Sversamenti selvaggi in tutta Italia: bollino nero da Nord a Sud

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Sta diventando una vera e propria emergenza, senza distinzioni tra Nord e Sud. Sono gli sversamenti selvaggi nei luoghi marini e/o fluviali più belli del Paese.

Gli sversamenti selvaggi sono davvero un’emergenza?

L’inchiesta dell’Espresso attinge dalle inchieste della commissione Ecomafie, dagli sversamenti nel Lago di Garda fino al Mare di Sicilia. Le indagini aperte sono decine: vediamo più nel dettaglio di cosa si tratta.


Enormi discariche chimiche nel Golfo nascoste dall’EPA


Da Sud a Nord

Sversamenti di fogne nei golfi più belli della Sicilia. Scarichi di aziende e fogne urbane nei fiumi della Calabria. Sono solo due dei motivi per cui il nostro Paese sta pagando una penale da 126.000 euro al giorno. Ma molti degli impianti in oggetto sulla carta sembrano perfettamente funzionanti, mentre la realtà è ben diversa. Punire i responsabili è altrettanto difficile: come ben sappiamo, infatti, spesso la burocrazia è in grado di impantanare qualsiasi provvedimento.

Sicilia: da Palermo a Catania

I luoghi sono tra i più belli del Sud: la costa di Palermo, il golfo di Castellammare, il golfo di Trapani, la baia dei faraglioni tra Acireale e Catania, il tratto di mare tra Augusta, Siracusa e Pachino. E queste sono le parole in merito di Giorgio Azzarello, Commissario nominato dalla Regione per la provincia di Siracusa. “Posso dire che Augusta scarica a mare senza alcuna condotta. Un altro scarico a mare è quello relativo al depuratore di Avola. Un’altra criticità è quella relativa alla città di Portopalo di Capo Passero, che non ha un impianto di depurazione”.

Inadeguatezze importanti

Il Procuratore aggiunto di Siracusa Fabio Scavone, invece, aggiunge “Su Pachino invece il problema nasce dalla frazione di Marzamemi, che d’inverno è popolata da circa 500 persone. D’estate invece è popolata da circa 6000 persone, con picchi maggiori in occasioni particolari: si dice che si arrivi anche alle 20.000 presenze. Quindi, un impianto strutturato per 500 persone dimostra delle assolute inadeguatezze, i liquami fuoriescono da ogni pozzetto e arrivano in mare non depurati”.

Impianti inadeguati

Andando verso Catania, poi, la situazione peggiora, come affermano il Procuratore Carmelo Zuccaro e l’Aggiunto Agata Santonocito. “Tutti gli impianti di depurazione esistenti nel nostro territorio sono assolutamente inadeguati. A cominciare dal più grande, il sistema fognario che interessa la città di Catania e l’impianto di depurazione di Pantano D’Arci che, se funzionasse, dovrebbe interessare un bacino di utenza di oltre 540.000 utenti. Invece serve soltanto 70 residenti”.

Compromissione ambientale

Viene allora naturale domandarsi come sia possibile che la spiaggia più grande della città, la Playa, sia balneabile. “In quella zona, normalmente, nel periodo invernale e autunnale arrivano in maniera incontrollata tutti gli scarichi che non vengono depurati. Quindi d’estate che cosa si fa per consentire la balneazione? Si blocca il corso di determinate acque reflue, e così si impedisce che queste acque sversino nel mare, cosa che invece avviene nel resto dell’anno. In ogni caso, la compromissione ambientale è veramente notevole” spiega ancora il Procuratore. Infine ad Acitrezza, nell’area marina protetta c’è uno scarico di fogne direttamente a mare.

Impianti malfunzionanti

Trasferiamoci sul versante occidentale, Palermo e Trapani. Qui sono stati scoperti diversi impianti di depurazione malfunzionanti, sui quali la Procura di Palermo ha aperto un’indagine. “Le parti offese di questa indagine dal punto di vista dell’ambiente sono decisamente il Mar Tirreno, per il depuratore di Acqua dei Corsari, il Golfo di Castellammare (un’area protetta), per il depuratore di Balestrate, il torrente Ciachea per Carini e il fiume Nocella per Trappeto. Cominciamo dal depuratore di Acqua dei Corsari di Palermo, il più importante. Nel corso dei vari sopralluoghi, è emerso che la linea dei fanghi era inattiva da diverso tempo, e questo alla lunga causava la fuoriuscita in mare”.

Il Golfo di Castellammare

“Per il depuratore di Balestrate, invece, possiamo dire che si è accertato che non funziona, e che quando è stato messo in attività ha provocato l’intasamento delle vasche, e chiaramente questi fanghi si sono riversati in mare. Per quanto riguarda gli altri comuni, Carini e Trappeto, sui quali sono state svolte queste prime indagini, ci sono situazioni assolutamente sovrapponibili a quelle che abbiamo verificato per gli altri due depuratori”. E ancora: “Non a caso il comune di Trappeto ha appena rinnovato il divieto di balneazione alla foce del fiume Nocella, in quello che era un paradiso naturalistico poi distrutto dagli anni Ottanta a oggi” ha spiegato Maria Teresa Noto, di Legambiente.

I fiumi della Calabria

Cambiamo regione e trasferiamoci in Calabria. Il Comandande del Noe di Reggio Calabria Alfio Nicola Raciti spiega alla commissione d’inchiesta: “Parti di alcune zone della città non sono collegate a impianti di depurazione, quindi vanno direttamente nelle fiumare e scaricano a mare, con effetti sulla costa. Inoltre abbiamo in corso delle attività sulla parte di Vibo Valentia, del tratto costiero che va da Pizzo fino a Nicotera, e ci stiamo concentrando sul mancato collegamento delle condotte fognarie delle abitazioni agli impianti di depurazione. Stiamo cercando di capire che tipo di manutenzione ricevano le condotte sottomarine della zona”.

Gravi irregolarità

Questo invece Giorgio Maria Borrelli, a capo del comando regionale Carabinieri Forestali. “In Calabria i depuratori che abbiamo controllato sono 196. 83 sono risultati irregolari, 21 posti sotto sequestro. Per irregolari noi intendiamo tutti quei depuratori che non completavano il ciclo di depurazione, quindi sia in maniera colposa che in maniera dolosa, le acque venivano riversate tal quali nei corsi d’acqua”.

Dal fiume Crati al mare di Cosenza

“Il fiume Crati è quello che insiste su quelle zone. Il depuratore è stato sequestrato. Inoltre abbiamo riscontrato che vi è un tessuto di insediamenti, anche abbastanza cospicui, che formalmente dovrebbero essere serviti da depuratori, ma sostanzialmente non lo sono. Dei 100 impianti di depurazione una buona metà esisteva solo sulla carta: si tratta di strutture dismesse, ma non più utilizzate, e per arrivarci occorreva disboscare. Tutto insomma finisce nel fiume Crati, e poi da lì in mare. Per il depuratore consortile, che segue i reflui di 200.000 abitanti, abbiamo evidenziato che i responsabili azionavano un bypass per cui consentivano che tutto andasse direttamente nel fiume” ha spiegato il Procuratore Mario Spagnuolo.

La Campania: dal Sarno a Napoli

Parliamo ora degli scarichi nel fiume Sarno. Il Comandante del gruppo Tutela Ambientale di Napoli Pasquale Starace ha indagato, e ha spiegato così alla commissione. “Fino ad ora abbiamo controllato 290 aziende, sequestrato una settantina di scarichi abusivi, denunciato una novantina di persone”.

Gli impianti di Napoli Nord

Quanto all’indagine sugli sversamenti di fanghi da discarica non depurati dagli impianti di Napoli Nord, Marcianise, Succivo e Regi Lagni, il Presidente di Legambiente Campania Giancarlo Chiavazza ha dichiarato così all’Espresso. “In base agli ultimi aggiornamenti risultano 108 su 151 gli agglomerati su cui viene contestata la non conformità sulla depurazione. Inoltre, da Mondragone a salire abbiamo già segnalato più volte l’anomalia nella schiuma e nella colorazione dell’acqua”.

Liquami nel Lago di Garda

Ma dicevamo che il Nord non è esente da simili problematiche. Nel Lago di Garda sarebbero 9 i milioni di metri cubi di liquami da fognatura finiti in acqua, a causa del sovraccarico del sistema di depurazione. Questo accade in particolare nella stagione estiva, o quando piove.

Conclusioni

Riassumendo, le prime quattro regioni con più irregolarità nello smaltimento delle acque reflue sono Sicilia, Campania, Calabria e Lombardia. “Il tema è nazionale, e riguarda il nostro mare e le nostre acque. Ma per assurdo sembra un argomento che interessa a pochi” ha spiegato Stefano Vignaroli, Presidente della Commissione Ecomafie. “Per questo con la Commissione ci stiamo concentrando sulla depurazione e presenteremo un corposo dossier, che davvero lascerà allibiti per la gravità dei fatti scoperti”.