Roma attraverso le canzoni di Venditti, Baglioni e Ultimo

Da San Pietro a Porta Portese: un giro per Roma sulle note delle canzoni più famose di tre grandi cantautori romani.

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Roma cantata da Ultimo, Venditti e Baglioni

Roma, la città eterna, soggetto di moltissime canzoni a partire dagli anni d’oro di Venditti e Baglioni fino ad arrivare ai giorni nostri con Ultimo. Anche chi non c’è mai stato è come se la conoscesse, in qualche modo, attraverso i loro testi. Vere e proprie parole d’amore sono state scritte per la Capitale. Vediamo ora insieme i luoghi che hanno colpito maggiormente i cantautori e prepariamo l’itinerario per il nostro prossimo viaggio.

Venditti, Ultimo, Baglioni: a chi appartiene la canzone simbolo di Roma?

Sebbene tutti e tre abbiano composto meravigliose melodie sullo sfondo della città eterna, di fatto quando si pensa alla più grande dedica mai scritta una canzone tra le altre affiora subito alla mente: Roma Capoccia. Universalmente riconosciuta come la dichiarazione d’amore per eccellenza nei confronti della capitale, Venditti la canta negli anni in duetto con molti altri artisti. Da De Gregori a Briga, da Baglioni a Ultimo, che nel panorama musicale viene individuato sempre più frequentemente come l’erede di Venditti. Ma lasciamo ora la parola proprio a Venditti, certamente più capace di noi nel raccontare le bellezze della capitale: “Quanto sei bella Roma…

Cuppolone e Colosseo

Il noto Cuppolone di cui canta Venditti in Roma Capoccia è la cupola della Basilica di San Pietro, visibile pressoché da tutta la città. Svetta imponente nei suoi 42 metri di altezza ed è per nostra fortuna visitabile. Se siete disposti a salire 551 gradini vi assicuriamo che la vista vi ripagherà della fatica, con una visuale a trecentosessanta gradi sulla città. Accanto al Cuppolone poi la canzone non può che citare lui: il Colosseo, l’anfiteatro più grande del mondo situato proprio in centro accanto ai Fori Imperiali. È forse il simbolo più conosciuto in Italia e all’estero, segno di solidità e grandezza di una Roma che si conserva intatta nei secoli. Riprendendo infatti le parole di un’antica profezia del VIII secolo: “Finché esisterà il Colosseo, esisterà anche Roma. Quando cadrà il Colosseo, cadrà anche Roma. Quando cadrà Roma, cadrà anche il mondo”.


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Fontanone

Ultimo infine, ma non per importanza, il Fontanone. Chiamata amichevolmente così dai romani, si tratta della Fontana di Trevi situata nell’omonima piazza. Bianca e massiccia è entrata nell’immaginario comune grazie a molti film di successo. Ricordiamo tra gli altri La Dolce Vita, con la nota scena del bagno di Anita Ekberg e Marcello Mastroianni, e Totòtruffa 62, nel quale l’attore tenta di vendere la fontana ad un inconsapevole turista italo-americano.

“Quanto sei bella Roma quand’è sera
Quando la luna se specchia dentro ar fontanone
[…]
Oggi me sembra che er tempo se sia fermato qui
Vedo la maestà der Colosseo
Vedo la santità der cupolone
E so’ più vivo e so’ più bbono”

[Roma Capoccia, Antonello Venditti – 1963]

Porta Portese: non solo Venditti canta Roma

“È domenica mattina si è svegliato già il mercato…”, canta Baglioni in Porta Portese. Qui il cantautore descrive il mercato delle pulci più famoso della città, così frequentato che “si va avanti a gomitate tra la gente che si affolla” e nel quale si può trovare davvero di tutto. Dai Blue jeans alla foto dell’allora Papa Giovanni. Da pezzi d’auto, spade antiche, quadri falsi alla foto nuda di Brigitte Bardot. O almeno era così nel 1972, all’epoca dell’uscita del brano. Oggi in effetti le cose sono po’ cambiate con l’avvento di nuovi stand acchiappa turisti, ma se si cerca bene si possono trovare ancora alcune interessanti bancarelle caratteristiche. Compresa quella della “vecchia che sta qui da quarant’anni, o forse più”.

Il lungo Tevere

“Eppure de te io nun me stanco, a volte penso ar Tevere e poi canto…”, ci confida Ultimo nella sua Poesia per Roma. Il Tevere: il fiume che attraversa la città eterna, sul quale sorgono decine di ponti uno più bello dell’altro. Ovvero uno più celebre dell’altro: da Ponte Sisto, che collega il centro a Trastevere, a Ponte Milvio, noto negli ultimi anni per i lucchetti di Moccia. Da Ponte Sant’Angelo, che porta dritti in Vaticano, al più moderno Ponte della Musica. Seguendo il corso del Tevere è possibile ripercorrere passo passo la storia di Roma, che non mancherà di mostrarvi alcuni dei suoi scorci più affascinanti.

“E lungo il Tevere che andava lento lento
Noi ci perdemmo dentro il rosso di un tramonto”

[Con tutto l’amore che posso, Claudio Baglioni – 1972]

I tramonti sui Colli

Se Baglioni canta la bellezza del tramonto di Roma dal lungo Tevere, Venditti preferisce immortalare i minuti in cui “l’arancia rosseggia ancora sui sette colli”. Quello più famoso dove ammirarlo è probabilmente il Gianicolo, ma noi buttiamo sul tavolo una controproposta e puntiamo tutto sull’Aventino. Salite al Giardino degli Aranci e godrete di una vista incantevole sull’intera città: dall’Altare della Patria al Cupolone, dall’Isola Tiberina ai tetti romani. Sedetevi sul terrazzo panoramico e lasciatevi emozionare dallo spettacolo quotidiano che vi si proietterà davanti agli occhi. E mai come in quel momento riuscirete a sentire vostre le parole di Ultimo: “Quando te spegni e via er tramonto, che bellezza che rimane. Sei bella pure senza mare”.


Ascolta ora Poesia Per Roma, la canzone che Ultimo ha dedicato alla Città Eterna!


Villa Borghese, la terrazza del Pincio e Piazza del Popolo

“E Villa Borghese è ancora un giardino”, scrive Venditti in C’è un cuore che batte nel cuore di Roma. Anche se, caro Antonello, il parco di Villa Borghese è molto più che un semplice giardino. È il polmone verde della città, con i suoi 80 ettari di prato ed il suggestivo laghetto dove turisti e innamorati – o turisti innamorati – vanno a farsi un giro su piccole barchette a remi. Ad uno dei confini del parco si trova poi la terrazza del Pincio che si affaccia su Piazza del Popolo, dove si tengono ogni anno numerosi eventi e concerti. “Piazza del Popolo noi cantavamo, ed eravamo una sola cosa…”, scrive Baglioni nel 1972, nell’introduzione di quello che sarebbe diventato il suo più famoso LP: “Questo Piccolo Grande Amore”.

Olimpico: patria della Roma, ma anche di Venditti

“Mi padre me portava le domeniche allo stadio, e ancora tengo con gran cura la prima sciarpa nell’armadio”, canta Ultimo. Per tutti gli appassionati di calcio infatti l’Olimpico è la patria della Maggica, goliardicamente definita così dai tifosi romanisti. E Venditti è certamente uno di loro tanto da esserne anche autore dell’inno. Intitolato Roma (non si discute, si ama) in realtà è conosciuto come Roma Roma, che i tifosi intonano insieme a Grazie Roma, un’altra canzone del cantautore.

“Roma Roma Roma
Core de ‘sta città
Unico grande amore
De tanta e tanta gente
M’hai fatto ‘nammorà”

[Roma Roma, Antonello Venditti – 1975]