41 anni dopo il sequestro di Aldo Moro in via Fani

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41 anni dopo il sequestro di Aldo Moro in via Fani

Sono passati 41 anni da quel tragico giorno, il 16 marzo 1978, durante il quale venne rapito in via Fani l’onorevole Aldo Moro e vennero freddamente assassinati i cinque uomini della sua scorta

Giovedì 16 marzo 1978, via Fani – Roma

Era il 16 marzo e l’onorevole Aldo Moro – presidente della Dc – si stava dirigendo con la sua scorta alla Camera dove avrebbe dovuto discutere la fiducia per il nuovo governo Andreotti. Dopodiché si sarebbe dovuto spostare alla Sapienza dove avrebbe dovuto discutere la tesi di dieci suoi laureandi. Durante il tragitto la sua auto venne fermata da un gruppo di terroristi all’angolo tra via Fani e via Stresa intorno alle 9.15 del mattino. Da quel momento non ci fu più nulla da fare. Aldo Moro era passato ufficialmente nelle mani delle Brigate rosse.

Via Fani dopo il sequestro da parte delle Br di Aldo Moro

Dopo 41 anni le domande che ancora racchiudono il caso Moro sono molte, e la maggior parte probabilmente non troveranno mai una risposta. A partire dal covo nel quale venne tenuto l’onorevole per tutti i 55 giorni cui durò il sequestro, fino ad arrivare alla sabbia ritrovata nei risvolti dei suoi pantaloni e nei calzini il 9 maggio 1978.



Fu chiaro fin da subito che ci si trovava davanti ad un gruppo di professionisti attento ad ogni minimo dettaglio. Un gruppo capace di creare un “massacro scientifico” come lo definì la Repubblica il 17 marzo a fronte dei fatti. Un gruppo che dunque non poteva e non doveva essere sottovalutato dallo Stato, in quanto capace di ogni possibile atto, tra cui quello estremo del 9 maggio.

Furono 55 in tutto i giorni in cui Aldo Moro venne tenuto prigioniero delle Br con l’unica possibilità di un contatto esterno attraverso una serie di lettere fatte recapitare ai vari destinatari tramite “postini” brigatisti liberi di girare per tutta Italia. Lettere che furono però soggette ad accuse da parte del governo che non le ritenne moralmente attribuibili a Moro, il quale probabilmente si trovava in uno stato confusionale. Si ipotizzò addirittura che potesse trovarsi sotto l’effetto di qualche droga, o semplicemente veniva manipolato da informazioni distorte e irreali appositamente confezionate dal gruppo terroristico.

Foto di Aldo Moro fatta recapitare dai brigatisti insieme al comunicato

Ma insieme a queste lettere vennero fatte recapitare in totale nove comunicati attraverso i quali le Br scandirono le fasi del sequestro. Il primo arrivò il 19 marzo accompagnata dalla prima foto di Aldo Moro vivo, e nel quale i brigatisti firmavano le condizioni del sequestro. Il loro maggiore intento era dunque quello di essere riconosciuti come forza politica da parte dello Stato rappresentato dal gruppo democristiano a cui Moro faceva da leader.

Eppure in questi 55 giorni – durante i quali Roma venne rovesciata come un calzino sotto lo sguardo vigile di tutte le forze dell’ordine – avvenne un fatto che senza dubbio smentì qualsiasi lavoro fatto fino a quel punto dalla Procura e dai servizi segreti – apparentemente non in funzione durante i tre mesi circa del sequestro.

Martedì 18 aprile 1978, via Gradoli – Roma

Covo brigatista ritrovato per un caso in via Gradoli il 18 aprile 1978

Il 18 aprile 1978 venne infatti scoperto un covo in via Gradoli – a seguito di un caso – appartenente a Mario Moretti, capo del gruppo brigatista che aveva tra le mani Aldo Moro. Un’apparente vittoria per lo Stato, se non fosse che quell’edificio era stato soggetto di controlli da parte delle forze dell’ordine circa 20 giorni prima, con l’unica eccezione di quell’appartamento che non fu soggetto ad ispezionato in quanto non vi era nessuno in casa; nonostante era nell’autorità della polizia entrare con forza nel caso in cui non si ricevesse alcuna risposta. Probabilmente se quell’ispezione fosse avvenuta correttamente la base operativa delle Br sarebbe stata trovata molti giorni prima dando la possibilità alle autorità di avvicinarsi al prima possibile a ritrovare Aldo Moro.

La lista con i dubbi, le domande e le vicende insolite è però ancora lunga e raccolta in numerosi libri che si chiedono ancora oggi quale sia la verità sul caso Moro. Ancora ci si interroga su chi partecipò – direttamente o indirettamente – al sequestro, chi lo finanziò e chi ne fosse a conoscenza. Ci si domanda se lo Stato durante quei giorni fece davvero tutto il possibile per salvare la vita di una figura così importante e centrale come Aldo Moro o se venne sottovalutata la gravità della situazione.

Martedì 9 maggio 1978, via Caetani – Roma

Il corpo dell’onorevole venne ritrovato il 9 maggio su una Renault 4 rossa in via Caetani – a metà tra la sede del partito comunista e di quella del partito democristiano in un chiaro riferimento ad una lotta aperta 55 giorni prima dal gruppo terroristico allo Stato.

Il corpo di Aldo Moro rinvenuto il 9 maggio 1978 in via Caetani, Roma