Ha causato ben quattro morti il cedimento di una gru su un campus di Google in costruzione a Seattle. Il gigantesco mezzo meccanico si è schiantato al suolo lungo un incrocio del quartiere South Lake Union intorno alle 15:30 ora locale, schiacciando letteralmente con il suo peso cinque automobili e danneggiando anche una sesta macchina ad un altro incrocio, ovvero quello tra Fairview Avenue North e Mercer Street.

I vigili del fuoco, dopo essere intervenuti prontamente sul luogo in cui si è verificato il terribile incidente, in un comunicato ufficiale hanno riportato che il crollo della gru ha ucciso tre uomini e una donna: due vittime erano degli operai che proprio in quei terribili attimi erano al lavoro, mentre le altre due persone si trovavano nelle rispettive autovetture quando sono state colpite dal mezzo di sollevamento e spostamento merci. Inoltre si apprende di altri quattro soggetti rimasti feriti e immediatamente soccorsi: tre di loro, un uomo di 27 anni, una donna 25enne e una bimba di appena quattro mesi sono stati trasportati in ospedale dove, per fortuna, i medici avrebbero riscontrato delle ferite non particolarmente gravi.

Al momento non sono ancora state accertate le cause che hanno portato al repentino cedimento della gru, mentre il Dipartimento del lavoro e dell’industria dello Stato di Washington ha aperto un fascicolo d’indagine per far luce sul drammatico incidente. Stando a quanto riportato dal Seattle Times, pare che il mezzo prima del crollo fosse in funzione nel cantiere volto alla costruzione di un nuovo campus multi-funzione targato Google. La testata statunitense ha raccolto la testimonianza di un’assistente di ricerca in biotecnologie che lavora in un edificio nelle vicinanze. La donna ha raccontato che, mentre si trovava nella caffetteria interna della struttura, dalla finestra ha visto improvvisamente la gru rovinare verso il suolo.

Seattle: la gru del campus Google si è schiantata su diverse auto.

La testimone oculare ha affermato che in quegli attimi il vento stava soffiando forte e che il mezzo meccanico si sarebbe quasi spezzato a metà, con una parte che si sarebbe abbattuta su un lato dell’edificio, e l’altra sezione che sarebbe andata a finire sulla strada, occupando entrambe le corsie destinate al traffico dei veicoli. Descrivendo il suo stato d’animo, la ricercatrice ha detto: “È stato terrificante”.

La costruzione di un nuovo e multifunzionale campus da parte di Google si inserisce in quella che ormai rappresenta una nuova sfida tra i colossi dell’hi-tech, i quali stanno cercando di ampliare la propria presenza sul territorio non più solo ed esclusivamente nell’ormai storica Silicon Valley, ma anche in altre città che potrebbero garantire diversi vantaggi sia economici che in termini di forza lavoro. Ad esempio, Apple ha annunciato la progettazione di un nuovo maxi-edificio ad Austin in Texas, mentre Amazon ha risposto con la realizzazione di un secondo quartier generale tra New York City e la Virginia. Google, invece, oltre ad aprire un cantiere a Seattle (dove si è verificato il terribile incidente della gru) ha deciso di spostare la propria sfera d’influenza anche verso Manhattan.

Questo repentino cambiamento di rotta sarebbe legato ad una serie di fattori piuttosto concreti: i costi nell’area che abbraccia Seattle e San Francisco negli ultimi tempi si sono innalzati vertiginosamente, rendendo più complessa la possibilità di far partire nuovi progetti da parte di aziende e imprenditori giovani e rampanti. In più, proprio in quest’area si starebbe riducendo il cosiddetto “bacino locale” di professionisti e lavoratori specializzati, i quali sarebbero maggiormente propensi a guardare altrove per trovare delle interessanti opportunità lavorative. Sulla “fuga” di Apple, Google e Amazon dalle storiche sedi peserebbe anche la politica dell’amministrazione Trump sull’immigrazione, che avrebbe comportato un forte calo dell’approdo negli Stati Uniti di professionisti stranieri.

Stando ad un’inchiesta giornalistica effettuata dalla rivista The Economist, pare che le quattro città che fino ad oggi avevano rappresentato il fulcro del settore dell’hi-tech, ovvero Seattle, San Francisco, San José e Oakland, stiano andando incontro ad un eccessivo aumento del costo della vita, a partire dal valore dei beni immobiliari. Inoltre ci sarebbero forti riserve sulle risorse che queste realtà starebbero destinando alle scuole pubbliche e alla qualità dei servizi, senza sottovalutare la costante diminuzione di esperti del settore dell’alta tecnologia.

Tra le multinazionali dell’informatica e dell’hi-tech, la prima a lanciarsi alla conquista di nuovi lidi è stata Apple, la quale ha comunicato che prossimamente inaugurerà un avveniristico campus in Texas, precisamente ad Austin. Si tratta di un progetto imponente, per il quale l’azienda di Cupertino investirà circa un miliardo di dollari, coinvolgendo inizialmente almeno 5.000 dipendenti fino ad arrivare a 15.000 nei prossimi anni. In questo modo, la società della “mela morsicata” si imporrà come una delle maggiori risorse lavorative dell’intera regione. Nel frattempo, altre aree di espansione di Apple sono previste a Boston, San Diego e Boulder in Colorado.

Amazon ha reagito all’iniziativa di Apple, decidendo di dislocare circa 50.000 nuovi lavoratori tra le città di New York (quartiere Queens) e Arlington in Virginia. Nelle due sedi di prossima apertura opereranno tecnici e ingegneri altamente specializzati e qualificati. Il colosso del commercio elettronico, per sottolineare la bontà di questi progetti di espansione territoriale, di recente ha riportato che nell’ultimo biennio la sua forza lavoro lontana da Seattle è arrivata a contare addirittura fino a 613.000 dipendenti.

Google non è stata di certo a guardare: la società di Mountain View ha fatto sapere di essere pronta a cementare ulteriormente la sua presenza a New York, puntando ad ampliare il numero di circa 7.000 lavoratori attualmente in attività nella metropoli. Inoltre, da poco è stata inaugurata una sede a Pittsburgh, in Pennsylvania, che si occupa di diversificazione nei servizi e nella tecnologia. Anche in questo caso sono state snocciolate delle cifre da capogiro, con Alphabet (holding di riferimento) che ha registrato un incremento di dipendenti del 36% a partire dal 2016, con ben 94.300 lavoratori assunti negli ultimi due anni su tutto il territorio nazionale.

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