Mentre l’attenzione dei media era focalizzata sugli sbarchi a Lampedusa, della Sea Watch 3 prima e dell’Alex Mediterranea nella notte di ieri, durante uno sbarco a Taranto 83 pakistani, di cui 12 minori non accompagnati, approdavano a bordo di un veliero nella città ionica.

L’odissea dell’Alex Mediterranea

Lo sbarco presso una base militare

Lo sbarco è avvenuto sulle coste dell’isola di San Pietro, una delle due isole Cheradi situate nella rada del Mar Grande, a poche miglia di distanza dalle coste della provincia pugliese. L’isola non è solo una delle mete turistiche preferite di tarantini e turisti, che facilmente possono raggiungerla con delle motonavi, ma è anche la sede della Marina Militare italiana in quella che può essere considerata la più “mediterranea” delle città pugliesi. Nonostante il traffico per ragioni turistiche ed il controllo che i militari dovrebbero effettuare in quell’area, l’arrivo del veliero ha sorpreso tanto la Guardia Costiera e la Polizia, che hanno accompagnato i migranti in città, sia la Marina Militare, tanto che gli scafisti sono riusciti a far sbarcare i “passeggeri” e a prendere nuovamente il largo.

I dati dello sbarco dei migranti pakistani a Taranto

La partenza dalla Turchia

La scelta dell’approdo e l’origine delle persone trovate a bordo, nonché le conferme ricevute dalle loro prime dichiarazioni degli stessi hanno fatto subito supporre che la rotta seguita dall’imbarcazione fosse quella turca. Durante le prime ore dedicate all’identificazione dei pakistani, molti di loro hanno confermato di essere partiti dalla Turchia nove giorni prima e che molti di loro non mangiavano da sette giorni. Non è forse inopportuno ricordare che la Turchia riceve consistenti finanziamenti dall’Unione Europea perché controlli e contenga il transito delle popolazioni provenienti dal Medio Oriente.

La situazione in Pakistan

La Turchia rappresenta il porto di partenza per migliaia di persone che fuggono dalla Siria, dal dall’Iraq, dal Pakistan e da altre nazioni del Vicino e Medio Oriente e che lasciano i loro paesi soprattutto perché in questi sono attivi diversi scenari di guerra. Nel caso specifico dei pakistani, la loro nazione è minacciata tanto a nord-ovest dai talebani afgani quanto a sud-est dall’India. A maggio le tensioni tra il Pakistan ed il governo di Nuova Dehli sono tornate ad esplodere, ma già a febbraio il Primo Ministro pakistano Imran Khan aveva segnalato il rischio di un conflitto nucleare con il subcontinente indiano.

Gli scontri tra India e Pakistan

I precedenti nelle scorse settimane

Tornando agli sbarchi delle scorse ore, bisogna ricordare che quello di ieri non è, l’unico episodio di arrivi clandestini verificatosi nella provincia ionica negli ultimi tempi. Poco più di un mese fa, il 2 giugno, altri 73 migranti, di cui 19 minori, anche in quell’occasione pakistani, sono sbarcati a Torre Colimena, sempre nel tarantino. Il quel caso le forze dell’ordine riuscirono a recuperare lungo le coste leccesi l’imbarcazione e ad arrestare i due scafisti ucraini. Le indagini dei carabinieri sono partite subito anche in questo caso per l’identificazione dei criminali. Per svolgere le loro indagini i militari hanno interrogato le persone una volta sbarcate, ed hanno visionato i video da loro registrati durante la traversata, per provare ad identificare anche in questo caso i responsabili della traversata e le modalità d’approdo.

L’accoglienza di Taranto

Alle persone arrivate a terra, per volontà del sindaco di Taranto Rinaldo Melucci e su richiesta del Prefetto Antonella Bellomo, è stata subito fornita assistenza. Subito dopo aver fornito agli 83 pakistani viveri e beni di prima necessità, in particolar modo vestiti, il personale sanitario ha proceduto alle visite mediche, riscontrando la presenza di venti casi di scabbia. Successivamente, le persone accolte, sono state trasferite all’hot spot della città, in attesa che vengano distribuiti sul territorio nazionale. La città pugliese, sotto il coordinamento del comandante della Polizia Locale Michele Matichecchia, si è dimostrata in questo caso, come in altri, pronta ad accogliere chi fuggiva da condizioni di guerra, povertà e fame, così come, anche in questo caso, è stata sollecita l’attivazione della procedura di identificazione ed assistenza.

L’attenzione dei media

Le poche persone presenti al porto hanno accolto positivamente i pakistani una volta a terra, tuttavia le reazioni, sui social e per strada, sono state, anche in questo caso molto diverse. Per certi aspetti, l’attenzione mediatica dedicata agli arrivi a Lampedusa ha reso la situazione nella provincia pugliese meno tesa, ma per alcuni proprio questo potrebbe, nelle prossime settimane rappresentare un problema. Lo scontro tra ONG e Governo sugli sbarchi al largo delle coste di Sicilia, al centro della discussione, secondo alcuni porterà a trascurare la crescente emergenza degli arrivi di clandestini su imbarcazioni di fortuna sulle coste salentine abbandonando Taranto e le altre città della Puglia al loro destino.

Le prime reazioni

I cittadini del capoluogo ionico, in particolar modo, temono che il governo trascuri le loro necessità in questo caso, come ha già fatto, per certi aspetti, nel caso dell’Ilva e in altri. Tra di loro non manca chi teme un’”islamizzazione” del Salento, ma c’è anche chi è preoccupato per le sorti delle persone appena arrivate, che temono verranno presto dimenticate, abbandonate a sé stesse e che presto si troveranno nelle mani di caporali e “datori di lavoro” che li sfrutteranno.

Speranza e disincanto

Alcuni più attenti e con una visione più globale del fenomeno, sottolineano come sia sbagliato considerare quanto sta accadendo un’emergenza, dando con questo termine l’idea di una realtà difficile da affrontare, ma comunque transitoria e pensano sia più opportuno considerare il fenomeno in atto nella sua complessità, pensare ad un’Africa che vedrà la propria popolazione aumentare di un miliardo di unità nei prossimi dieci anni e di un Oriente dove sempre più vaste aree sono interessate da conflitti bellici. Se realisticamente, pur dimostrandosi in massimo grado “uomini di buona volontà”, non è possibile pensare di accogliere queste moltitudini in un singolo paese o in un continente come l’Europa, è però necessario operare concretamente affinché sia posta una fine ai conflitti in atto in varie parti del mondo e perché venga davvero offerta a centinaia di milioni di persone la possibilità di poter avere un futuro dignitoso nei loro Paesi. L’esperienza dei tarantini, per quanto fatto (e non fatto) dai vari governi nazionali e regionali negli ultimi decenni nei loro confronti, trasforma, tuttavia, in molti di loro questa speranza in disincanto.

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