Attentato Baghdad addolora Papa Francesco (video)

Il doppio attacco suicida avvenuto nella capitale potrebbe dissuadere il Pontefice a intraprendere il viaggio in Iraq programmato a marzo

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Papa Francesco

Il duplice attentato a Baghdad del 21 gennaio ha scosso l’opinione publica internazionale. Soprattutto perché sembra che le “cellule dormienti” abbiano ripreso le attività nella capitale. Mentre il repentino aumento di tensione potrebbe determinare la Santa Sede ad annullare il viaggio del Pontefice previsto per i primi di marzo. Dal canto suo, Papa Francesco si è detto addolorato per quanto accaduto.

Attentato Baghdad: cos’ha detto il Papa?

Ieri il doppio attentato a Baghdad ha interessato il mercato di piazza Tayyaran, nel cuore della capitale. Secondo quanto riporta l’emittente araba in lingua inglese Al Jazeera, i due kamikaze si sarebbero fatti esplodere a pochi minuti di distanza l’uno dall’altro. Mentre in rete circolano le riprese di almeno una delle deflagrazioni, Papa Francesco si è detto “estremamente rattristato” per l’accaduto. Il Pontefice ha inviato un telegramma al presidente iracheno Barham Salih firmato dal Segretario dell’enclave, il cardinale Pietro Parolin. “Nel deplorare questo insensato atto di brutalità, prega per le vittime decedute e i loro familiari, per i feriti e per il personale impegnato nei soccorsi“, riporta la nota. E conclude: “Confidando che tutti continueranno a lavorare per superare la violenza con fraternità, solidarietà e pace, Papa Francesco invoca sulla nazione e sul suo popolo la benedizione dell’Altissimo“.

Qualche dettaglio in più

Secondo l’agenzia di stampa Iraqi News agency (INA), gli attentatori hanno attivato i dispositivi in una zona molto frequentata. Nello specifico, il primo avrebbe lamentato dolori all’addome e poi azionato il detonatore. Dopo pochi minuti la deflagrazione del secondo kamikaze. Nel duplice attentato hanno perso la vita almeno 35 persone e oltre 100 sono rimaste ferite. Ma il triste bilancio potrebbe anche aumentare. Mentre il generale iracheno Kazem Selman, direttore della Protezione civile, era stato il primo a affermare che “l’attentato ricorda per modalità ed esecuzione quelli compiuti dall’Isis“. Poche ore dopo, è giunta conferma dallo stesso comitato di propaganda del sedicente Stato islamico. Si tratta del primo atto terroristico dal giugno 2019, che mostra come nel Paese residuino cellule attive nonostante l’Iraq ne abbia declamato la sconfitta nel dicembre 2017.

Il commento

Dunque, il Paese dei due fiumi sembra travolto da una nuova ondata di terrorismo e non solo ai confini con la Siria. Ma anche nell’entroterra da Nassiria alla zona di Mosul, la capitale dell’Isis dal 2014 al 2017. Questo in un momento particolarmente difficile in cui il governo ha annunciato elezioni anticipate. In effetti, il leader Mustafa Kazimi ha accolto l’appello dell’Alta commissione elettorale di anticipare di un anno le elezioni previste per giugno 2022. Inoltre, il Pentagono ha recentemente dimezzato il proprio contingente in Afghanistan e Iraq. Anche se all’agenzia Fides il card. Louis Raphaël I Sako, Patriarca di Babilonia dei Caldei, ha riferito un parere diverso. Per il religioso i terroristi “Hanno voluto mandare un messaggio di morte che forse ha a che fare con il ritiro dei soldati Usa dal Paese, o con il progetto elettorale“.


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Attentato Baghdad: annullerà il viaggio?

Al momento la Santa Sede non ha annullato il primo viaggio apostolico di Papa Francesco dal 2019 programmato dal 5 all’8 marzo. In passato, il Pontefice aveva discusso della crisi umanitaria in Medio Oriente dal Dicastero per il Servizio dello Sviluppo umano integrale. In una conferenza streaming cui hanno partecipato alcuni enti ecclesiastici, Bergoglio aveva affrontato i “gravissimi problemi che ancora oggi affliggono le popolazioni delle amate Siria, Iraq, e Paesi limitrofi“. E spiegato: “Quando vi trovate ad operare in questi luoghi, non siete soli! Tutta la Chiesa si fa uno, per andare incontro all’uomo ferito incappato nei briganti lungo il cammino da Gerusalemme a Gerico“. “Ogni sforzo piccolo o grande fatto per favorire il processo di pace, è come mettere un mattone nella costruzione di una società giusta che si apra all’accoglienza“.

L’appello del Papa

In aggiunta, il Santo Padre aveva affermato: “Il mio pensiero va soprattutto alle persone che hanno dovuto lasciare le proprie case per sfuggire agli orrori della guerra, alla ricerca di condizioni di vita migliore per sé e per i propri cari“. “In particolare, ricordo i cristiani costretti ad abbandonare i luoghi dove sono nati e cresciuti, dove si è sviluppata ed arricchita la loro fede. Bisogna fare in modo che la presenza cristiana, in queste terre, continui ad essere ciò che è sempre stata: un segno di pace, di progresso, di sviluppo e di riconciliazione tra le persone ed i popoli“. “Rivolgo un appello alla comunità internazionale perché si faccia ogni sforzo per favorire questo rientro, garantendo le condizioni di sicurezza e le condizioni economiche necessarie perché ciò si possa avverare“. “Ogni gesto, ogni sforzo in questa direzione è prezioso“, ha concluso.


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L’attentato a Baghdad cambia le cose?

Quindi Papa Francesco sembra pronto a riprendere i pellegrinaggi internazionali dopo quindici mesi di sospensione a causa della pandemia. Durante il viaggio in Iraq, Vatican News ha riferito che il Santo Padre visiterà Baghdad, la piana di Ur, la città di Erbil, Mosul e Qaraqosh nella piana di Ninive. A tal proposito il cardinale caldeo Sako ha assicurato: “Questa visita è un pellegrinaggio in cui c’è un messaggio di fraternità umana“. E ha concluso: “L’enciclica Fratelli tutti ha un senso non solo per i cristiani ma anche per tutti gli uomini in questi Paesi: basta guerre, basta conflitti, basta morte, distruzione e corruzione. Bisogna costruire la fiducia, la pace e la stabilità e anche la solidarietà umana“. Di certo, la comunità cristiana in Iraq attende con ansia la visita papale, la quale porta con sé un messaggio di speranza e pace.

La comunità cristiana in Iraq

Sul punto, il cardinale Sako ha spiegato: “Da tempo viviamo nella paura, ma anche nella speranza“. A dicembre 2020 il Patriarca caldeo si era indirizzato al popolo iracheno per prepararlo alla visita pontificia, precisando che non si sarebbe trattato di “viaggio turistico” o “di lusso”. Al contrario, il pellegrinaggio sarebbe stato un conforto “per tutti in un tempo di incertezza“. E “un’occasione di un grande capovolgimento, in modo che la fede e la speranza in noi diventino un impegno“. Il cardinale ha composto una preghiera che i fedeli recitano a ogni Messa. “Signore nostro Dio concedi a Papa Francesco la salute e la prosperità, affinché possa svolgere con successo questa visita attesa. Benedici i suoi sforzi per rafforzare il dialogo e la riconciliazione fraterna e per costruire la fiducia, consolidare i valori della pace e della dignità umana, specialmente per noi iracheni, testimoni di avvenimenti dolorosi che ci hanno toccato“.


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Un messaggio di speranza

Il viaggio del Pontefice era in programma già dal 2019: “Un pensiero insistente mi accompagna pensando all’Iraq perché possa guardare avanti attraverso la pacifica e condivisa partecipazione alla costruzione del bene comune di tutte le componenti anche religiose della società, e non ricada in tensioni che vengono dai mai sopiti conflitti delle potenze regionali“. Papa Francesco aveva dato seguito alle sue parole già il 25 gennaio 2020, quando aveva ricevuto Barham Salih, Presidente della Repubblica d’Iraq, in Vaticano. Alla visita ufficiale avevano presenziato anche il cardinale Segretario di Stato Parolin nonché monsignor Paul Richard Gallagher, Segretario per i Rapporti con gli Stati. Durante la visita le autorità avevano discusso dell’importanza “di preservare la presenza storica dei cristiani” e della “necessità di garantire loro sicurezza e un posto nel futuro” dell’Iraq.

Attentato Baghdad: il video

Per ulteriori informazioni è possibile visitare il sito ufficiale della Santa Sede.