martedì, Febbraio 27, 2024

Processo Kovrig concluso? Sale la tensione tra Canada e Cina (Video)

Lunedì sera si è concluso il processo a Michael Kovrig, l’ex diplomatico canadese accusato di spionaggio. Al termine del procedimento a porte chiuse, però, i giudici di Pechino non hanno espresso un verdetto. La notizia ha irritato le autorità canadesi che condannano la Cina di aver strumentalizzato le accuse. Col sostegno degli Usa.

Chiuso il processo Kovrig?

Il processo a Michael Kovrig si è concluso anche se non se ne conosce l’esito. Lo ha riferito la Seconda Corte Intermedia del Popolo di Pechino che fisserà una data per il verdetto. L’ex diplomatico canadese ha trascorso oltre due anni di reclusione in Cina con l’accusa di spionaggio. Un processo a porte chiuse che Ottawa ha sempre definito “vergognoso”, accusando Beijing di perseguire un’accusa politica piuttosto che fondata su prove oggettive. In particolare, il caso è stato visto come una ritorsione per la detenzione in Canada di un dirigente cinese. E per le sanzioni canadesi comminate a quattro funzionari cinesi e un’entità statale per violazioni dei diritti umani contro la minoranza uigura. Dal canto suo, il ministro degli affari esteri canadese Marc Garneau ha condannato la mancanza di trasparenza.

Qualche dettaglio in più

Michael Kovrig, che all’epoca lavorava con il Gruppo di Crisi, era stato accusato formalmente di spionaggio nel giugno 2018. Assieme a lui anche un altro connazionale, il businessman Michael Spavor. Entrambi i procedimenti si sono tenuti a porte chiuse, con le autorità cinesi che hanno vietato la partecipazione a diplomatici e giornalisti stranieri. In una dimostrazione di sostegno a Kovrig, 26 rappresentanti diplomatici di diversi paesi (tra cui Usa e Canada) avevano cercato di accedere all’aula. Solo per essere respinti dal personale di sicurezza. Dal canto suo, la portavoce del ministero degli esteri Hua Chunying ha risposto: “Che siano pochi o tanti i rappresentanti che cercano di raccogliere ed esercitare pressioni (comunque) è un’interferenza nella sovranità giudiziaria cinese e non qualcosa che dovrebbe fare un diplomatico“.

Un procedimento segreto

Jim Nickel, incaricato d’affari dell’ambasciata canadese a Pechino, ha detto ai giornalisti di essere “molto turbato dal non poter accedere all’aula e dalla mancanza di trasparenza nel processo”. Mentre il primo ministro canadese Justin Trudeau ha ribadito che la detenzione dei due connazionali “del tutto inaccettabile, così come la mancanza di trasparenza intorno a questi procedimenti giudiziari”. Allo stesso modo, ai diplomatici canadesi era stato impedito di assistere al processo di Spavor, nella città settentrionale di Dandong. Il rito, celebratosi venerdì, era durato circa un paio d’ore e si era concluso senza che fosse annunciato un verdetto. Eppure, nella conferenza stampa di lunedì Trudeau aveva assicurato che non vi era alcun collegamento con le nuove sanzioni che Ottawa aveva imposto a quattro funzionari cinesi per il trattamento della minoranza musulmana uigura del paese. “No, non c’è alcun collegamento tra i due eventi“, aveva riferito Trudeau ai giornalisti. 

Le reazioni

I pensieri di tutti i canadesi sono con Michael Kovrig e Michael Spavor e le loro famiglie durante questi tempi difficili“, ha dichiarato Marc Garneau. E ha proseguito: “In qualità di ministro degli affari esteri, garantire il loro ritorno sicuro in Canada è la mia massima priorità“. “Gli occhi del mondo sono puntati su questi casi“, ha concluso. Lunedì, Kovrig si è presentato in aula assieme al suo avvocato. Il comunicato del tribunale di Pechino ha riferito che si è discusso un caso di “spionaggio di segreti di stato e intelligence per potenze straniere“. Tuttavia, non si conosce ancora la decisione dei giudici cinesi che hanno differito l’emanazione del verdetto a data da destinarsi. Ma per Ottawa, si tratta di un’accusa politica. A insospettire le autorità sarebbe proprio la tempistica, avvenuta a seguito dell’arresto di un alto dirigente dell’azienda tecnologica cinese Huawei su richiesta degli Usa.


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Processo Kovrig: accuse fondate?

La Cina ha difeso strenuamente la fondatezza delle accuse mosse a Kovrig. E dunque la legittimità del procedimento. In una nota Hua Chunying, portavoce del ministero degli Esteri cinese, ha respinto le critiche relative al fatto che i processi dovrebbero essere pubblici. Mentre ha accusato il Canada di supportare gli statunitensi nei loro sfrozi per affondare la Cina. Eppure Diana Fu, professoressa associata di scienze politiche all’Università di Toronto, ha commentato: “Pechino ha dimostrato più volte che francamente non si preoccupa di ciò che la comunità internazionale disapprova“. “Sta giocando secondo le sue regole, piaccia o no“. A ben vedere, i procedimenti contro Kovrig e Spavor si sono svolti in un contesto di crescenti tensioni relative all’atteggiamento di Pechino sulla scena globale. Mentre funzionari governativi, operatori giuridici e attivisti per i diritti umani hanno criticato la scelta della Cina di perseguire i due diplomatici.

Il commento degli esperti

Soprattutto, le autorità cinesi avrebbero violato gli accordi internazionali sui diritti umani. In particolare, gli esperti hanno descritto i processi come una farsa. Una sorta di ritorsione per l’arresto dell’esecutivo Huawei, accusando Pechino di ricorrere alla “diplomazia degli ostaggi”. In proposito, il ministro degli esteri canadese Garneau ha commentato: “Siamo profondamente turbati dalla totale mancanza di trasparenza che circonda queste udienze e continuiamo a lavorare per la fine immediata della loro detenzione arbitraria“. Intanto, in Canada i processi hanno esacerbato i rapporti già compromessi con la Cina. Tanto da spingere il paese a rivalutare le proprie relazioni con Pechino. Inoltre, il Canada si è unito agli Usa, Unione europea e Regno Unito nel ritenere il gigante asiatico responsabile di molteplici violazioni dei diritti umani.


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Processo Kovrig è politicizzato?

A febbraio, la Camera dei Comuni canadese aveva votato quasi all’unanimità per definire genocidio il trattamento riservato dalla Cina agli uiguri. E Ottawa aveva criticato la repressione della Cina a Hong Kong. Mentre lunedì le autorità canadesi si sono riunite per imporre sanzioni contro quattro funzionari cinesi e un’entità statale cinese. Tutti coinvolti nella repressione della popolazione uigura cinese nella regione nordoccidentale dello Xinjiang. Secondo un recente sondaggio dell’Angus Reid Institute, solo il 14% dei canadesi ha una visione favorevole della Cina. Un’opinione confermata dal quotidiano Globe and Mail. “Le recenti mosse della Cina, ossia la presa in ostaggio di canadesi, la minaccia di alleati come l’Australia, la distruzione dell’autonomia di Hong Kong, la messa in discussione del delicato equilibrio di Taiwan e la paura dei vicini con la flessione muscolare, stanno spingendo il Canada a cercare un allineamento più stretto con gli Stati Uniti“, riporta un suo editoriale.

L’analisi

Infine, il quotidiano aveva esortato il Canada a ridurre la sua dipendenza economica dalla Cina. Un braccio di ferro che Pechino sembra aver avviato per ottenere il rilascio di Meng Wanzhou, direttore finanziario di Huawei. E della figlia del fondatore dell’azienda accusata di frode negli Usa, che ne chiedono l’estradizione. “Le accuse sono un palese tentativo di utilizzare gli esseri umani come leva di contrattazione“, ha detto in un comunicato un portavoce dell’Ambasciata degli Stati Uniti a Pechino. “La pratica della detenzione arbitraria per esercitare influenza sui governi stranieri è del tutto inaccettabile“. Intanto, l’amministrazione Biden sta lavorando per costruire coalizioni di paesi per contrastare l’espansionismo cinese. Ma il leader autoritario della Cina, Xi Jinping, sembra sempre più indifferente alla minaccia di una condanna internazionale. Al contrario, il suo governo è ansioso di dimostrare che non si piegherà alle richieste occidentali.


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Quale sarà l’esito del processo Kovrig?

Sebbene i verdetti per Kovrig e Spavor non siano stati emessi non ci si attende un esito a loro favore. Infatti, i giudici cinesi sono controllati dal Partito comunista al potere ragion per cui le condanne sono quasi certe. Specialmente nei casi di sicurezza nazionale. Pertanto, le possibilità di esaminare le prove o di ascoltare le confutazioni sono limitate all’interno di tali procedimenti. Come ha spiegato Joshua Rosenzweig, capo del team cinese di Amnesty International, in questo modo le autorità cinesi possono massimizzare il controllo sui risultati. “Qualunque sia l’esito per Kovrig e Spavor“, ha precisato l’esperto, “la Cina vorrà tenere tutto nascosto per assicurarsi di avere il maggior controllo possibile sulla narrazione“. Intanto, amici ed ex colleghi di Kovrig hanno manifestato per il suo rilascio. E hanno esortato Cina, Canada e Usa a moltiplicare gli sforzi per risolvere il problema.

Il sostegno a Kovrig

Questo è un caso politico, non giuridico” ha affermato Richard Atwood, presidente ad interim dell’International Crisis Group. Si tratta dell’organizzazione di ricerca con sede a Bruxelles in cui Kovrig ha lavorato come consulente. Poi Atwood ha aggiunto: “Chiunque abbia il potere di porre fine a questa detenzione ingiusta e arbitraria dovrebbe fare tutto il possibile per farlo“. Mentre la moglie di Kovrig, Vina Nadjibulla, auspica che la mobilitazione internazionale possa favorire il rilascio del marito e del suo connazionale. “Michael non avrebbe dovuto essere lì per cominciare“, ha riferito in un’intervista. “Questa è stata una detenzione ingiusta e arbitraria sin dal primo giorno e il processo di lunedì non ha cambiato questo fatto“. Se condannati, i due cittadini canadesi dovranno scontare l’ergastolo.


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