Walter Tobagi: 39 anni fa l’omicidio

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Walter Tobagi, giornalista del Corriere della sera, venne ucciso il 28 maggio 1980 in un attacco terroristico a Milano

Sono passati trentanove anni dalla morte di Walter Tobagi, importante firma del Corriere della sera, ucciso dalla Brigata XXVIII marzo nei pressi della sua abitazione di milano.

Il giornalista nacque vicino a Spoleto, in Umbria, il 18 marzo 1947, dopo essersi trasferito nell’ hinterland milanese a causa del lavoro del padre, iniziò a frequentare il Liceo classico “Giuseppe Parini” di Milano, dove iniziò l’esperienza di giornalista collaborando con il giornale “La Zanzara“, edito da alcuni studenti della scuola milanese.

Un giornalista di successo

Dopo essersi diplomato, collaborò pochi mesi col quotidiano l’“Avanti!”, poi venne assunto all’“Avvenire”, dove si occupò dei movimenti studenteschi e delle tematiche sociali giovanili con inchieste giornalistiche e ampi reportage. All’inizio degli anni settanta, dopo una breve parentesi al “Corriere dell’Informazione”, venne assunto al “Corriere della sera”, dove divenne in seguito caporedattore occupandosi di parecchi temi tra cui l’economia, la politica estera e il terrorismo.

Walter Tobagi

Alla redazione dell’Avvenire dedicò parecchi articoli e inchieste al terrorismo brigatista, che proprio in quel periodo stava scuotendo l’Italia con attentati, manifestazioni e guerriglie urbane attuate da gruppi di estrema sinistra che in alcuni casi simpatizzavano con i terroristi. Fu proprio nel corso degli anni settanta che Walter Tobagi si occupò delle più importanti vicende di terrorismo, dall’omicidio dell’imprenditore e attivista Giangiacomo Feltrinelli, assassinato a Segrate, alla morte del Commissario Luigi Calabresi, ucciso in centro a milano nel 1972 da un commando composto dai terroristi di estrema sinistra Leonardo Marino e Ovidio Bompressi.

Durante la sua esperienza lavorativa al “Corriere della Sera”, ebbe modo di approfondire le vicende che riguardavano i gruppi armati e in particolare il terrorismo brigatista, denunciando il pericolo di radicamento delle organizzazioni terroristiche nei luoghi di lavoro.

L’assassinio, il processo, le condanne

Walter Tobagi venne ucciso intorno alle 11 del mattino del 28 maggio 1980 da un commando delle Brigate Rosse composto da Marco Barbone, Paolo Morandini, Francesco Giordano, Mario Marano, Manfredi De Stefano e Daniele Luis. Contro il giornalista furono sparati in tutto cinque colpi di pistola, dei quali l’ultimo fu sparato a bruciapelo da Marco Borbone nonostante la vittima fosse ormai a terra priva di vita.

Il corpo senza vita di Walter Tobagi sul luogo dell’assassinio

Le indagini per far luce sull’omicidio del giornalista iniziarono immediatamente e dopo quattro mesi, durante un’operazione dei Carabinieri, agli ordini del Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, venivano fermati e portati in carcere alcuni giovani provenienti anche da ambienti della borghesia milanese che militavano nella “Brigata XXVIII marzo”. Uno degli arrestati, che poi si rivelerà uno dei due esecutori dell’assassinio, Marco Barbone, decise di collaborare con la magistratura, portando gli investigatori allo smantellamento della Brigata XXVIII marzo e all’arresto di tutti i suoi componenti. In seguito anche Morandini collaborò con gli inquirenti.

Gli inquirenti sul luogo del delitto

Nel 1983 si tenne a Milano il processo per l’omicidio di Walter Tobagi, che, dopo più di cento udienze portò alla condanna di 6 terroristi del commando che avevano avuto un ruolo nell’assassinio: Marco Barbone e Paolo Morandini, in quanto esecutori materiali furono condannati a soli otto anni e sei mesi di carcere, decisione dovuta al fatto che entrambi si dichiararono pentiti e collaborarono all’identificazione degli altri componenti del gruppo. Numerose polemiche si levarono, oltre che per la pena molto mite, anche per il fatto che Barbone usufruì della libertà provvisoria subito dopo la sentenza, dopo aver scontato solo tre anni di carcere. Gli altri terroristi condannati per l’omicidio furono Francesco Giordano, Manfredi De Stefano, Daniele Laus e Mario Marano.

La vicenda di Walter Tobagi, si inserisce in un lungo elenco di giornalisti uccisi affinché non raccontassero più alcune verità che per alcuni possono essere “verità scomode”, ma sono comunque “verità”. Negli anni passati, oltre a Tobagi, molti altri cronisti sono stati assassinati a causa del proprio lavoro, tra questi ricordiamo Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, uccisi nel 1994 in Somalia; Mauro De Mauro, sequestrato da cosa nostra nel 1970 e probabilmente ucciso (il suo corpo non venne mai ritrovato); Mauro Rostagno, Giuseppe Spampinato e Peppino Impastato, anche loro uccisi dalla mafia; Maria Grazia Cutuli, uccisa nel 2001 in Afghanistan e Enzo Baldoni, rapito e ucciso in Iraq nel 2004.

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