Trump rischia la messa in stato d’accusa

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epa07867034 US President Donald J. Trump winks across the room at the start of an annual luncheon for heads of state on the sidelines the general debate of the 74th session of the General Assembly of the United Nations at United Nations Headquarters in New York, New York, USA, 24 September 2019. The annual meeting of world leaders at the United Nations runs until 30 September 2019. EPA/JUSTIN LANE

Il presidente americano Donald Trump dovrà affrontare un’altra grana che potrebbe dare il via alla procedura di messa in stato d’accusa “impeachment”.

La questione nasce proprio per la telefonata intercorsa tra Trump e il neo presidente ucraino Zelensky, avvenuta il 24 luglio scorso, nella quale il tycoon avrebbe fatto delle presunte pressioni sul suo interlocutore affinchè questi indagasse sul figlio del suo acerrimo nemico Joe Biden, in cambio Trump avrebbe promesso di sbloccare gli aiuti militari per l’Ucraina.

Il figlio del senatore democratico, Hunter Biden, è membro della società non governativa produttrice di gas in Ucraina, inoltre, secondo le sue dichiarazioni, egli non ha mai mischiato le sue attività lavorative con quelle politiche del padre.

La speaker della Camera Nancy Pelosi, adesso, non ha dubbi circa il contenuto della telefonata, ancora non diffusa, nella quale il presidente avrebbe fatto indebite pressioni sul presidente ucraino, affinchè indagasse sul conto di Hunter Biden.

Le accuse mosse a Trump sono di aver violato la Costituzione, avendo fatto indebite pressioni su governo straniero al fine di ottenere aiuti per le elezioni del 2020, colpendo il suo avversario democratico Biden. Un’altra accusa mossa contro il tycoon è quella di non aver voluto collaborare con il Congresso, il quale gli chiedeva di rendere noto il contenuto della telefonata di luglio.

Nancy Pelosi ha reso una dichiarazione televisiva, nella quale ha detto: ” Le azioni del presidente hanno violato la Costituzione. Nessuno è al di sopra della legge. Il presidente deve essere ritenuto responsabile per il suo tradimento alla sicurezza nazionale e all’integrità delle nostre elezioni”.

Per il presidente americano dunque sono in arrivo nuove grane; l’annucio della messa in stato d’accusa è giunta ieri alle orecchie di Trump, il quale aveva appena terminato un intervento all’assemblea delle Nazioni Unite, ma ha risposto alle accuse tramite il suo profilo twitter, sostenendo che le accuse contro di lui non sono altro che molestie, anzi ha ribadito: ” Un giorno così importante alle Nazioni Unite, un così grande lavoro e un così grande successo, e i democratici deliberatamente dovevano rovinare e sminuirlo con altre breaking news, con la spazzatura di una caccia alle streghe. Che brutta cosa per il nostro Paese!”.

Va precisato che la speaker della Camera, Nancy Pelosi, ha sempre avuto delle reticenze circa il dossier del Russiagate, poichè ha ritenuto quella strada pericolosa e di difficile percorribilità, e sarebbe potuta tramutarsi in un boomerang per il suo partito.

Sul dossier ucraino, la questione sembrerebbe diversa, poichè i democratici ritengono il contenuto del colloquio telefonico tra i due presidenti, una prova contro le macchinazioni di Trump. Ciò che i democratici non tengono in considerazione, però, è la fattibilità della messa in stato d’accusa, infatti se alla Camera i democratici hanno la maggioranza, lo stesso non si può dire al Senato, a maggioranza repubblicana; senza contare che il contenuto delle telefonate non è ancora stato diffuso, e se dalla loro analisi, non risultasse niente di penalmente rilevante, i democratici avrebbero fatto un buco nell’acqua e subirebbero un’ennesima sconfitta dalla quale sarà difficile riprendersi in vista delle prossime elezioni.

La partita per le prossime elezioni è appena iniziata.