Park life: riscoprire la bellezza degli spazi verdi

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Si definisce park life, e fa capire quanto i parchi, o le aree di verde in generale, siano diventati popolari nel corso di questi mesi. Ma non, forse quelle che ci si sarebbe aspettati.

Park life: quali sono le zone preferite?

Principalmente nelle grandi città, vengono progettati spazi verdi ad hoc per permettere alle persone di godere della natura e delle belle giornate. Ma qui parliamo di altro: non sono le aree artificialmente create a riscuotere più successo, ma i parchi liberi. “Sono stati i parchi ad essere pieni, non gli spazi basati sulla vendita al dettaglio che abbiamo costruito” ha affermato l’architetto inglese David Chipperfield. E queste invece le parole di Liza Fior, fondatrice di Muf (uno studio di architettura specializzato in spazi pubblici e sociali). “C’è questa idea che l’architettura e lo spazio siano legittimi solo se le persone spendono soldi. Ma le persone hanno bisogno di qualcosa di più dei ristoranti“. Nel corso del primo lockdown, in grandi città come Londra e New York si sono attrezzate di tavoli all’aperto, di spazi progettati al fine di favorire il distanziamento sociale. Ma non tutti, ovviamente, possono o vogliono usufruire di queste cose.

Quali sono le possibili soluzioni?

Quali piccoli aggiustamenti potremmo essere in grado di fare per cambiare le cose? Allo stesso modo in cui le chiese avevano portici aperti che erano spazi pubblici coperti. Non abbiamo bisogno di cercare di ricostruire la città, ma piuttosto di cogliere l’opportunità di rivisitare il nostro patrimonio edilizio, trovando possibilità interessanti, piuttosto che costruire nuovi spazi a misura di Covid“. Alcuni esempi possono essere due degli edifici a cui Liza Fior sta lavorando. Il primo è il Brixton Rec, nel sud di Londra, che non godeva di buona fama. Iniziato nel 1970 e completato nel 1985, possiede spazio interno ed esterno, comprese tre aree coperte anche se indefinite.

Park life a Londra

Lo abbiamo scelto non solo per la sua architettura, ma per il modo in cui possiamo trasformarlo in un condensatore sociale” ha spiegato la Fior “Stiamo lavorando per ripristinare le vetrine. Stiamo lavorando sulla strada e sull’illuminazione, per permettergli di respirare e di essere riutilizzato come uno spazio pubblico“. Il secondo edificio è il parcheggio a Peckam, sempre a sud di Londra. Dal 2007 sta ospitando la galleria d’arte Bold Tendencies, e quest’anno collabora con la Multi Story Orchestra. Realizzando così uno spazio artistico importante. Questa l’opinione di Richard Sennett, urbanista, accademico e scrittore, concorde con Liza Fior. “Il problema con i blocchi è che stiamo spopolando lo spazio pubblico, costringendo le persone rientrare in quelli dove è più probabile che vengano infettati“.

Parigi

Stiamo eliminando la vita sociale dalle nostre città” continua Sennett “Nel mio lavoro con le Nazioni Unite, tutto si è concentrato sul rendere le città più efficienti, vivibili, sostenibili. La pandemia sarà passata tra pochi mesi, ma rischieremmo di smantellare tutti i progressi e costruire solo periferie. Che sono un disastro“. Richard Sennett aggiunge ancora: “Sono molto impressionato dal programma del sindaco di Parigi (riferendosi al progetto città da 15 minuti). Se potessimo ridistribuire i nodi attraverso la città, sarebbe già qualcosa. Per ridurre i tempi di viaggio, l’inquinamento atmosferico, l’utilizzo dell’auto“.

Ma, come sempre succede, l’idea d’esempio di Parigi è rivoluzionario solo in apparenza. Infatti, la città diventa un centro ricco e vivo, ma le periferie rimangono isolate, nella stessa condizione in cui sono sempre state. “Il finanziamento dei parchi non è obbligatorio per i comuni” osserva Liza Fior. Naturalmente, in questo momento difficile i governi e le autorità hanno altre priorità che non siano la riqualificazione delle aree verdi. Ma condurre un’opera di manutenzione, ad esempio, potrebbe già essere un inizio.

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