sabato, Maggio 18, 2024

Coronavirus: perché la Calabria ha paura

Oltre 6000 i malati nel nostro Paese. L’Italia seconda per morti e contagi dopo la Cina. Il nuovo decreto Conte blinda Lombardia e 14 province. Sempre più massicce le misure preventive. Istituzioni, mass media e personale sanitario invitano alla massima prudenza. “Non uscite di casa“, l’appello alla popolazione italiana. Intanto al Sud cresce l’ansia e la Calabria ha paura.

Dopo la fuga di notizie della bozza di decreto del Presidente del Consiglio in cui si annunciava la chiusura della Lombardia e altre 14 province, si è scatenato il caos. Sabato notte, la stazione Centrale di Milano è stata presa d’assalto dai tanti meridionali in fuga verso il Sud. Chi è salito sul treno senza biglietto, chi ha preso la prima vettura disponibile, chi è partito senza bagaglio. Ammassati come sardine, in barba alle distanze di sicurezza, in una folle corsa contro il tempo. Con loro tanti calabresi sia residenti, sia fuorisede.

Ieri sera, stanotte abbiamo avuto un momento di estrema difficoltà” afferma in un video messaggio Jole Santelli, Presidente della Regione Calabria, riferendosi a chi ha preso il treno per rientrare in Calabria dalle zone arancioni “assumendosi anche loro grande pericolo perché sono entrati in treni e pullman stipati. C’è paura che venga infettata anche questa terra. C’è paura che questa terra non sia in grado di sostenere un’emergenza come quella sostenuta dalla sanità in Lombardia”. Un appello, infine, rivolto a tutti a collaborare. “Una grande collaborazione. Evitare di scendere in Calabria e soprattutto chi è in Calabria prendere le giuste precauzioni, avvisare le autorità”.

C’è paura soprattutto perché la Calabria, anello debole dell’Italia, non è pronta a gestire un’emergenza sanitaria come quella lombarda. La sanità calabrese è reduce da anni di tagli e commissariamenti. Adesso, con scuole e università chiuse, sono tanti i ragazzi che fanno rientro alle loro case. Il timore che, insieme ai loro bagagli, possa nascondersi lo spettro del temuto virus cinese, si fa alto.



Jole Santelli, come gli altri governatori delle Regioni, ha immediatamente firmato l’ordinanza che introduce misure straordinarie nella gestione dell’emergenza coronavirus. Soprattutto alla luce del forte esodo dalle zone d’Italia maggiormente colpite.

Attivato sul sito istituzionale della Regione Calabria una scheda censimento per il monitoraggio dei rischi da COVID-19.

Questo ci permette di creare, nel rispetto della privacy, un database e monitorare il flusso degli arrivi, le località di destinazione e lo stato di salute delle persone interessate“, comunica Jole Santelli.

Dell’Aquila a Cotticelli: “Attivare 10 posti letto in rianimazione”

Il Presidente facente funzioni della Provincia di Crotone, Giuseppe Dell’Aquila, ha inoltrato formale richiesta al commissario alla Sanità Cotticelli per l’attivazione dei 10 posti letto nel reparto di rianimazione dell’ospedale San Giovanni Di Dio di Crotone, come previsto dal piano sanitario. La richiesta è stata inviata per conoscenza anche al Prefetto di Crotone, all’Asp di Crotone, al Dipartimento della Sanità della Regione Calabria.

In queste settimane i reparti di terapia intensiva, i medici, gli infermieri e tutto il personale sanitario è chiamato ad uno sforzo enorme, che deve essere supportato e coadiuvato dalla politica e dalle istituzioni. Così oggi è il tempo di intervenire, e non di correre, solo dopo, al riparo! Ed è per questo che chiedo l’attivazione dei 10 posti letto in terapia intensiva nel nosocomio crotonese, posti letto già previsti dal piano sanitario regionale e fino ad oggi non attivati“scrive Dell’Aquila. Sottolineando che oggi i posti disponibili al San Giovanni di Dio di Crotone sono 4 effettivi ed uno mobile, da attivare in caso di necessità. Numeri inaccettabili per una struttura sanitaria a servizio di un territorio vasto.

La Regione Calabria, secondo quanto riportato dall’Ansa sabato 7 marzo, ha predisposto la richiesta di attivazione di altri 50 posti letto in terapia intensiva e 140 posti tra i reparti di malattie infettive e pneumologia. Prevista anche l’attivazione, in una seconda fase, di un ospedale COVID per ciascuna azienda sanitaria provinciale. Piano presentato, precisa la Santelli, lunedì pomeriggio alle aziende sanitarie ed ospedaliere. Individuati, inoltre, per ciascuna azienda sanitaria provinciale gli ospedali, attualmente dismessi, da destinare ad eventuali quarantene generalizzate.

In Calabria 9 contagiati e 113 tamponi effettuati

Stando ai dati della Protezione Civile il numero dei contagiati in Calabria è 9. Quattro della provincia di Cosenza, due di Catanzaro (una coppia), due coniugi di Vibo Valentia e uno di Reggio Calabria.

A Cosenza 60 medici di base in quarantena. Sono entrati in contatto con un informatore farmaceutico risultato positivo al COVID-19. Quarantena che lascia circa 70 mila cittadini calabresi senza medico di base a cui fare riferimento.

Mentre in Calabria si attende con timore l’ondata dei contagi, l’appello alla prudenza e al senso civico dilaga come un mantra sui social. Nonostante i messaggi rassicuranti che arrivano dai vertici della sanità regionale, i cittadini hanno paura. Paura amplificata non solo da informazioni spesso contraddittorie, ma da comportamenti vissuti come un tradimento alla propria terra.

L’invito a non abbattersi, arrendersi alla paura è, come riportato da Calabrianews, il messaggio di speranza da lanciare ai cittadini calabresi.

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