Universo Bitcoin: L’ “effetto Libra” dal Senato americano al G7

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Effetto Libra

L’ “effetto Libra” ha avuto un fortissimo impatto in settimana nel mondo delle cryptovalute ed in particolar modo sul valore del bitcoin che è passato da 13000 a quasi 9000 dollari di valore e sul marketcap, il volume complessivo degli investimenti nel settore delle valute virtuali passando da 350 a 260 miliardi di dollari in una settimana. Entrambi questi crolli, che hanno avuto degli effetti su quasi tutte le cryptovalute, sono stati superati negli ultimi giorni, durante i quali il mercato ha recuperato circa 30 miliardi di investimenti ed il btc è tornato intorno ai 10.500 dollari di valore.

Facebook di fronte al Senato americano

David Marcus, executive di Facebbok e già presidente di PayPal dal 2012 al 2014, è stato ascoltato dal senato americano che lo ha voluto interrogare sul progetto Libra, la moneta virtuale che il social network più diffuso al mondo vorrebbe lanciare sul mercato il prossimo anno. A preoccupare la commissione dei servizi finanziari mercoledì scorso è stato soprattutto il passato poco limpido di Facebook, soprattutto in relazione alle modalità adottate per il trattamento dei dati personali dei suoi utenti che hanno portato negli anni scorsi allo scandalo di Cambridge Analytica e che, come è noto, sono spesso utilizzati per “etichettare” gli iscritti per scopi commerciali e politici. Marcus ha assicurato che le informazioni di carattere finanziario e quelle personali non saranno accorpate o trattate nello stesso modo e che la compagnia da lui rappresentata è cosciente delle perplessità e dei rischi che il nuovo progetto può creare e che sta lavorando duramente per fugare ogni dubbio circa le reali finalità dello stesso. L’executive manager ha poi aggiunto che sarà innanzitutto necessario conquistarsi la fiducia di coloro i quali decideranno di utilizzare Libra e che i dati finanziari degli iscritti non verranno forniti a terzi salvo previo consenso dei diretti interessati o in specifici casi limitati, qualora richiesti, ad esempio dalla magistratura o dalle forze dell’ordine. Inoltre, ha poi concluso Marcus, Facebook è solo uno dei quasi trenta “garanti” del progetto e non potrebbe operare in totale autonomia dagli altri possessori di altre quote del proof-of-stake.

Le reazioni in America

Le reazioni alle dichiarazioni del CEO del social network sono state abbastanza concordi. Jerome Powell, presidente della Federal Reserve, che nei giorni scorsi si era dichiarato, in contrasto con Trump, favorevole alla realtà rappresentata dalle cryptovalute, non ha mancato nel caso di Libra di esprimere le sue preoccupazioni, soprattutto in merito alla mancanza del principio di decentralizzazione su cui si fonda il mondo delle monete virtuali. A disagio si è detto sull’argomento anche il Segretario al Tesoro Steven Mnuchin così come altri senatori che non hanno mancato di esprimere i loro dubbi e che si dicono convinti che Zuckenberg ed il suo staff non abbiano creato Libra “per puro divertimento”. Già prima dell’incontro di Marcus con la commissione lo stesso presidente americano, che negli anni passati aveva espresso il proprio interesse per le cryptovalute, ha palesato la sua titubanza nel caso di Libra. La preoccupazione generale è che questo nuovo strumento rappresenti una seria minaccia per i consumatori e gli investitori e, più in generale, per l’intero sistema bancario mondiale.

Il rischio della concorrenza cinese

Marcus, che probabilmente verrà ascoltato ancora in futuro su questo progetto, ha dichiarato, come non è escluso possa ripetere anche nelle prossime sedute, che se ai giganti della Silicon Valley non sarà consentito innovare e lanciarsi nel mondo delle altcoin, probabilmente lo faranno altri insinuando, con queste sue parole, che sarebbe opportuno prestare attenzione a quanto stanno già facendo in Cina a livello governativo (e non solo) con le attività di mining e con la produzione attiva di cryptovalute. Il gigante asiatico è in effetti stato sin dal 2008, anno in cui venne “minato” il primo bitcoin, uno degli attori più attivi in questo campo. La scorsa settimana la polizia cinese ha confiscato 4000 dispositivi “minerari” che hanno sottratto 3 milioni di dollari di energia elettrica dalla rete locale, come segnalato da un fornitore della regione della Cina orientale. Secondo alcune ricerche il 50% dell’elaborazione globale del BTC si trova nel sud della Cina ed il paese continua a lavorare moltissimo in questo campo. Mentre in altre parti del mondo si dibatte ancora sulle norme da applicare all’economia virtuale il governo cinese ha dichiarato ieri le cryptovalute “proprietà virtuale legale” di chiunque le possegga.

L’incontro del G7 per discutere di Libra

Tra gli Stati Uniti che provano a frenare e ad analizzare a fondo il progetto Libra e la Cina che profonde ogni impegno possibile nella produzione e legalizzazione del BTC si è nel frattempo svolto un incontro del G7, durante il quale, l’agenda degli argomenti da trattare vedeva in cima alla lista proprio la regolamentazione delle cryptovalute. I paesi partecipanti si sono preparati all’appuntamento in vario modo. In alcune città canadesi, ad esempio, da qualche tempo è possibile pagare le tasse con il BTC. Il Canada è, peraltro, una delle nazioni che per prime ha lavorato alla creazione di una cryptovaluta nazionale. Il Giappone, invece, dove in alcuni casi si sono verificati furti di investimenti in cryptovalute (NEM prima e recentemente BTC), ha istituito un gruppo di lavoro per esaminare i possibili effetti del lancio di Libra. Mentre nel paese del Sol Levante ci si interroga sui rischi e sui vantaggi della valuta di Facebook, la Francia, affiancata in questo da Tria e dal governo italiano che hanno evidenziato “una preoccupazione generale” sul tema, ha formalmente espresso i propri timori su questo progetto del colosso della Silicon Valley. Il primo ad esporsi è stato Francois Villeroy de Galhau, governatore della banca centrale francese, subito sostenuto da Bruno Le Maire ministro delle finanze a Parigi.il responsabile del governo per l’economia ha voluto soprattutto sottolineare come sia fuori discussione che Libra possa diventare una moneta sovrana, eventualità questa che, a detta del ministro, “non può e non deve verificarsi”.

Alan Turing sulla nuova banconota da 50 sterline

Alan Turing e l’ambiguità inglese

Mentre Francia e Italia sembrano, quindi, avvicinarsi con le loro decisioni alle posizioni di Donald Trump, più incerta è la posizione dell’Inghilterra. Il Regno Unito, ancora alle prese con la difficile soluzione della Brexit, ha lanciato non pochi segnali nei giorni scorsi circa l’interessamento del governo al mondo delle cryptovalute. Una notizia dei giorni scorsi riporta la decisione della zecca inglese di stampare delle banconote da 50 £ raffiguranti Alan Turing. Lo scienziato omosessuale inglese, condannato per il suo orientamento sessuale alla fine della seconda guerra mondiale, dette un enorme contributo agli Alleati per la vittoria finale sul nazismo grazie alla creazione di Enigma, una macchina elettro-meccanica in grado di cifrare e decifrare i messaggi dei tedeschi. La riabilitazione postuma di Turing, il cui volto scelto tra altre 989 persone per la banconota da 50 sterline rappresenta per alcuni una chiara dimostrazione di interesse del governo inglese per la crittografia, di cui lo scienziato è stato uno dei pionieri, nonché l’indizio per la creazione di una moneta che potrebbe sostituire quella corrente e che potrebbe rilanciare il ruolo “imperiale” dell’Inghilterra o quantomeno rendere più agevole l’uscita dall’Unione Europea. Al tempo stesso, tuttavia, Mark Carney, governatore della banca d’Inghilterra, che nei giorni scorsi si era detto molto interessato al funzionamento della blockchain ed al mondo delle cryptovalute, non ha nascosto la sua esitazione nei confronti di Libra che “deve dimostrarsi più dura della roccia prima di essere lanciata sul mercato”.

Joe Biden

La galassia intorno ai vertici attuali

Intorno alle posizioni ufficiali degli attuali rappresentanti di varie istituzioni politiche e finanziarie, si muovono analisti e sostenitori di BTC e di altre altcoin. Tra questi il candidato del partito democratico americano Joe Biden per le prossime presidenziali in America, che per la sua campagna elettorale ha deciso di accettare finanziamenti in Bitcoin e che non manca di parlare positivamente nei suoi interventi di nuove tecnologie e di blockchain. Alcune nazioni come Singapore, piccole come superficie e popolazione ma immense quando si guarda al loro potenziale finanziario, sta sviluppando politiche e studi concreti in previsione di un’economia basata quasi esclusivamente sulle cryptovalute. Singapore, insieme a Londra e Shenzhen, sarà inoltre la sede nel prossimo autunno, da settembre a novembre, di tre differenti forum per trattare afferenti al mondo dell’economia virtuale. Tra i temi che verranno trattati in quei giorni ci sarà anche la valutazione dell’impatto ambientale che l’attività dei “minatori” comporta. Con la crescita esponenziale del numero di criptovalute negli ultimi anni e con la sempre maggiore difficoltà di minare il Bitcoin (di cui devono ancora esserne trovati pochi milioni prima che venga completata la serie algoritmica) i consumi di energia elettrica necessari sono diventati enormi, tanto che alcuni minatori hanno deciso di dimezzare l’investimento nella ricerca (e questo può aver influito anche nel calo nel mercato e del valore della moneta stessa nei giorni scorsi) e di rendere, al tempo stesso, più rapide e semplici le transazioni tra i vari wallet ed i vari exchange.

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