martedì, Giugno 18, 2024

In Egitto la polizia adesca le persone LGBTQ+ con Grindr

“La polizia in Egitto arresta e tortura le persone LGBTQ+”: queste le parole riportate da un report dello Human Rights Watch.

Il report spaventoso di Human Rights Watch

Human Rights Watch, assistito da un’organizzazione per i diritti LGBT+ con sede al Cairo, ha intervistato quindici persone LGBTQ+ perseguitate tra il 2017 e il 2020 in base a leggi vaghe e discriminatorie sulla “dissolutezza” e sulla “prostituzione”. Secondo quanto riportato, in Egitto, le forze dell’ordine adescano abitualmente uomini e donne attraverso social network o app di incontri, come Grindr, in base alla loro espressione di genere. Le vittime vengono poi perquisite, arrestate e torturate. Tutti gli intervistati hanno sostenuto, infatti, che la polizia li ha molestati verbalmente e fisicamente.

Le testimonianze dei detenuti

Hossam Ahmed, un ragazzo trasgender di 27 anni, racconta con fatica la sua esperienza nel carcere egiziano. “Mi hanno arrestato, mi hanno portato in un carcere femminile dove mi hanno dato una carta d’identità che diceva che ero donna. Mi hanno lasciato a dormire su un materasso marcio, rimanendo senza cibo per giorni e giorni”. Salim, un ragazzo di 25 anni è stato detenuto arbitrariamente due volte. La prima volta, stava incontrando un amico al Cairo quando alcuni poliziotti si sono avvicinati chiedendogli la carta d’identità. Il motivo? “Stanno ripulendo”. Poi picchiano il giovane, lo portano alla stazione di polizia di Azbakeya e gli confiscano il cellulare, il denaro e gli effetti personali. Qui viene picchiato, maltrattato e, infine, lasciato per giorni in uno stanzino con mani e piedi legati.

Qual è la situazione del governo in Egitto?

L’Egitto ha ripetutamente respinto le raccomandazioni di diversi Paesi per porre fine agli arresti e alle discriminazioni di genere. A marzo, inoltre, al Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite, il Governo egiziano ha rifiutato di riconoscere l’esistenza delle persone LGBT+. Gli abusi da parte delle autorità egiziane basate sull’identità di genere, oltre a violare gli obblighi dei trattati internazionali di cui l’Egitto fa parte, violano anche diritti garantiti dalla stessa costituzione egiziana, la quale proibisce la tortura, l’intimidazione, il danno fisico o morale ai detenuti. Nonostante l’omosessualità non sia esplicitamente un crimine in Egitto, i poliziotti arrestano “liberamente” persone LGBTQ+, trattenendoli con le accuse di “prostituzione” o “attività criminali contro la sicurezza, la pace, e l’unità del Paese”.

La vita impossibile delle persone LGBTQ+ in Egitto

La vita impossibile degli intervistati raccontata dal report di Human Rights definisce i confini di un “paese prigione”: l’Egitto del Presidente al-Sisi, dove le autorità, i servizi segreti e i media costituiscono un tutt’uno intricatissimo il cui unico obiettivo è distruggere le vite delle persone LGBTQ+. Le testimonianze dipingono una vita che, dopo il rilascio dalle carceri, è altrettanto terrificante. Una vita in cui devono opprimere la loro sessualità, nascondersi, aspettare mesi e mesi prima di incontrare alla luce del sole la persona che frequentano online, sempre con la paura che le forze dell’ordine li arrestino o che dei malintenzionati li rintraccino consapevoli che le vittime non potrebbero denunciarli allo Stato, lo stesso Stato che agirebbe contro di loro.

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