Aldo Moro: 103 anni fa nasceva l’uomo di Stato avvolto nel mistero

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A 103 anni dalla sua nascita, la morte di Aldo Moro è ancora avvolta nel mistero

A Maglie, in provincia di Lecce, il 23 settembre del 1916 nasce un uomo destinato ad identificarsi totalmente con la sua nazione, un individuo il cui nome è stato talvolta taciuto ed altre volte scritto a lettere cubitali sui muri: Aldo Moro.

Al Liceo “Archita” di Taranto consegue la maturità Classica e a Bari compie il primo passo verso la sua futura carriera, iscrivendosi all’Università di Giurisprudenza, il cui percorso sarà terminato nel migliore dei modi: dopo aver superato tutti gli esami con 30 e 30 e lode, si laurea il 13 novembre 1938, con una tesi “La capacità giuridica penale”, dal grande valore scientifico, supportato dal relatore prof. Biagio Petrocelli, ordinario di diritto penale e in quel periodo anche Rettore dell’ateneo barese. 

Nel 1945 la vita di Aldo Moro subisce svolte importanti: fonda il periodico “La Rassegna” e sposa Eleonora Chiavarelli, con la quale darà al mondo quattro figli. Diventa presidente del Movimento Laureati dell’Azione Cattolica, ed è direttore della rivista “Studium“.
L’anno seguente viene eletto all’Assemblea Costituente ed entra a far parte della Commissione incaricata alla stesura della Costituzione, nelle vesti di vicepresidente del gruppo DC dell’Assemblea.

fotogramma – aldo moro figlia – ALDO MORO CON LA FIGLIA A TERRACINA (Bruni / GIACOMINOFOTO, TERRACINA – 1993-01-31)

Nelle elezioni del 18 aprile 1948 viene eletto deputato al Parlamento nella circoscrizione Bari-Foggia e viene nominato sottosegretario agli Esteri; nel 1953 diventa Professore ordinario di Diritto Penale all’Università di Bari; nel 1955 diviene ministro di Grazia e Giustizia, nel 1956 è tra i primi eletti nel Consiglio nazionale della DC, l’anno seguente ministro della Pubblica Istruzione nel governo Zoli, lo stesso incarico che ricoprirà durante il secondo Governo Fanfani. Dal 1959 al 1964 Aldo Moro è il Segretario della Democrazia Cristiana.

Chi ha ucciso Aldo Moro? Le Brigate Rosse, gli americani, lo Stato italiano

La parole che sembrano dar vita al Caso Moro sono “compromesso storico“: ideato da Aldo Moro, la manovra politica avrebbe dovuto vedere l’unione dei comunisti, uomini di sinistra con i centristi di ala moderata. Gli elettori del PCI sono avversi al progetto tanto quanto i moderati, nelle elezioni del ’68 Moro viene rieletto alla Camera, ma il centro-sinistra entra in crisi. Dal 1970 al 1974 Moro ha l’incarico di ministro degli Esteri e nel 1976 è il Presidente del Consiglio Nazionale della Democrazia Cristiana.

Due anni dopo Moro vive l’ultimo incubo della sua esistenza: è il 16 marzo 1978, Moro si sta recando al Parlamento per il dibattito sulla fiducia del Governo Andreotti, che avrebbe previsto la partecipazione del PCI. La Brigate Rosse però hanno un destino diverso per Aldo Moro, un piano studiato nei minimi dettagli: Via Fani è il luogo, i cinque uomini di scorta sono le vittime e lo statista è l’obiettivo.

Il Comunicato n.1 arriva solo 2 giorni dopo il rapimento: la foto di Aldo Moro da’ il via al processo che condurrà il perno della DC alla morte nella “prigione del popolo“.

Gli oscuri silenzi e le lettere ambigue raccontano i 55 giorni di prigionia

Al governo, alla famiglia, al Papa: i destinatari delle lettere di Moro cercano di scorgere ciò che è nascosto tra le righe, ma il messaggio è chiaro, la vittima delle BR chiede il compromesso con i brigatisti. Andreotti, Cossiga, il partito, non accolgono la sua supplica.

Era la notte buia dello Stato Italiano, quella del nove maggio settantotto.
La notte di via Caetani, del corpo di Aldo Moro, l’alba dei funerali di uno stato”
recita la canzone “I cento passi: l’autopsia rivela che la morte di Moro è avvenuta tra le 9.00 e le 10.00, eppure il mondo sarà allo scuro del terribile avvenimento fino alle 12:30, quando la Renault 4 rossa contente il corpo senza vita verrà notata.

La telefonata delle BR annuncia l’evento che pone fine ai 55 giorni di prigionia, mentre apre la stagione di lacerazione dello Stato italiano, dal punto di vista etico e morale. L’auto del cadavere di Moro è rinvenuta in via Caetani, a 150mt dalla sede della DC e del Partito Comunista: i brigatisti non lasciano nulla al caso. Le indagini raccontano di uno statista ucciso da Moretti nel garage di via Montalcini.

Quattro giorni prima dell’assassinio, Aldo Moro scrisse alla moglie: “Ora, improvvisamente, quando si profilava qualche esile speranza, giunge incomprensibilmente l’ordine di esecuzione”. La vedova accuserà: Coloro che erano ai differenti posti di comando del governo lo volevano eliminare” .

32 ergastoli e 316 anni di carcere per i brigatisti:

  • Rita Algranati: staffetta del commando brigatista. Sta scontando l’ergastolo.
  • Barbara Balzerani: condannata all’ergastolo, ora in libertà vigilata dal 2006. Si occupava di controllare la strada durante il sequestro.
  • Franco Bonisoli: condannato all’ergastolo e oggi è in semilibertà., sparò sulla scorta di Moro
  • Anna Laura Braghetti: ondannata all’ergastolo, è in libertà condizionale dal 2002. Fu intestataria e inquilina con Germano Maccari, dell’appartamento di via Montalcini a Roma, luogo di prigionia di Aldo Moro.
  • Alessio Casimirri: controllava la strada in via Fani, fuggito in Nicaragua, gestisce il ristorante «La Cueva Del Buzo», mai stato arrestato.
  • Raimondo Etro:  custode delle armi usate nella strage.
  • Adriana Faranda: arrestata, ma poi tornata in libertà, fu la postina del sequestro Moro
  • Raffaele Fiore: condannato all’ergastolo, è in libertà condizionale dal 1997, ha sparato sulla scorta di Moro.
  • Prospero Gallinari: latitante dopo il sequestro del giudice Mario Sossi. Morto il 14 gennaio 2013. Ha sparato sulla scorta di Moro e presidiava il covo via Montalcini.
  • Mario Moretti: condannato a 6 ergastoli, ma dal 1994 è in semilibertà e lavora da oltre 14 anni per la Regione Lombardia. Capo delle Brigate Rosse, guidava l’auto che ha bloccato Aldo Moro e la scorta. Durante il sequestro interrogava ogni giorno Aldo Moro.
  • Valerio Morucci: condannato a 30 anni dopo essersi dissociato dalla lotta armata. Rilasciato nel 1994 ora fa l’informatico. In via Fani ha sparato sulla scorta di Moro ed è stato il postino delle Brigate Rosse.
  • Bruno Seghetti: catturato nel 1980 e condannato all’ergastolo, è ammesso al lavoro esterno nell’aprile del 1995. Ottiene la semilibertà nel 1999 che però gli viene revocata. In via Fani guidava l’auto con la quale Moro venne portato via dopo l’agguato.

La lettera per il nipotino Luca: mai consegnata

Luca Bonini, nipote di Moro, riceve questa lettera solo nel 1990 durante i lavori di ristrutturazione dell’ex covo brigatista di via Monte Nevoso a Milano (già perquisito senza successo nell’ottobre 1978).

Una lettera mai pervenuta per ciò che nascondeva al suo interno, da quanto hanno affermato gli stessi brigatisti: si notano tre passi interessanti: due indicazioni che sembrano riferirsi alla distanza geografica da Roma, luogo in cui si trova Luca (“ora il nonno è un po’ lontano, ma non tanto…” e “il nonno che ora è un po’ fuori”), e un riferimento finale a uno scenario marino (“e quando sarà la stagione, una bella trottata sulla spiaggia”) come se Moro si trovasse non lontano dalla capitale, forse vicino al mare.

Gli Stati Uniti e la loro complicità nell’omicidio di Moro

Nell’aperta guerra tra la Russia comunista e l’universalismo americano, gli USA non avrebbero permesso inglobamento da parte del nemico rosso dell’Italia: è la tesi che sostiene le accuse dell’infiltrazione dei servizi segreti americani nella morte di Moro.

Nel 2008 vi è un’ulteriore prova che sembra concretizzare le ipotesi: un ex funzionario di Washington, Steve Pieczenik, racconta di aver sabotato dei negoziati con le BR con lo scopo di mantenere la stabilità italiana, pur sacrificando Aldo Moro.

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Vittima di un periodo oscuro o martire di una giovane nazione, ci sarebbero pagine intere ancora da scrivere sulla figura di Aldo Moro e sulla tragica fine che tutt’ora porta il nome di “Caso Moro“.

Si tratta di vivere il tempo che ci è stato dato con le sue difficoltà” è una frase pronunciata dallo stesso Moro che ha vissuto il suo tempo per 61 anni, ma non ha mai cessato di esistere in tutti i giorni a seguire.