Papa in Iraq 2021: perché tale viaggio apostolico? (Video)

Prima visita di un Papa nella Repubblica d'Iraq: così Francesco realizzerà il sogno di San Giovanni Paolo II e porterà di persona un messaggio di pace e speranza

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papa in iraq

Questa settimana inizierà il viaggio del Papa in Iraq. Una visita che non passerà certo inosservata. Soprattutto per il messaggio che lancia. Così, il Santo Padre riprenderà i pellegrinaggi internazionali sospesi lo scorso anno a causa della pandemia. Ma perché la Santa Sede ha scelto come meta del viaggio inaugurale proprio la Repubblica araba?

Cosa significa il viaggio del Papa in Iraq?

Dal 5 all’8 marzo il Papa sarà in Iraq. Il Santo Padre ha infatti accolto l’invito della Repubblica araba e della Chiesa cattolica locale. A riferirlo a Vatican News è il cardinale Leonardo Sandri, prefetto della Congregazione per le Chiese orientali: “Il Papa è stato invitato proprio dalle autorità del Paese“. E ha soggiunto: “Credo che sia come fare un passo concreto per passare dalle parole ai fatti“. Infatti, secondo il porporato equivarrebbe a dire: “Ecco qui possiamo costruire questo mondo migliore“. Dunque, un viaggio storico sotto ogni punto di vista. Come ha scritto il cardinale Carlo Maria Martini: “È la sfida a costruire una società senza nemici, senza avversari, una società in cui le diversità si riconcilino e si integrino”. Un appello alla fratellanza e alla pace. Perché, ha spiegato lo stesso Bergoglio in una recente enciclica, “Siamo tutti della stessa carne”.

Le motivazioni

Insomma, un impegno importante quanto simbolico. Soprattutto, il messaggio apostolico è chiaro: “Siete tutti fratelli“. Ma per la Santa Sede la visita offrirà un’occasione di confronto unica nel suo genere, perché il Pontefice incontrerà molti rappresentanti di altre religioni. Tra cui il Grande Ayatollah Al-Sistani, la massima autorità religiosa sciita del paese. A detta del cardinale Sandri, questo colloquio sarà particolarmente significativo. Perché potrà rivelarsi la “Chiave di volta che farà capire che questo viaggio del Papa sia per la chiesa, per i fedeli, per i cattolici, per i cristiani“. Ma anche per “Gli ortodossi e per i nostri amici musulmani, che sono la maggioranza del Paese“.


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Papa in Iraq: la gioia dei fedeli

La comunità cristiana attende con ansia l’arrivo del Papa in Iraq. Molte la manifestazioni di gioia delle comunità di fedeli. Cristiane e non. Ad esempio, ad Aiuto alla Chiesa che Soffre (Acs), monsignor Bashar Warda ha commentato così l’arrivo del Santo Padre: “Ci auguriamo che la sua visita alla nazione sensibilizzi l’opinione pubblica in merito alla presenza dei cristiani in Iraq”. Soprattutto, l’arcivescovo caldeo di Erbil condivide l’importanza dell’incontro tra Francesco e Al Sistani. “L’Iraq ha una maggioranza sciita“, ha osservato l’arcivescovo. “Al Sistani è notoriamente considerato un uomo di pace che condanna la dilagante corruzione della nazione“. Pertanto, “L’incontro fra le due personalità avrà certamente un impatto positivo sull’idea che gli sciiti hanno di noi cristiani”.

Papa in Iraq: un viaggio sicuro?

Eppure, lo stesso monsignor Warda non nasconde le insidie del viaggio. Come ha riferito l’arcivescovo caldeo, purtroppo “Alcuni religiosi fondamentalisti stanno assumendo sui social media un atteggiamento ostile nei confronti del viaggio del Papa”. Inoltre, “Qualsiasi cosa provenga dall’Occidente viene da loro considerata una crociata”. Al contrario dei giovani iracheni che stimano il Pontefice, ha assicurato il presule caldeo. Specialmente perché “Hanno notato quanto spesso e con quanta compassione il Papa ha parlato della situazione della Siria e dell’Iraq”. Oltretutto, le autorità irachene stanno facendo il possibile per garantire l’incolumità di Francesco. E che il viaggio si svolga in totale sicurezza.

Le autorità sulla visita del Papa in Iraq

Come riporta Adnkronos, il presidente iracheno Barham Salih ha definito l’arrivo del Papa in Iraq come una visita che rende tutti gli iracheni “Entusiasti, forse i musulmani anche di più”. Alla conferenza The Middle East and the new US administration del think thank di Washington Brookings Institution, Salih ha ricordato “l’onore” di aver incontrato il Pontefice già in due occasioni in passato. In entrambe, ha spiegato il presidente iracheno, Papa Francesco aveva speso parole di “preoccupazione” per la situazione del paese. Ad ogni modo Salih ritiene che la visita, “la prima dopo la pandemia”, porterà con sé un messaggio di “pace e moderazione”. Tra le varie tappe, il Papa visiterà alcuni luoghi sacri. Per esempio le città sante di Najaf e di Ur. “Sarà un momento storico”, ha concluso il presidente iracheno.


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Il significato del Papa in Iraq

Un passo storico per tutto il Mediterraneo” ha commentato senza mezzi termini Antoine Courban in un’intervista a Formiche.net. Cristiano ortodosso e docente all’Università di Saint Joseph, Courban è tra i più ascoltati e stimati esperti di al-Azhar. Ossia la più importante università islamica sunnita. Oltre che dalla fondazione al-Khoei, punto di riferimento per la scuola teologica sciita di Najaf, la città santa degli sciiti. Secondo l’intellettuale gesuita, “La visita è un segno dello Spirito Santo“. Perché “Senza pace nell’antica Mesopotamia non c’è pace nel Mediterraneo”. In particolare, il professore libanese ritiene di vitale importanza l’incontro che avverrà il 6 marzo tra Papa Francesco e l’ayatollah Sayyid Ali Al-Husayni Al-Sistani. Infatti Courban ha spiegato: “Il Papa arriva nell’antica Mesopotamia come uomo di pace, come costruttore di pace“.

Il pensiero di Courban

Per Courban “Sia il cammino di Abramo che la realtà geopolitica fanno della Mesopotamia la vera chiusura strategica, o il Gate, del Mediterraneo. Le chiavi per la pace mediterranea sono lì”. Come ha ribadito l’esperto: “Senza pace nell’antica Mesopotamia non c’è pace nel Mediterraneo, e le parole ‘cittadini’ e ‘fratelli’ sono una parola sola, cioè la chiave di lettura e soluzione di tanti problemi”. E ancora: “I figli di Abramo, cioè ebrei, cristiani e musulmani, sanno che loro padre non ha fondato una religione“. “Fede e fiducia nell’unico Dio di tutti i figli di Abramo“, ha aggiunto Courban. E ha chiarito: “Questo è il messaggio di Abramo, quello che va ricordato a tutti i suoi figli”.


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Papa in Iraq: l’incontro con al Sistani

Tuttavia, Courban avverte che il viaggio apostolico “va capito”. Come ha spiegato il professore, “Un incontro a Baghdad con l’ayatollah al-Sistani avrebbe significato l’incontro tra due grandi personalità, sicuramente di altissimo rango, ma pur sempre un incontro tra due autorevoli personalità“. Invece, “Andando nella città santa dello sciismo mondiale, tutto, la città dove è sepolto l’Imam Ali, al quale gli sciiti sono fedeli da secoli, il papa incontra una comunità. Non dico che incontra una comunità nel senso istituzionale della parola, incontra una comunità come fatto di fede“. Infatti, il docente libanese ha paragonato “Il significato di Najaf per gli sciiti con quello di Gerusalemme per la Cristianità“. Anche se ha osservato: “Certo anche Roma è importante e per tutti i cristiani, ma per ogni cristiano Gerusalemme è un’altra cosa”.

Un messaggio di speranza

Dunque il viaggio di Francesco sarà un “pellegrinaggio” nel vero senso della parola. Per di più in un luogo che si è rivelato il Calvario per tante comunità cristiane. Specialmente per i fedeli a Mosul. Ma anche per i tanti musulmani vittime del fanatismo e dell’estremismo religioso. Da martoriata “Terra di mezzo”, ora l’Iraq potrebbe risorgere dalle sue ceneri come un’araba fenice. Oltre che divenire un luogo simbolico da cui ripristinare il dialogo interreligioso. E ripartire. Del resto, l’ultimo libro di Bergoglio s’intitola Ritorniamo a sognare.

Concludendo

Dunque, quella annunciata dalla Santa Sede sarà (ed è) una visita “storica” che porrà sfide importanti. Ma che avrà l’obiettivo di promuovere un cambiamento in grado di riaccendere la fiducia e la speranza in un futuro senza guerre. Soprattutto, per Francesco sarà l’occasione di recarsi finalmente in Iraq. E realizzare in questo modo il desiderio di San Giovanni Paolo II. Come si ricorderà, già Karol Wojtyla avrebbe voluto aprire il Grande Giubileo del 2000 in Iraq. Anche se la situazione geopolitica e militare seguita alle guerre del Golfo glielo impedirono.


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