Caporalato Gioia Tauro, la squadra mobile arresta 9 persone tra imprenditori e faccendieri

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Caporalato, nove arresti a Gioia Tauro

Ritorna a far discutere il problema del caporalato in Calabria, più precisamente a Gioia Tauro. La squadra mobile di Reggio Calabria, su indicazione della procura di Palmi, ha arrestato nove persone legate allo sfruttamento dei lavoratori agricoli. Secondo gli inquirenti, faccendieri, imprenditori e caporali hanno unanimamente agito al fine di schiavizzare gli immigrati, in gran parte africani, che in un giorno portavano a casa una paga da fame, che residevano nell’ex ghetto di San Ferdinando, fra Gioia Tauro e Rosarno. I braccianti erano costretti a lavorare tutto il giorno, a vivere in baracche in barba del contratto nazionale e a non parlare in merito alle loro terribili condizioni.


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Le evidenze portate avanti dagli investigatori sono numerose. Gli imprenditori e i faccentieri sfruttavano i braccianti nei campi e nelle aziende agricole adiacenti. Con l’aiuto di testimoni e di ex lavoratori si è potuto ricostruire un quadro complesso. In cui gli immigrati africani venivano non solo costretti a lavorare ininterrottamente ma dovevano anche risiedere nel ghetto, una località smantellata alcuni anni fa. Grazie alle testimonianze invece la procura ha avuto una visione più chiara del problema del caporalato calabrese. Un problema radicale che invade ormai migliaia di realtà agricole dell’italia, da nord a sud. Un problema purtroppo a volte sottovalutato e non preso in considerazione dalle amministrazioni locali.


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