Le monete virtuali sono state al centro della discussione politica ed economica la scorsa settimana. David Marcus, CEO di Facebook, si è presentato di fronte al Senato americano per rispondere alle domande dello stesso sul progetto “Libra”, la cryptovaluta del più importante social network mondiale. Negli stessi giorni anche il G7 ha discusso dello stesso tema e soprattutto delle norme da utilizzare per regolare questo settore.

Il G7 ed il Senato americano discutono di “Libra”

Blockchain e cryptovalute

Questi due incontri dimostrano come il Bitcoin e le altre altcoin stiano entrando sempre più a far parte della vita di tutti a livello globale e di come le cryptovalute possano determinare in misura sempre maggiore l’economia e la politica di tutto il mondo. Le posizioni rispetto a questo tema sono varie e spesso contrapposte, a volte anche all’interno della stessa amministrazione. Un distinguo molto importante è quello fatto tra l’universo delle cryptovalute e la tecnologia della blockchain. Mentre per il primo sussistono dubbi e perplessità da parte di alcuni, per la seconda il grado di apertura ed interesse è maggiore.

La Cina progetta la sua “Libra”

Le posizioni espresse durante il G7 sono state diverse, da quelle contrarie della Francia a quelle favorevoli a Libra ed altre crypto della Gran Bretagna a quelle più riflessive del Giappone. Non era presente all’incontro nessun rappresentante di una delle potenze economiche più importanti degli ultimi anni: La Cina. Il gigante asiatico non ha mancato di far conoscere la sua posizione su Libra e sulla possibilità di creare una propria valuta nazionale. Ren Zhengfei , CEO di Huawei, ha dichiarato che la Cina non avrebbe difficoltà a creare una cryptovaluta simile a Libra e che il governo cinese sta già lavorando in tale direzione. Mentre in America c’è ancora incertezza sulla moneta di Facebook, il CEO di Huawei ha dichiarato che “la potenza di un paese sarà sempre maggiore rispetto a quella di un’azienda privata. Perché attendere che (la creazione di una cryptovaluta) la facciano prima gli altri?” Anche Wang Xin, uno dei dirigenti della Banca Centrale Cinese ha manifestato un certo allarmismo dichiarando che “Se la moneta digitale risultasse strettamente associata al dollaro statunitense, potrebbe creare uno scenario nel quale le valute sovrane coesisterebbero con monete digitali basate sul dollaro statunitense. In tal caso, dollaro e Stati Uniti diverrebbero di fatto le entità principali dell’economia internazionale, con notevoli conseguenze economiche, finanziarie e anche politiche”.

I dubbi indiani

Diversamente dalla Cina L’India ha mostrato un forte interesse per la blockchain, ma non ha preso alcuna decisione chiara circa le cryptovalute in generale. Da un anno va avanti nel subcontinente indiano una discussione circa la possibilità di accogliere le cryptovalute all’interno dell’economia nazionale. Il segretario agli affari economici del paese, Subhash Chandra Garg, si è detto in un tweet molto favorevole alle tecnologie di contabilità distribuita (la blockchain) e disposto a discutere della creazione di una rupia digitale ufficiale come moneta nazionale ma, al tempo stesso, ha emesso un divieto totale contro qualunque altra forma di cryptovaluta privata. Il possesso di monete virtuali potrebbe determinare l’arresto dei possessori delle stesse, stando alle intenzioni del governo. Oltre al danno sociale che questo determinerebbe, alcuni analisti sottolineano come l’India, qualora decidesse di vietare l’uso ed il possesso di monete virtuali, soprattutto considerando le proiezioni demografiche che farebbero di questo paese in pochi anni il più popolato al mondo, si condannerebbe all’isolamento dall’economia mondiale. Una rupia digitale sarebbe, infatti, sicuramente legata ad una banca centrale, violando così uno dei principi alla base dell’esistenza delle cryptovalute e creando, di fatto, una rottura nel mondo finanziario globale, a danno della stessa India.

Strategie venezuelane

 Diversamente dall’India, il Venezuela ha trovato nelle cryptovalute, in particolar modo nel Bitcoin e nel Litecoin, un escamotage per aggirare le sanzioni a cui è sottoposto il governo di Maduro. I’iperinflazione del bolivar ha raggiunto un tasso del 10.000.000% negli ultimi anni. Questo ha portato la popolazione ed il governo a preferire il dollaro per le spese quotidiane e per gli scambi finanziari globali. I venezuelani preferiscono quindi utilizzare il dollaro come moneta corrente o, in alternativa a questo il Bitcoin (che consente a chi decide di fuggire all’estero di superare agevolmente la frontiera. Il governo ha poca libertà di movimento in ambito economico. Le sanzioni, infatti, impediscono l’accesso al governo venezuelano a conti statunitensi. Per ovviare a questo problema internazionale di Maiquetìa, poco fuori Caracas, consente che il pagamento delle tasse aeroportuali, quelle sul rifornimento di carburante e quelle dalle compagnie aeree sul biglietto dei viaggiatori tramite Jetman Pay, un’app che registrando i pagamenti in cryptovalute aggira le sanzioni statunitensi. Una volta incassati i pagamenti questi vengono convertiti in valuta virtuale (Bitcoin o altre) ed inviati agli exchange in Ungheria, Hong Kong, Russia e Cina. Da qui, una volta convertiti, i fondi tornerebbero a Caracas.

La situazione venezuelana nel romanzo di Karina Sainz Borgo

Autonomia monetaria palestinese

Un’altra nazione che vuole agire con maggiore libertà rispetto a quanto non faccia oggi in ambito monetario ed economico è la Palestina. Mohammad Shtayyeh, primo ministro palestinese, ha dichiarato che una valuta virtuale nazionale farebbe crollare il controllo di Israele e della sua banca centrale sul paese mediorientale. Al momento in Palestina circolano lo shekel israeliano, il dollaro, l’euro e il dinaro giordano. Dal 1994, tuttavia, in seguito alla stesura del protocollo di Parigi, la moneta nazionale è lo shekel. Anche qualora il governo decidesse di stampare una propria moneta questa sarebbe legata alla politica monetaria di Israele, da qui il progetto di creare una cryptovaluta entro cinque anni. La moneta probabilmente sarà chiamata sterlina palestinese, come quella utilizzata in questi territori dal 1927 al 1952.

Cambio bitcoin-kune in posta a Zara

Anche la Croazia è molto attiva nel mondo dell’economia virtuale. A Zara sono state attivate presso tre uffici della posta nazionale alcuni sportelli presso i quali sarà possibile scambiare Bitcoin, Ethereum, Ripple, Stellar ed Eos con kune, la moneta nazionale. Nelle intenzioni, questo primo esperimento, dovrebbe presto estendersi agli altri 1016 uffici nazionali sparsi nel paese, facilitando, in tal modo, la diffusione delle cryptovalute nella società croata.

La Norvegia vola col Bitcoin

Lo stesso atteggiamento è stato dimostrato in Norvegia dalla Norwegian Air Shuttle, la più grande compagnia aerea del paese scandinavo che sta per offrire la possibilità ai suoi clienti di acquistare biglietto pagando, non più con la carta di credito, ma con Bitcoin. Le prime prenotazioni potranno essere effettuate già a partire dal prossimo agosto. Il team NBX che segue il progetto prevede che presto il flusso di denaro verrà interrotto. Questo però, anziché rallentare le cose porterà ad un più rapido trasferimento dello stesso, raggiungendo la stessa agilità di scambio e movimento che hanno oggi le informazioni. “Non ci saranno più barriere” commenta uno dei responsabili del progetto “anzi tutto avverrà in maniera semplice e trasparente attraverso l’utilizzo di piattaforme apposite”.

Compri alimenti, ricevi Bitcoin

Non sono quindi solo gli Stati a muoversi intorno all’universo Bitcoin. L’applicazione Lolli ha da poco sottoscritto un accordo con Safeway, una catena di supermarket americana specializzata nella vendita di prodotti alimentari, in base al quale coloro i quali effettuassero degli acquisti tramite l’app, riceveranno dallo 0,5 al 10% del valore della spesa in btc. Oltre a Safeway, tra i vari partner aderenti al progetto di Lolli ci sono Walmart, Hotel.com, Groupon, Hilton, Sephora e molti altri. L’eventuale successo dell’iniziativa trova un potenziale sostegno anche nei dati di una recente inchiesta della CNN che ha rilevato che il 40% degli americani è molto interessato al mondo Bitcoin e che considera l’investimento nella cryptovaluta molto sicuro.

La moneta delle star

Tra i vari investitori ci sono anche moltissimi personaggi dello star-system, nonché alcune società sportive, come ad esempio i Miami Dolphins che di recente hanno cominciato ad accettare Litecoin come forma di pagamento. Tra le varie celebrità affascinate dal Bitcoin c’è sicuramente il rapper Soulija Boy che in una sua canzone che aveva per titolo il nome della cryptovaluta più famosa si vantava dei guadagni che gli sono derivati dal btc. Anche Gwyneth Paltrow ha esaltato i benefici delle varie cryptovalute, così come Mike Tyson, pioniere tra le star della rivoluzione del bitcoin, tanto da lanciare una rete di Bancomat per BTC a Las Vegas nel 2015.

La blockchain al voto

Per concludere, dopo aver parlato di cryptovalute, alcune parole sull’importanza della tecnologia della blockchain. Sempre in America, nello stato dello Utah, nelle prossime settimane si voterà per la contea e, per la prima volta, la blockchain verrà utilizzata per facilitare le operazioni di voto. Il progetto è indirizzato in particolar modo a quei militari che si trovino in missione all’estero, ma potrebbe successivamente essere esteso anche a chi non trovasse fuori dallo Stato al momento delle elezioni. Lo scopo del progetto è quello di ridurre la percentuale di non votanti che si trovassero all’estero.

Token di Luna per tutti

Il 20 luglio, in occasione dell’anniversario del lancio dell’Apollo 11, è partito anche il progetto “Diana”, con il quale, attraverso la blockchain si desidera tokenizzare (lottizzare usando dei token), la superficie lunare. I progettatori hanno diviso la superficie del nostro satellite naturale in quasi quattro miliardi di celle, tutte mappate all’interno della blockchain. Il trattato sullo spazio cosmico delle Nazioni Unite del 1967 vieta il possesso da parte di una nazione di un corpo celeste, ma nulla dice sulla proprietà privata della stessa. Considerando l’eventualità che viaggi spaziali sempre più lunghi fuori dall’orbita terrestre, il progetto mira ad una condivisione di responsabilità ed alla promozione di un interesse quotidiano e di un pacifico possesso della Luna, come bene comune dell’umanità.

Il 50° anniversario dello sbarco sulla Luna

Come smascherare un baro

La blockchain ha però applicazioni meno fantascientifiche e più concrete ed i programmi in cui questa viene utilizzata sono sempre più numerosi e sempre più vari. Uno di questi riguarda la tutela dei giocatori di poker online. Con il sistema peer-to-peer e con la doppia verifica di codici crittografici si vogliono infatti evitare tentativi di truffa o di trovarsi a giocare con un sistema “baro”, che cambi le carte in tavola (come credo sia appropriato dire in questo caso) a seconda della posta in gioco del pokerista. Un giocatore, con questo sistema potrà essere sicuro che non ci siano state “modifiche” nel gioco durante i vari passaggi. Per spiegare il funzionamento della blockchain in questo caso si consideri il seguente esempio: qualcuno scrive un problema di matematica su un pezzo di carta (come 2 + 2 =?), ma con uno dei valori scritti con inchiostro invisibile (2 +? =?). Questa persona quindi piega il foglio e lo mette nella tasca di un’altra persona. Quest’altra persona rimuove il foglio e ora scrive segretamente un nuovo numero con inchiostro nero, cancellando il primo intero visibile. Entrambe le persone possono quindi esaminare il documento con identiche “torce magiche”. Il risultato previsto “4” può essere compreso tramite il valore originale dell’inchiostro magico “2”, ma ora deve essere regolato in base al primo valore appena posizionato nell’inchiostro nero. In questo modo, nessuna delle due parti è in grado di prevedere il risultato senza le luci magiche (codice open source, seed e hash) che mostrano l’inchiostro invisibile (seed server non ombreggiato) e il numero appena scritto in nero (seed client).

Come salvare delle vite

La blockchain può essere utilizzata anche per scopi meno “futili” di quello appena descritto. Uno dei problemi sanitari che affliggono l’Africa è l’uso di medicinali contraffatti che in alcuni casi hanno determinato delle vere e proprie epidemie nel continente. L’Uganda, in particolar modo, ha deciso di utilizzare questa tecnologia per sbarazzarsi di quel 10% di medicinali falsi che stanno uccidendo in molti casi la sua popolazione. Repubblica Democratica del Congo e Kenya sono due delle principali aree di provenienza di queste medicine. L’utilizzo della blockchain potrebbe consentire di tracciare i singoli prodotti, certificarne l’autenticità e tutelare la salute di milioni di persone, combattendo le organizzazioni criminali legate a questo tipo di traffico.

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