Post, che ne ha intervistati alcuni residenti negli Stati Uniti. Uno di loro, Shahar Azran, vive a New York da 30 anni. Con la doppia cittadinanza israelo-statunitense, Azran, 52 anni, ha dichiarato all’agenzia di stampa che non si farà scoraggiare dalle restrizioni. Anche se ciò significherà pagare un biglietto aereo da 1.000 dollari e affrontare un viaggio di cinque giorni. Tutto questo solo per votare? Eppure, il suo esempio dovrebbe farci riflettere.

Le testimonianze

Negli Stati Uniti, Azran lavora come fotografo e consulente per i media. Al Jerusalem Post, ha dichiarato: “Sono molto coinvolto politicamente. I miei figli vivono in Israele e io ci vado circa 12 volte l’anno“. “Sono un cittadino di Israele anche se non vi risiedo. Ma fintanto che avrò il diritto di voto, farò tutto il possibile per esercitarlo“. “Israele è ancora estremamente importante per me, ed è difficile per me seguire cosa sta succedendo lì“. Quindi lui ha deciso di partire, investendo il suo tempo e il suo denaro per votare. Anche se gli impegni impegni quotidiani non glielo consentirebbero. Nonostante abbia ricevuto entrambe le dosi di vaccino, l’uomo ha dichiarato che sarebbe partito lo stesso. “Voglio votare in modo che i miei figli possano avere una vita migliore lì, e forse un giorno tornerò anche indietro“, ha detto.

Voto in Israele è garantito?

Ma non tutti seguiranno il suo esempio. Qualcuno perché non potrà permetterselo economicamente. Mentre altri non sono certi che ne varrà la pena, considerato il rischio per la salute a cui sarebbero esposti. Ad esempio, Ruth Peled e il marito rinunceranno a votare. Pur vaccinata, la 68enne ha dichiarato al Jerusalem Post: “Quando ci sentiremo di nuovo al sicuro per volare visiteremo nostra figlia in California. Questa è la nostra priorità, non andare in Israele per votare“. A differenza degli amici, suoi connazionali, che vivono nell’Upper East Side di Manhattan Peled non ha mai considerato il voto una prerogativa essenziale. “Discutiamo di politica sia statunitense che israeliana e seguiamo tutte le notizie per rimanere aggiornati“, ha ammesso. “Ma non ho sentito di nessuno che faccia di tutto per andare a votare“, ha detto. Di certo non conosce Shahar Azran.


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Le eccezioni di voto per Israele

Solo alcune categorie selezionate di cittadini possono esprimere il proprio voto presso il consolato di Israele. Tra questi i funzionari diplomatici e i militari delle IDF. Ma anche i dipendenti da alcune agenzie. Come la Keren Kayemeth LeIsrael-Jewish National Fund; lo United Israel Appeal; e la World Sionist Organization. Tra l’altro, il Consolato Generale di Israele a New York City rappresenta il più grande seggio elettorale esterno a Israele. Qui le consultazioni si sono tenute in via anticipata l’11 marzo. Al Jerusalem Post Itay Milner, un portavoce dell’ambasciata, ha riferito quel giorno si sono presentati 600 degli aventi diritto. Circa 200 persone in meno rispetto alle elezioni precedenti. Tuttavia, Milner ha definito le operazioni elettorali un “successo”. E ha osservato che l’affluenza alle urne complessiva è stata superiore a quella delle elezioni di marzo 2020. Rispettivamente del 69% rispetto al 55% dell’anno passato.

Voto a New York per Israele

Non sappiamo con precisione perché stavolta l’affluenza alle urne sia stata maggiore“, ha ammesso il funzionario. Poi, Milner ha ipotizzato: “Potrebbe essere, a causa della pandemia, meno persone vogliono viaggiare, quindi più persone hanno votato a New York“. Per tornare un attimo ad Azran, lui aveva espresso il parere che la possibilità di votare all’estero debba essere estesa a tutti gli israeliani emigrati. Specialmente in un momento come quello attuale. “Sono fortunato di potermi permettere il volo”, aveva soggiunto Azran. “Ma non è giusto che sia questo che mi garantisce il diritto di voto. Vorrei non essere costretto a viaggiare“, ha ammesso. “Questa è una delle principali differenze tra gli Stati Uniti e Israele. È molto più facile votare alle elezioni americane“. Dov’è addirittura possibile il voto per corrispondenza. Eppure, anche in Israele gli analisti si aspettano una scarsa affluenza alle urne. Complice il disincanto degli elettori.

Il malcontento in patria

Mentre in Israele molti cittadini rassegnati ritengono che “Il popolo israeliano sta sprecando un sacco di soldi per le elezioni“. Secondo loro si “Dovrebbe nominare Bibi Primo Ministro a vita“. Perché “Nessuno in Israele lo sostituirà mai“. “Anche se lo hanno battuto in un’elezione come un collega ha fatto di recente, Bibi organizzerà uno strano accordo di coalizione e poi riuscirà a evitare di cedere qualsiasi potere effettivo“. E ancora. “Il governo potrebbe risparmiare ancora di più mettendo fine ai tentativi di perseguirlo“. Netanyahu “È al di sopra della legge e non pagherà mai e poi, indipendentemente dal ‘crimine’ commesso“. Ormai nello Stato ebraico “La democrazia è antiquata“.


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Voto Israele: un quadro della situazione

Alle consultazioni del 23 marzo prossimo, i cittadini israeliani si troveranno a scegliere tra ben 39 formazioni. Delle liste presentate, però, solo una dozzina avranno la realistica possibilità di ottenere dei seggi nel Knesset. In particolare, il conservatore Benjamin “Bibi” Netanyahu si propone di superare il suo personale record di 12 anni consecutivi da primo ministro. Secondo i sondaggi pubblicati da Haaretz, il suo partito Likud sarebbe in testa con il 28.5% dei consensi, seguito a comoda di stanza dal partito centrista di Yair Lapid, Yesh Atid, al 19.5%. Mentre ex equo all’11.5% ci sono il partito di destra Yamina e New Hope, fondato a dicembre dall’ex ministro del Likud Gideon Sa’ar. Vedremo se per Israele sarà la volta buona per eleggere un Parlamento in grado di governare. Dopo quattro tornate elettorali in meno di due anni. Una cosa mai successa in precedenza.

Voto Israle: Netanyahu

Dal canto suo, Bibi ha promesso che accetterà i risultati delle consultazioni. Qualunque essi siano. Ad Army Radio, il premier ha riferito: “Ovvio che accetterò gli esiti. Cosa posso fare, piangere?“. Il suo commento è arrivato il giorno dopo che il presidente di Yisrael Beytenu Avigdor Liberman ha affermato senza prove che Netanyahu stava pianificando una rivolta simile all’insurrezione del 6 gennaio al Campidoglio degli Stati Uniti condotta dai sostenitori dell’ex presidente Donald Trump che ha rifiutato di accettare la sua perdita elettorale.

Voto Israele: il commento degli esperti

Mentre gli analisti hanno osservato: “I partiti Likud, New Hope, Yamina e Haredi avrebbero insieme una buona maggioranza di 69 seggi“. Però, “New Hope e Yamina non vogliono entrare a far parte di un governo guidato da Netanyahu e Likud non vuole entrare in un governo non guidato da Netanyahu“. Pertanto, hanno chiarito, “Il risultato più probabile sarà non avere nessuna coalizione con almeno 61 seggi, ma Netanyahu continuerà a servire a tempo indeterminato come primo ministro perché nessun altro può essere scelto per succedere al suo governo“. “Questo farebbe al caso suo e non avrebbe motivo di accettare nessun altro accordo“. Soprattutto, si teme una diminuzione dell’affluenza alle urne.


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Voto anticipato in Israele

Intanto, ieri hanno votato anche i militari dell’esercito israeliano dopo l’arrivo delle schede dei funzionari diplomatici la scorsa settimana. Primo fra tutti l’ambasciatore in Nuova Zelanda. La votazione anticipata si è svolta su richiesta del Comitato elettorale centrale da parte delle forze di difesa israeliane. Funzionari dell’esercito hanno riferito che sono stati allestiti 550 seggi in tutto il paese.

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