sabato, Aprile 13, 2024

Microplastiche in mare: tonnellate in appena 200 metri d’acqua

La diffusione delle plastiche e delle microplastiche in mare è un problema molto grave: dei ricercatori, analizzando un tratto di Oceano Atlantico che va dall’Inghilterra alle isole Falkland, ha trovato circa 21 milioni di tonnellate di plastica.

Numeri spaventosi che lo diventano ancora di più se si tiene conto che il campionamento è stato fatto soltanto sullo strato dei primi 200 metri di profondità.

Precisiamo, oltretutto, che hanno analizzato soltanto 3 categorie di plastiche: polietilene, polipropilene e polistirolo.

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Plastiche e microplastiche: tutto intorno anche se non le vediamo

Questa ricerca nasce in risposta ad una questione molto semplice. Perché la plastica da noi visibile nell’ambiente e nettamente inferiore a quella che dovrebbe esservi presente?

E’ la risposta risiede nel ciclo stesso della plastica nell’ambiente.

La plastica visibile ad occhio nudo si degrada dividendosi in parti sempre più piccole. le microplastiche che si creano si disperdono nei posti più disparati.

Nel mare…

La plastica che finisce nell’oceano, dividendosi in parti più piccole, entra nelle catene alimentari arrivando a tutti gli organismi.

Il pesce più piccolo scambia i minuscoli pezzetti di plastica per cibo e li mangia. I pesci più grandi mangiano i più piccoli e così via.

Oltre che accumularsi negli organismi la plastica si muove all’interno della colonna d’acqua raggiungendo il fondo per mezzo di correnti, oppure una volta espulsa tramite le feci dei pesci che se ne sono nutriti.

Tutto fa supporre che tantissime quantità di plastica giacciano sui fondali marini e per questo lontani dalla nostra vista e portata (si consideri che l’Oceano Atlantico ha una profondità media di 3000 metri).

…e in aria!

Come se non bastasse parte della plastica sembra non permanere in mare ma le sue particelle vengono trasportate dal vento fin sulla terraferma dove molto probabilmente verranno respirate dai nostri polmoni e ridisperse nel terreno.

Tutto ciò che riguarda il ciclo della plastica e la dispersione delle sue particelle più piccole è ancora nelle sue prime fasi di studio. Tra gli studiosi si sta ancora cercando un metodo standard per analizzare i campioni e avere risultati più corretti.

Dario Geloso
Dario Geloso
Classe 1994. Originario della Sicilia vivo a Brescia dove lavoro in qualità di commesso per un negozio di articoli sportivi. Nel tempo libero studio da semplice appassionato la natura e i suoi sistemi di conservazione, amo le gite nel verde e scrivo articoli di carattere scientifico.

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