L’universo Bitcoin (e delle criptovalute in generale), non riguarda soltanto il mondo della finanza. La blockchain e gli asset ad essa associati diventano un elemento sempre più presente nel dibattito sull’economia a livello mondiale, ma il suo ruolo ha anche importanti conseguenze politiche e sulla vita di interi popoli.

Analisti inglesi: torna l’interesse per il BTC

CMC Markets, società di trading finanziario londinese ha evidenziato un ritorno d’interesse per le cryptovalute, dopo l’allontanamento di molti investitori lo scorso anno, in seguito alla creazione di una sua moneta virtuale. La presenza del social network di Zuckeneberg ha fugato in gran parte l’esitazione di molti dei suoi 80000 clienti in tutto il mondo, che fino a poco tempo fa vedevano in questo asset un investimento molto rischioso, spesso al limite della truffa. Oggi CMC offre vari panieri ai suoi clienti, dal primo che contiene le prime 8 valute, al secondo con le prime cinque ad un terzo che punta sulle valute più giovani come EOS, TRON e NEO. L’autorità per la regolamentazione del Regno Unito, FCA, ha vietato la vendita al dettaglio di derivati criptati. Questa decisione, ci ha tenuto a rilevare CMC, avrebbe comunque poco impatto sulla propria attività.

Cos’è davvero Libra, la cryptovaluta di Facebook?

Chiude per insolvenza un wallet in Sud Africa

Bitcoin wallet, un “redditizio” sistema d’investimento del Sud Africa, ha comunicato di non aver soldi per ripagare i suoi clienti per gli investimenti effettuati. Le autorità di controllo avevano invitato gli investitori ad essere cauti e ad attendere i controlli sulle attività del gruppo, che spesso offriva un contratto di una sola pagina, invitando i sottoscriventi a versare subito una quota minima, con la promessa di restituire il 100% entro una settimana, al netto del 10% di commissione. Sphelele Mbatha, uno dei funzionari del gruppo, ha detto di non riuscire a spiegare come ciò sia potuto succedere e che le uniche informazioni ricevute invitavano a consigliare ai clienti a ritirare online la propria quota d’investimenti. “Anch’io ho investito i miei soldi” ha dichiarato Mbatha ed ora sto aspettando. Il più classico dei sistema Ponzi che sicuramente non ha giovato nei giorni scorsi al mondo delle crypto.

Bitcoin Cash, un ETP nella Borsa di Zurigo

Amun è una società svizzera che si occupa di investimenti finanziari e che ha da poco lanciato Amun Bitcoin Cash, un ETP (Exchange Trade Product) nella borsa svizzera. Un ETP è uno strumento d’investimento che replica le performance di un determinato asset o paniere. Un singolo ETP, ad esempio, può rappresentare mercato azionario delle prime 100 società della Borsa di Londra. L’ETP di Bitcoin Cash di Amun comporta una commissione del 2,5%, che serve a coprire le spese per l’assicurazione il riequilibrio e la custodia dell’investimento. Secondo Roger Ver, responsabile di bitcoin.com, che ha lanciato il nuovo strumento di investimento per un valore di 10 milioni di dollari (25.000 BCH, Bitcoin Cash), l’esempio di Amun avvicinerà molte persone al mercato delle crypto che, conseguentemente, dovrebbe presto espandere la propria comunità.

L’Iran vieta le cryptovalute. Sarà vero?

Nasser Hakimi, vice governatore per le nuove tecnologie della Banca Centrale Iraniana ha dichiarato illegale il trading di cryptovalute in Iran. “Questo strumento finanziario” ha aggiunto “potrebbe facilitare il riciclaggio di denaro, anche a vantaggio di gruppi terroristici.” Per questo motivo sono state anche vietate le società che promuovono il BTC “come un albero delle monete d’oro nelle avventure di Pinocchio”. Se da un lato Hakimi condanna le cryptovalute, dall’altro il governo iraniano ha una posizione ambigua rispetto a questo strumento finanziario. Mentre è vietato il trading di crypto, è consentito minare BTC. Si incontrano “minatori” in molti luoghi in Iran, nelle case, nelle fabbriche, in alcuni casi, anche nelle moschee. I minatori hanno chiesto una riduzione del costo dell’elettricità per loro, come avviene per molte altre aziende. C’è da dire tuttavia che il consumo di corrente per “minare” è particolarmente elevato. Si calcola che per un solo Bitcoin sia necessaria l’elettricità che la stessa corrente che servirebbe a 24 unità familiari per un anno. Non è escluso che l’attività “mineraria” sia finalizzata, nel caso dell’Iran, anche ad aggirare le sanzioni a cui il paese è sottoposto. Per lo stesso motivo il governo iraniano sta valutando la possibilità di lavorare ad una propria blockchain per la creazione di una cryptovaluta nazionale.

Un approfondimento sulla vita in Iran oggi.

Il Venezuela si affida al Bitcoin

La crisi venezuelana sembra aver trovato una possibile via d’uscita nell’uso del Bitcoin. Esistono nel paese numerosi miners, soprattutto considerando i problemi con la fornitura di energia elettrica degli ultimi mesi, e sempre più persone, soprattutto giovani, hanno deciso di investire (o conservare quantomeno) i loro soldi utilizzando le cryptovalute. La galoppante svalutazione del bolivar ha portato molti venezuelani a preferire il dollaro, che pur svaluta ma con tassi che non vanno mai oltre il 2%, alla moneta nazionale. Se la valuta americana è utilizzata per la spesa settimanale, il Bitcoin è invece usato per trasferimenti di denaro all’estero, soprattutto da parte di chi vuole attraversare la frontiera e teme che gli venga sequestrato il contante. I crescenti investimenti nella criptovaluta in Venezuela hanno portato anche i paesi vicini a seguire l’esempio del paese governato da Maduro, in particolar modo la Colombia.

Conseguenze tragicominche della crisi venezuelana

Furto in Giappone

L’exchange giapponese Bitpoint è stato hackerato, perdendo 32 milioni di dollari investiti dai suoi clienti e distribuiti tra Bitcoin, Ripple ed altre valute. Di questi 32 milioni, 9,2 appartenevano alla Borsa di Tokyo. Le azioni della Bitpoint sono scese del 19% poche ore dopo che la notizia è stata resa pubblica. Ad essere stati rubati sono stati solo quanto presente sugli hot wallets, ossia quelli collegati ad internet. I risparmi conservati nei cold wallet sono invece al sicuro. Nell’ultimo anno, soprattutto in Asia, i casi di furto di cryptovalute sono stati frequenti. Nel 2018 534 milioni di dollari in Nem sono stati hackerati, a maggio Binance, il gigantesco exchange cinese ha perso 40 milioni di dollari e nella prima parte dell’anno exchange sono stati bersaglio degli hacker, l’ultimo pochi mesi fa a Singapore.

A Trump non piace il Bitcoin…

Trump ha dichiarato di non “essere un fan del Bitcoin”. In seguito alle sue parole il valore della principale criptovaluta ha galleggiato, nei giorni scorsi tra gli 11.500 e i 12.000 dollari di valore. Gli analisti non sanno dire quanto l’intervento del presidente degli Stati Uniti abbia influito sul rialzo a cui sembrava destinato il BTC. Alcuni sostengono che potrebbe scendere sui 10,5k di valore, come punto di supporto più basso, altri che 11.000 è il valore minimo che la moneta raggiungerà e che entro la fine dell’anno dovrebbe arrivare intorno ai 20-25.000. Più che il contenuto in se delle parole di Trump, la riduzione degli scambi sarebbe dovuta alla “distrazione” degli investitori dagli scambi in rete a causa del dibattito nato intorno alle dichiarazioni del presidente, che ha assorbito l’attenzione di tutti. Trump, come tutti quelli che son contrari al mercato delle crypto, ha sottolineato il facile accesso di criminali e terroristi a questa forma di guadagno e l’estrema volatilità del bene. Qualcuno, più ottimista ed ironico, ringrazia il Presidente per aver fatto parlare nuovamente del Bitcoin, avvicinando a questo quelli che potevano ancora essere indecisi sulla possibilità di investire o meno.

Solo gli idioti non cambiano mai idea, ma a volte succede anche a loro

…mentre al presidente della Federal Reserve…

Mentre Trump criticava le criptovalute, Jerome Powell, presidente della Federal Reserve, paragonava il BTC all’oro. Di fronte alla Commissione Bancaria del Senato dell’11 luglio, Powell ha dichiarato che presto si potrà vivere in un paese in cui siano in circolazione più valute. Soprattutto l’ingresso di Facebook con Libra nel mondo delle cryptovalute ha, secondo il Presidente della Federal Reserve, avvicinato centinaia di milioni di utenti del popolare social network al mondo dell’economia virtuale. Anche lui ha sottolineato i rischi legati all’anonimato e alla possibilità di riciclo di denaro per attività illegali, tuttavia ha aggiunto che sono enormi gli aspetti positivi legati alle cryptovalute. Alcuni hanno accolto con soddisfazione le dichiarazioni di Powell, considerando che l’autorità derivante dalla sua carica può dare al mercato di BTC ed altri “coins”. Per altri il capo della Federal Reserve sarebbe un ottimo testimonial del “drop gold, buy bitcoin”, un invito irresponsabile ad investire in “una bolla”.

MacAfee vuole creare una moneta per Cuba

John MacAfee, il milionario americano creatore dell’omonimo sistema antivirus, ha dato la sua disponibilità ad aiutare Cuba per la creazione di una sua cryptovaluta nazionale, con la quale aggirare le sanzioni a cui è sottoposta l’isola. A Reuters che gli chiedeva maggiori informazioni ha dichiarato: “Non puoi semplicemente creare un token e aspettarti che funzioni. È necessario basarsi sulla blockchain appropriata, strutturarla in modo che soddisfi le esigenze specifiche di un paese o di una situazione economica.” MacAfee è fuggito dagli Stati Uniti, prima alle Bahamas e successivamente a L’Avana, per non aver pagato le dovute imposte sul reddito al governo americano (stando alle parole dell’informatico “per ragioni ideologiche”). A chi gli chiede se teme di essere estradato risponde che il problema non è finire in carcere (che è quanto vogliono “lì negli Stati Uniti”), ma che non gli verrebbe data la possibilità di parlare, perché “sanno che avrebbe molte cose da dire”. Oltre a voler aiutare Cuba, MacAfee, personaggio eccentrico e quasi un idolo per i suoi follower in rete, ha aggiunto che si impegnerà a fondo per influenzare le prossime elezioni americane.

Facebook, Libra ed il sistema Bancario

Il governatore della Banca d’Inghilterra apre a Libra

Il governatore della Banca d’Inghilterra, Mark Carney, ha molto apprezzato l’ingresso di Facebook con la sua moneta Libra, nel mondo delle criptovalute e della finanza in rete. Secondo Carney, Libra può rappresentare una soluzione molto valida per i problemi finanziari del suo paese, soprattutto per quanto concerne il trasferimento di denaro. Inoltre, ha aggiunto il governatore, il fatto di poter contare su una rete che collega miliardi di utenti, apre le porte alla possibilità che questo strumento finanziario diventi sistemico, garantendo soprattutto un’enorme rapidità di trasferimento delle risorse. “È importante, tuttavia, che il sistema funzioni perfettamente da subito” ha commentato Carney. “È essenziale che il sistema sia un 5-Sigma, ossia che possa garantire un funzionamento continuo e sempre efficiente, che sia costantemente attivo e che prevenga ogni possibile calo. Di fondamentale importanza, inoltre, è che ci sia un alto livello d’attenzione contro attività di riciclaggio e di terrorismo e che la sicurezza garantita sia massima. Per il resto un sistema che consente a costi minimi il trasferimento immediato dei fondi non può che presentare una soluzione interessantissima per i problemi della finanza nazionale e mondiale.”

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