L’eredità di Charles Bukowski

26 anni fa moriva Charles Bukowski lasciandoci in eredità ei romanzi, centinaia di racconti e migliaia di poesie, per un totale di oltre sessanta libri.

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charles bukowski

Henry Charles Bukowski Jr. nacque ad Andernach, in Germania, con il nome di Heinrich Karl Bukowski il 16 Agosto 1920 e condusse una vita completamente fuori dagli schemi. La sua sregolatezza fu influenzata dal clima americano dove si trasferì a soli tre anni, per poi trascorrervi il resto della sua vita.

E’ importante sottolineare il perenne conflitto interiore dato dal difficile rapporto con il padre manesco ed aggressivo. Lo scrittore temeva di diventare come lui e al tempo stesso, temeva di esserlo già diventato.

«Allargo le braccia come uno spaventapasseri al vento, ma non serve a niente: non posso tenerlo in vita, non ha importanza quanto  ci odiassimo. Sembravamo identici, avremmo potuto essere gemelli, il mio vecchio e io. Questo è quello che dicevano… Va bene così. Concedeteci questo momento: in piedi di fronte a uno specchio, con addosso l’abito di mio padre morto, aspettando anch’io di morire».

Bukowski non ebbe un’infanzia felice, era spesso vittima di prese in giro da parte dei compagni a causa dell’accento tedesco, la forte acne giovanile (i cui segni lo accompagneranno per sempre), la povertà e gli abiti che i genitori lo costringevano ad indossare. Emarginato e timido iniziò a bere all’età di 13 anni. Da allora l’alcol diventerà la sua più grande debolezza, il mezzo per annegare la sua tristezza.

Si diploma alla Los Angeles High School e inizia a seguire i corsi di arte, letteratura e giornalismo alla Los Angeles City College, dove però non si laureò mai a causa del suo stile di vita sregolato e dei numerosi vagabondaggi. Fu però in questo periodo che iniziò il suo rapporto con la scrittura. Negli anni ’40 risultò inidoneo per il servizio militare e nel ‘56 cominciò a lavorare come postino, un’esperienza utile per il suo primo romanzo “Post Office” pubblicato  nel 1970.

Un episodio fondamentale per la vita dello scrittore e per l’evoluzione delle sue opere è la morte di Jane Cooney Baker. Secondo molti critici Jane fu la donna che ispirò la maggior parte dei suoi scritti nonché “ il suo grande amore”. Dopo la sua morte iniziò ad avere rapporti burrascosi con il genere femminile. Relazioni di breve durata, promiscuità sessuale, storie di poco conto che tuttavia divennero materiale di ispirazione per i suoi libri. Una caratteristica importante che ci raccontano alcuni studiosi è che lo scrittore non ebbe mai un gran rapporto con il genere femminile. Da giovane le ragazze non lo guardavano a causa della sua acne e della timidezza, solo inseguito alla sua fama da scrittore cominciò ad ottenere il successo con le donne che ancora oggi conosciamo.

raccolgo la gonna,
raccolgo le perline scintillanti
nere,
questa cosa che una volta si muoveva
attorno alla carne,
e do del bugiardo a Dio,
dico che qualsiasi cosa che si muoveva
così
o che sapeva
il mio nome
non dovrebbe mai morire
nel senso comune di morire,
e raccolgo
il suo bel
vestito,
tutta la sua bellezza andata,
e parlo a tutti gli dei,
dei ebraici, dei cristiani,
frammenti di cose che lampeggiano,
idoli, pillole, pane,
metri, rischi,
resa consapevole,
ratti nel sugo di due quasi impazziti
senza possibilità,
la conoscenza del colibrì, le possibilità del colibrì,
mi appoggio a questo,
mi appoggio a tutto questo
e riconosco
il suo vestito sul mio braccio
ma
loro non
me la ridaranno indietro.”

“ Per Jane”

Nel 1988 si ammala di tubercolosi ma continua a scrivere fino al 1994, quando 26 anni fa morì. Sulla sua lapide è incisa la scritta “don’t try” ( non provarci) tratta dalla sua poesia “rotola i dadi” dedicata agli aspiranti scrittori.

“Se vuoi provarci,
fallo fino in fondo.
Altrimenti non iniziare.
Se vuoi provarci,
fallo fino in fondo.
Ciò potrebbe significare
perdere ragazze, mogli,
parenti, lavori
e forse la tua mente.
Fallo fino in fondo.
Potrebbe significare
non mangiare per 3 o 4 giorni,
 potrebbe significare
 gelare in una panchina nel parco,
 potrebbe voler dire prigione,
 potrebbe voler dire derisione,
 scherno, isolamento.
 L’isolamento è il regalo.
 Tutti gli altri sono
 per te una prova della tua resistenza,
 di quanto realmente desideri farlo.
 E lo farai,
 nonostante il rifiuto
 e le peggiori avversità.

E sarà meglio di qualsiasi altra cosa
tu possa immaginare.
Se vuoi provarci,
fallo fino in fondo,
non ci sono altre sensazioni
come questa.
Sarai solo con gli dei
e le notti
arderanno tra le fiamme.
Fallo.
Fallo.
Fallo.
Fino in fondo.
Fino in fondo.
Guiderai la vita fino alla
risata perfetta.
È l’unico buon combattimento che c’è.

In questa meravigliosa poesia Chrles Bukowski sembra raccontarci tutto di lui. Ci parla di ciò che ha perso non solo a livello personale ma anche a livello mentale. Ci racconta la sua vita caratterizzata da notti passate in macchina a dormire, prigioni e digiuni. Ci narra la sua sofferenza, data dalla continua sensazione di solitudine e di scherno da parte degli altri. Un genio isolato e incompreso dalle altre persone. Eppure, ci dice che “l’isolamento è il regalo. Tutti gli altri sono per te una prova della tua resistenza, di quanto desideri farlo”. Infine, ci regala un’immensa dose di grinta e positività data dal fatto che nonostante il dolore, nonostante le perdite e nonostante la solitudine, tutti i sacrifici saranno ripagati con la gioia immensa di averci provato, essere andato fino infondo ed esserci riuscito.

Lo scrittore aveva pessimi rapporti personali e questa caratteristica è riassunta in una delle sue frasi più celebri “umanità mi stai sul cazzo”. Nei suoi scritti ritrae prostitute, vagabondi, alcolizzati e giocatori d’azzardo regalando uno spazio a soggetti emarginati dalla società. Il linguaggio crudo e le parole forti che usa hanno portato i critici a dividersi in due: quelli che hanno colto i messaggi sociali che il poeta voleva donarci e quelli che invece si sono soffermati sull’inadeguatezza del suo linguaggio e dei suoi modi. È però grazie al suo stile che riusciamo a immergerci nei quartieri più bui del Nord America e vivere ciò che ha vissuto lui nell’arco della sua vita. Uno stile unico, inconfondibile e sicuramente inimitabile.

“Brucia all’inferno
questa parte di me che non si trova bene in nessun posto
mentre le altre persone trovano cose
da fare
nel tempo che hanno
posti dove andare
insieme
cose da
dirsi.

Io sto
bruciando all’inferno
da qualche parte nel nord del Messico.
Qui i fiori non crescono.

Non sono come
gli altri
gli altri sono come
gli altri.

Si assomigliano tutti:
si riuniscano
si ritrovano
si accalcano
sono
allegri e soddisfatti
e io sto
bruciando all’inferno.

Il mio cuore ha mille anni.
Non sono come
gli altri.
Morirei nei loro prati da picnic
soffocato dalle loro bandiere
indebolito dalle loro canzoni
non amato dai loro soldati
trafitto dal loro umorismo
assassinato dalle loro preoccupazioni.

Non sono come
gli altri.
Io sto
bruciando all’inferno.

L’inferno di
me stesso.”

Fuori posto, è il titolo di questa poesia. Ognuno di questi versi ci mostra l’annientamento e il rifiuto del sogno americano da parte dello scrittore. Non c’è un luogo che gli appartenga, non c’è una casa e non c’è nessuno che gli somigli e che lo possa capire. I suoi scritti sono altamente autobiografici. In ogni racconto e in ogni poesia Charles Bukowski mette una parte di sé, ci regala un pezzo del suo mondo. Le sue opere vengono calorosamente accolte in Europa, mentre in America i critici ancora non riescono a comprenderlo.

Nonostante il lato meschino della vita che ci vuole mostrare, il poeta è in grado di trasmetterci l’ironia e la positività con cui egli la guarda. Ride sopra ogni problema, ogni avversità e tutto, anche le cose più tristi e becere, diventano oggetto di scherno. 26 anni fa Bukowski se ne è andato lasciandoci la sua voglia di essere differente, la sua tenacia nell’urlare ciò che non andava, il suo personaggio discutibile ma originale, la sua schiettezza, il suo modo di ritrarre e guardare il mondo. Ci sono tesi differenti sulla maschera che lo scrittore indossava ogni giorno, tesi differenti sui suoi ideali, sul suo modo di vivere o lasciarsi vivere, ma una cosa è certa, ogni qualvolta leggiamo un suo scritto non possiamo che immedesimarci in lui e guardare con occhi diversi ciò che ci circonda.

Stiamo parlando di uno scrittore nato 100 anni fa. È passato un secolo, un secolo dai luoghi che Bukowski ha visto e vissuto. Un secolo dagli odori che i suoi scritti sanno ancora evocare, da quelle immagini che appaiono tra le righe delle sue parole, un secolo dagli oggetti che ha toccato e che a noi sembra ancora possibile sfiorare. Eppure quel secolo sembra scomparire quando si prende in mano un suo libro. Sfogliando le pagine delle sue poesie possiamo cancellare la distanza che ci divide. E’ possibile vedere che quel mondo che lo scrittore è stato capace di dipingere, non è poi così diverso dal nostro.

“E così vorresti fare lo scrittore?

E così vorresti fare lo scrittore?
Se non ti esplode dentro
a dispetto di tutto,
non farlo
a meno che non ti venga dritto
dal cuore e dalla mente e dalla bocca
e dalle viscere,
non farlo.
E così vorresti fare lo scrittore?
Se non ti esplode dentro
a dispetto di tutto,
non farlo
a meno che non ti venga dritto
dal cuore e dalla mente e dalla bocca
e dalle viscere,
non farlo.

Se devi startene seduto per ore
a fissare lo schermo del computer
o curvo sulla macchina da scrivere
alla ricerca delle parole,
non farlo.

Se lo fai solo per soldi o per fama,
non farlo
se lo fai perché vuoi
delle donne nel letto,
non farlo.

Se devi startene lì a
scrivere e riscrivere,
non farlo.
Se è già una fatica il solo pensiero di farlo,
non farlo.
Se stai cercando di scrivere come qualcun altro,
lascia perdere.

Se devi aspettare che ti esca come un ruggito,
allora aspetta pazientemente.
Se non ti esce mai come un ruggito,
fai qualcos’altro.
Se prima devi leggerlo a tua moglie
o alla tua ragazza o al tuo ragazzo
o ai tuoi genitori o comunque a qualcuno,
non sei pronto.

Non essere come tanti scrittori,
non essere come tutte quelle migliaia di
persone che si definiscono scrittori,
non essere monotono o noioso e
pretenzioso, non farti consumare dall’autocompiacimento


le biblioteche del mondo
hanno sbadigliato
fino ad addormentarsi per tipi come te
non aggiungerti a loro
non farlo
a meno che non ti esca
dall’anima come un razzo,
a meno che lo star fermo
non ti porti alla follia o
al suicidio o all’omicidio,

non farlo
a meno che il sole dentro di te stia
bruciandoti le viscere,
non farlo.
quando sarà veramente il momento,
e se sei predestinato,
si farà da sé e continuerà finché tu morirai o morirà in te.

Non c’è altro modo
e non c’è mai stato.”

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