Petra Magoni: un ponte tra passato e presente

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Cover

“All of us” è il progetto di cover di Petra Magoni e Ilaria Fantin che fa da ponte tra la musica rinascimentale e il jazz e il pop.

Petra Magoni e Ilaria Fantin: come nasce questo sodalizio artistico?

“Ilaria mi scrisse una mail un po’ di anni fa, dove mi faceva i complimenti per il mio lavoro e mi chiedeva di collaborare con lei. Credo fosse il 2012. Dopo qualche anno la coinvolsi in uno spettacolo in forma di concerto, incentrato sulla figura di Edipo. Ci ritrovammo tempo dopo a fare un nuovo spettacolo che aveva come tema le nuvole e le loro sfaccettature. Il sodalizio è andato poi avanti, culminando con questo nostro progetto intitolato All of us, che racconta di noi e delle canzoni che amiamo”.

Le canzoni di “All of us” sono rielaborate in chiave barocca e si spazia molto tra i generi. Come è nata questa idea?

“Siamo musiciste curiose. E ci piace un po’ tutta la musica, tra cui quella barocca e rinascimentale. E facciamo anche repertorio di quel tipo ma, come primo episodio, abbiamo pensato di osare con qualcosa di meno convenzionale. Quindi un repertorio che va da De André sino alla Smoke on the water dei Deep Purple. Pensiamo che un disco con arciliuto e voce, che però non ruoti intorno alla musica barocca, sia una roba particolare. Siamo quindi partite da lì per arrivare a questo risultato, ma non è escluso che in futuro ci confronteremo con cose d’epoca”.

La cosa sorprendente è che riuscite a portare brani così diversi tra loro nella vostra dimensione e trasformarli in qualcosa di intimo e personale. Qual è il segreto?

“Penso sia da ricercarsi nella dimensione del duo, alla quale sono molto legata. È un po’ come una conversazione, come quella che stiamo tenendo ora io e te. In due è proprio parlarsi e ascoltarsi. Fossimo in gruppo sarebbe un altro tipo di conversazione. Quando poi si ha un suono deciso e particolare, come quello che ho con Ilaria, qualsiasi repertorio trova il suo trait d’union”.

Videoclip del brano “All of me”

Dando uno sguardo al tuo curriculum balza all’occhio la mole di studio che hai affrontato. Quanto è importante studiare se si vuol fare della musica il proprio mestiere?

“Credo che ognuno faccia il proprio percorso. Ecco, magari c’è gente che non ha mai studiato niente e arriva al successo. Non credo che ci sia un’unica strada. Io ho studiato tanto ma sempre a modo mio. Mi sono sempre un po’ inventata. Anche il metodo di canto, ad esempio. Ho studiato soprattutto musica antica, poi nella moderna – pop, jazz – mi sono inventata tante cose. penso sia fondamentale l’ascolto. Nel jazz, ad esempio, è fondamentale l’improvvisazione. Capire il linguaggio del jazz, ecco. E lo studio non finisce mai. Lo studio che faccio adesso non verte molto sulla tecnica, quanto più sul mettere in discussione quello che faccio, come lo faccio e cosa voglio dire attraverso la musica”.

E veniamo ad “All of us”. Il titolo parla chiaro e immagino che ogni canzone sia legata a un ricordo. C’è un brano che abbia un significato particolare per te?

“Se dovessi proprio sceglierne uno ti direi Cigarettes and coffee. È una canzone che andava di moda quando avevo circa dieci anni. È un brano di Scialpi che trovo bellissimo, una canzone stupenda che già mi emozionava quando ero piccola. È stato bellissimo suonarla ed è stato bellissimo incontrare Scialpi qualche tempo fa. Ho scoperto una persona sensibilissima e dalle grandi doti. Tra l’altro la canzone ha nella sua armonia un giro tipico, quello della passacaglia, che ci riporta alla musica rinascimentale”.

Se penso al vostro progetto in ottica live, mi balza alla mente il palco di un teatro. Secondo me sarebbe perfetto.

“Sì, infatti. Non vediamo l’ora di fare qualche data. Questa estate ne abbiamo fatte due, tra l’altro in unico giorno. All’alba eravamo in una regione e la sera in un’altra. Ho lavorato molto a tanti progetti durante l’estate. Faccio anche parte di un progetto su Bowie…”

Ferma lì, hai detto Bowie? Approfondiamo un po’ il discorso.

“È partito tutto da un’idea: metter su un concerto a Monsummano Terme, un comune vicino Pistoia. Ti chiederai perché proprio a Monsummano. La risposta è che è stata la prima città italiana nella quale si è esibito David Bowie nel ’69. Bowie, giovanissimo, partecipò a questo concorso pe voci nuove e si piazzò al secondo posto. In occasione del cinquantesimo anniversario da quell’avvenimento, e siccome al comune è rimasto un po’ qui che Bowie non avesse vinto, hanno organizzato questa cosa. Abbiamo quindi affrontato la musica di Bowie, nella quale nessuno di noi era esperto. E, da jazzisti quali siamo, l’abbiamo anche sottovalutata. Ci siamo invece accorti che le canzoni di Bowie, che all’ascolto sembrano canzoni pop, sono piene di inghippi: cambi di tonalità, una battuta in più… cose di questo genere”.

Archiviamo per un attimo il progetto di cover “All of us”: avete in serbo anche materiale originale?

“Più che fare canzoni nostre mi piacerebbe fare con Ilaria un album di musica antica, che poi è la mia passione. Ecco, sarebbe davvero bello”.