Dichiarazione di guerra all’Etiopia: il 2 ottobre 1935 il discorso di Mussolini a Piazza Venezia

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Il 2 ottobre 1935 Mussolini fa la sua dichiarazione di guerra all'Etiopia.

«Con l’Etiopia abbiamo pazientato quarant’anni! Ora basta!». È questo uno dei passaggi più significativi del discorso tenuto da Benito Mussolini il 2 ottobre 1935 dinanzi ad una Piazza Venezia gremita di persone per annunciare che l’Italia avrebbe dato il via all’invasione dell’Abissinia. La dichiarazione di guerra all’Etiopia non fu un atto formale ma, dalle parole pronunciate in quell’occasione dal dittatore, si comprese chiaramente quale fossero le sue intenzioni nei confronti del Paese del Corno d’Africa.

Alle ore 18:30 di quel 2 ottobre Piazza Venezia si era riempita di cittadini: una parte della folla si estendeva fino al Colosseo, mentre un’altra ala giungeva fino a Piazza Colonna. In quel momento in tante altre città italiane le persone affollarono le strade per capire come il Duce avrebbe replicato alla spinosa crisi-etiopica e alla minaccia di sanzioni economiche nei confronti dell’Italia. Coloro che non scesero in piazza si radunarono nei bar o nei circoli del dopolavoro per ascoltare alla radio l’intervento del leader fascista.

Mussolini: il contenuto del discorso del 2 ottobre 1935.

Mussolini era consapevole dell’interesse del Paese verso quel suo discorso, infatti esordì sottolineando che in quegli attimi circa 20 milioni di persone stavano affollando piazze e strade, una sorta di evento storico, mai verificatosi prima di allora. Definì quella copiosa folla: «Un cuore solo, una volontà sola, una decisione sola». Quindi proseguì affermando che quella era la dimostrazione di come l’Italia e il fascismo fossero ormai diventati una «identità perfetta», attaccando i critici e dicendo che erano soltanto dei «cervelli avvolti nella più crassa ignoranza su uomini e cose d’Italia».

Dichiarazione di guerra all’Etiopia: la stoccata di Mussolini alle potenze straniere e ai vertici militari italiani

L’intervento con il quale, di fatto, Mussolini fece la sua dichiarazione di guerra all’Etiopia fu carico di enfasi e, secondo gli storici, non si trattava del solito tono utilizzato dal regime fascista per fare propaganda politica. Con la sua decisione, il Duce sapeva che avrebbe sfidato l’opposizione della Società delle Nazioni in quegli anni guidata dall’Inghilterra con il timido appoggio dei francesi. La Francia di Laval, infatti, aveva appoggiato la linea britannica, nonostante in precedenza avesse manifestato il suo disinteresse politico verso la questione dell’Etiopia. Al contempo, il dittatore voleva lanciare un messaggio forte a quella parte dei vertici militari italiani che era contraria alla guerra, temendo il dispiegamento della flotta navale inglese nel Mediterraneo.

Non a caso, il giorno prima del discorso in Piazza Venezia, Benito Mussolini aveva incontrato il re Vittorio Emanuele III per metterlo al corrente di quanto stava accadendo, ottenendo al termine del vertice il suo benestare all’invasione dell’Abissinia. Il monarca, nel mettere nero su bianco il suo sostegno alle operazioni belliche, scrisse che era già a conoscenza delle remore che avevano alcuni collaboratori del governo guidato dal Duce. Nonostante ciò, aggiunse che proprio nel momento in cui gli inglesi avevano cominciato a invadere il Mediterraneo allo scopo di spaventare l’Italia, era giunta l’ora di procedere: «Duce, vada avanti – esortò Vittorio Emanuele III – Ci sono io alle sue spalle. Avanti, le dico!».

Mussolini e Vittorio Emanuele III.

Il 2 ottobre 1935, forte anche del sostegno della monarchia, Benito Mussolini fece la sua dichiarazione di guerra all’Etiopia informale. Utilizzò una metafora nel momento in cui affermò che già da diversi mesi la ruota del destino, grazie anche alla determinazione italiana, aveva cominciato a muoversi verso la meta agognata. Quindi chiarì che ormai non era pronto soltanto un esercito a mettersi in moto, ma tutta la popolazione italiana nei confronti della quale si stava portando avanti una bieca ingiustizia allo scopo di negarle «un po’ di posto al sole».

Benito Mussolini primo ministro del Regno d’Italia: accadde il 31 ottobre 1922

Richiamò in causa la delusione del primo dopoguerra, dicendo che l’Italia nel 1915 era entrata nel conflitto mondiale al fianco degli Alleati, carica di promesse ed esaltazioni del suo coraggio. Tuttavia, al termine della guerra, alla quale gli italiani avevano dato il proprio contributo sacrificando 660mila persone, contando 400mila mutilati e un milione di feriti, arrivò il benservito. Al tavolo della pace, infatti: «Non toccarono all’Italia che scarse briciole del ricco bottino coloniale altrui».

Subito dopo arrivò al passaggio finale e fondamentale del discorso. Mussolini ricordò che gli italiani avevano pazientato per 13 anni, durante i quali avevano assistito ad un accentuarsi degli egoismi degli altri Paesi che avevano finito per soffocare le aspirazioni dell’Italia. Di conseguenza era arrivato il momento di dire basta alla questione dell’Etiopia. In quello che ad oggi risuona quasi come un oscuro presagio che aleggiava nella sua mente, il dittatore chiosò: «Noi faremo tutto il possibile perché questo conflitto di carattere coloniale non assuma il carattere e la portata di un conflitto europeo».

L’esercito italiano sbarca in Etiopia

Il giorno dopo la dichiarazione di guerra all’Etiopia, le prime truppe cominciarono ad entrare nel Paese africano, mentre dai vari porti delle coste italiane partirono navi cariche di soldati. Purtroppo diversi di quei giovani sarebbero morti in battaglia e non avrebbero più riabbracciato i propri cari, e ancora oggi gli storici stanno cercando di capire se l’invasione dell’Abissinia abbia contribuito realmente ad aprire quel periodo che lo storico De Felice ha ribattezzato «gli anni del consenso».

I primi militari italiani entrarono in Etiopia già il 3 ottobre 1935.

Inoltre, alcuni studiosi ritengono che la guerra d’Etiopia sia stata proprio il punto di partenza della Seconda Guerra Mondiale. Da quel momento, infatti, l’Italia si sarebbe inesorabilmente avvicinata alla Germania di Hitler, e ci si domanda ancora se Inghilterra e Francia abbiano favorito quest’alleanza per un calcolo politico sbagliato o forse per cinismo. Ad ogni modo, così facendo, soprattutto gli inglesi avrebbero pagato lo scotto di vincere sì il conflitto ma soltanto quando gli Alleati poterono contare sull’apporto degli Stati Uniti, e non a caso dal secondo dopoguerra sarebbero stati proprio gli USA ad avere nelle proprie mani la leadership mondiale a discapito dei britannici.