Massimo D’Antona, 20 anni dall’assassinio per mano delle BR

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Massimo D'Antona
Massimo D'Antona ucciso dalle Nuove Brigate Rosse nel 1999

Vent’anni fa moriva Massimo D’Antona, un’altra vittima del gruppo terroristico delle Brigate Rosse.

Massimo D'Antona
Massimo D’Antona assassinato dalle Nuove BR nel 1999

Era il 20 maggio 1999 quando il gruppo delle Nuove Brigate Rosse uccise Massimo D’Antona in via Salaria a Roma.
Quel giorno il professore si stava recando come suo solito nel suo studio a poca distanza dal suo appartamento quando, intorno alle otto e mezza del mattino, un commando di brigatisti formato da Mario Galesi e Nadia Desdemona Lioce si avvicinò per portare a termine l’operazione cominciata quattro giorni prima e conclusasi con l’omicidio del docente.

I due brigatisti, secondo le ricostruzioni, si trovavano dalle cinque e mezzo del mattino all’interno di un furgone parcheggiato al lato della strada. A sparare fu Mario Galesi con una pistola semiautomatica senza silenziatore. Gli vennero inflitti un totale di nove colpi tra cui quello fatale al cuore.

I soccorsi trasportarono D’Antona al Policlinico Umberto I, eppure, circa un’ora dopo l’attentato, il medico ne dichiarò la morte.

A seguire, le Nuove Brigate Rosse rivendicarono l’atto attraverso un documento di quattordici pagine che ricordava molto i comunicati utilizzati dai brigatisti negli anni ’80, nonostante il peggioramento di stile e qualità letteraria.

Chi era Massimo D’Antona?

Massimo D'Antona
Massimo D’Antona assassinato dalle Nuove BR nel 1999

Massimo D’Antona è stato giurista e docente italiano presso l’Università di Catania, la Seconda Università degli Studi di Napoli e l’Università degli Studi di Roma “La Sapienza” dove insegnò diritto del lavoro.

D’Antona era molto attento a temi come le garanzie del diritto al lavoro e la privatizzazione del pubblico impiego. Ottenne infatti anche la carica di consulente del Ministero del Lavoro.

Chi erano le Nuove Brigate Rosse?

Le Nuove Brigate Rosse erano un’organizzazione eversiva di matrice comunista attiva dal 1999 al 2003. Il gruppo sorse dopo la divisione e la disgregazione del gruppo terroristico delle Brigate Rosse che operò durante tutti gli anni di Piombo fino alla fine degli anni Ottanta. Lo stesso gruppo che attuò una serie di rapimenti – uno tra tutti quello del magistrato Mario Sossi – e omicidi come quanto avvenne con l’onorevole Aldo Moro. Tra le azioni principali che questo gruppo mise in atto vi sono gli omicidi di Massimo D’Antona e Marco Biagi, assassinato a Bologna il 19 marzo 2002.

Nel 2003, durante un controllo di agenti sul treno Roma-Firenze, i due brigatisti Galesi e Lioce, viaggiando sotto falso nome e temendo di essere scoperti, aprirono il fuoco uccidendo il sovrintendente della PolFer Emanuele Petri. Gli agenti in risposta ferirono a morte Galesi e catturarono la Lioce, grazie al quale palmare risalirono a diverse informazioni sull’Organizzazione. Grazie a quelle informazioni arrivarono anche ad un covo a Roma.

Durante l’ultimo grado di giudizio del 28 giugno 2007, sono stati condannati all’ergastolo i tre brigatisti Morandi, Mezzasalma e Lioce. Infine vennero confermate le condanne definitive ad un totale di sette altri brigatisti.

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