6 ottobre 1938: il giorno della “Dichiarazione sulla razza”

Il 6 ottobre 1938 il Gran Consiglio del Fascismo approva la “Dichiarazione sulla razza”

0
1113
6 ottobre 1938

Il 6 ottobre 1938 fu il giorno in cui il Gran Consiglio del fascismo approvò la “Dichiarazione sulla razza”. Con questo manifesto l’Italia avviò una cruda politica razzista e antisemita analoga a quella di Hitler.

6 ottobre 1938: il Gran Consiglio del Fascismo approva la Dichiarazione sulla razza

Benito Mussolini Primo Ministro del Regno d’italia. Accadde il 31 Ottobre 1922

Dichiarazione di guerra all’Etiopia: il 2 ottobre 1935 il discorso di Mussolini a Piazza Venezia


Il 6 ottobre 1938: l’Italia diventa ufficialmente antisemita

Tantissime date fanno la storia. Giorni e anni che hanno cambiato il corso degli eventi. Ci sono stati giorni che hanno portato scoperte stupefacenti e alcuni che hanno radicalmente cambiato la rotta del mondo. Altri ancora hanno segnato il tempo con tristezza e orrore. La data del 6 ottobre 1938 è un capitolo di storia oscura e terribile: Mussolini con l’appoggio dei funzionari fascisti adottò una durissima legislazione razziale. Minò la libertà e la vita di tutti gli uomini e di tutte le donne della comunità ebraica.


Primo Levi, l’importanza della memoria

“Se questo è un uomo”: la dignità degradata


La Dichiarazione sulla razza del 6 ottobre 1938

A partire dalla “Dichiarazione sulla razza” furono emanati diversi decreti legge. I provvedimenti vietarono l’ingresso in Italia di ebrei stranieri e contemplarono l’espulsione di tutti gli ebrei precedentemente accolti. Tra le altre cose quelle leggi comportarono l’esclusione degli ebrei dalle scuole pubbliche e il divieto di matrimonio con italiani. Inoltre vietarono agli ebrei di possedere aziende e di prestare servizio nelle forze armate. La nuova legge non consentì loro nemmeno di lavorare negli apparati amministrativi dello stato. Forti limitazioni anche nell’esercizio di lavori e professioni di qualsiasi campo.

6 ottobre: il regime fascista e l'antisemitismo

La firma su quelle leggi

Tutte le leggi razziali presero le mosse dalla pubblicazione, nel luglio 1938, di un Manifesto di difesa della razza, firmato da 180 scienziati aderenti al regime. Inoltre il documento dichiarava esplicitamente l’adesione del fascismo alle teorie razziali.

L’adesione alla teoria razziale risultò palese dalle parole utilizzate per la sottoscrizione del decreto:

Il Gran Consiglio del Fascismo, in seguito alla conquista dell’Impero, dichiara l’attualità urgente dei problemi razziali e la necessità di una coscienza razziale. Ricorda che il Fascismo ha svolto da sedici anni e svolge un’attività positiva, diretta al miglioramento quantitativo e qualitativo della razza italiana, miglioramento che potrebbe essere gravemente compromesso, con conseguenze politiche incalcolabili, da incroci e imbastardimenti. Il problema ebraico non è che l’aspetto metropolitano di un problema di carattere generale.

Il Gran Consiglio del Fascismo stabilisce:

  1. il divieto di matrimoni di italiani e italiane con elementi appartenenti alle razze camita, semita e altre razze non ariane;
  2. il divieto per i dipendenti dello Stato e da Enti pubblici – personale civile e militare – di contrarre matrimonio con donne straniere di qualsiasi razza;
  3. il matrimonio di italiani e italiane con stranieri, anche di razze ariane, dovrà avere il preventivo consenso del Ministero dell’Interno;
  4. dovranno essere rafforzate le misure contro chi attenta al prestigio della razza nei territori dell’Impero.

Leggi anche: Se questo è un uomo. Al Parenti: Primo Levi