Mark Milley, generale dell’esercito americano, si è presentato ieri di fronte alla commissione per i servizi militari del Senato degli Stati Uniti d’America, per testimoniare sulla sua nomina al vertice delle forze armate del suo paese. La scelta di Milley da parte di Trump era stata annunciata lo scorso dicembre.

Biografia di Milley

Prima di diventare ufficiale dell’esercito nel 1980 Milley si è laureato nelle migliori università degli Stati Uniti. Ha conseguito la laurea in scienze politiche presso l’Università di Princeton e successivamente quella di relazioni internazionali alla Columbia University, prima di completare la sua carriera universitaria con due lauree magistrali presso il Collegio della Guerra Navale (Naval War College). Il generale ha, durante la sua carriera militare, operato prevalentemente in patria, ma il suo interesse per le operazioni belliche e per l’assetto geo-politico mondiale è stato sempre molto forte, concentrandosi, in particolar modo sulla guerra in Iraq.

Il dossier sull’Iraq

Lo scorso anno è stato pubblicato il suo studio di 1300 pagine diviso in due volumi sul conflitto nel paese mediorientale. Per ultimare l’opera e per controllarne il contenuto prima di darlo alle stampe il generale ha coordinato anche un gruppo di studiosi esterni. Il lavoro ha ricevuto ottime recensioni tanto da essere ritenuto da alcuni il “gold standard” della storia ufficiale. Il testo è stato pubblicato il 17 gennaio di quest’anno, suscitando subito delle critiche da più parti. Alcuni militari han preso le distanze dal lavoro di Milley definendolo un’”opera” indipendente. Il generale ha, invece, difeso il suo lavoro e quello dei suoi collaboratori, sottolineando l’impegno di tutti e la solidità delle argomentazioni e dei dati presentati nel rapporto. Una volta reso noto il contenuto del dossier, i deputati Speier e Gallego hanno accusato il generale di aver tardato a rendere note queste informazioni al Congresso ed al popolo americano i quali s’aspettano dall’esercito e da tutte le istituzioni nazionali la massima trasparenza aggiungendo che il ritardo è probabilmente dovuto al fatto che l’esercito non vuole confessare spesso i propri errori.

La fermezza di un generale

Nel suo incontro di ieri con la commissione Milley ha dichiarato di non essere mai stato intimidito da nessuno e che, qualora venisse richiesto, egli fornirà ogni volta sempre il “miglior consiglio militare” e che questo sarà soprattutto schietto e sincero. Per incalzarlo su questa sua posizione e valutare la fermezza del generale, Angus King, indipendente del Maine gli ha ricordato che “lo studio ovale è un luogo intimidatorio” aggiungendo che se avesse mai avuto o pensato di avere la benché minima esitazione di fronte al Presidente degli Stati Uniti, il leader politico più potente del mondo libero, nel dirgli che si sta sbagliando su un qualunque argomento avrebbe mancato alle proprie responsabilità. Il Presidente potrà poi decidere di comportarsi come meglio riterrà opportuno, ma dire “questa è un’idiozia” anche all’uomo più potente del mondo, qualora così fosse, è semplicemente un dovere di chi si occupa della difesa del proprio paese, indipendentemente che una determinata presa di posizione potrebbe avere sulla propria professione.

Le conseguenze delle sue scelte

Milley ha ribadito più volte di essere consapevole delle proprie responsabilità e dei propri doveri nei confronti della nazione e che, considerato il suo ruolo, la sua unica preoccupazione sarà sempre quella di fornire la miglior consulenza possibile al Presidente, senza alcuna paura di esprimere le proprie opinioni. Alla domanda su quali sarebbero state le sue scelte qualora i suoi consigli non fossero stati ascoltati, il generale ha risposto che se simili decisioni non fossero state adeguatamente motivate lui le avrebbe considerate illegali, non etiche ed immorali e che lui, educato secondo principi ben precisi sin dagli anni in cui era solo un tenente, avrebbe non avrebbe esitato a rassegnare le dimissioni.

Le conoscenze politico-militari di Milley

Sulla competenza militare e politica, nonché sulla cultura generale dell’ufficiale ci sono pochi dubbi. I suoi interessi in materia di politica estera e di scenari bellici globali è ricca ed approfondita. Le regioni su cui maggiormente ha incentrato il proprio interesse sono state lraq ed Afghanistan, anche se negli ultimi tempi, ha posto maggiore attenzione sui rapporti, sempre più tesi, tra gli Stati Uniti Russia e, soprattutto Cina.

La formazione americana della Cina

Soprattutto la nazione governata da Xi Jinping rappresenterebbe, secondo Milley, la principale “sfida militare per l’America per i prossimi 50-100 anni”. Rispondendo alla domanda del senatore democratico Tim Kaine della Virginia il generale ha affermato che “la Cina è venuta a scuola da noi”. Interrogato in merito a quale sia la reale potenza militare della Cina e quale minaccia rappresenti per gli Stati Uniti e per l’ordine mondiale il Capo di Stato Maggiore ha ribadito che i cinesi “hanno osservato e studiato” gli americani durante la prima e la seconda Guerra del Golfo, ponendo particolare attenzione alle capacità e ad i modi di operare del nostro esercito, nonché alla dottrina e all’organizzazione generale”. Inoltre la Cina è molto cresciuta, aggiunge il generale in altri campi: nello spazio, nel settore marittimo, nello spazio. È quindi importante, secondo Milley, che gli Stati Uniti investano nel potenziamento delle proprie strutture militari e sulla formazione del proprio esercito, se non vuole perdere il ruolo di prima potenza mondiale e farsi trovare pronta in un’eventuale sfida con la Cina.

Dalla guerra commerciale a quella militare

Il generale ha voluto, tuttavia, essere cauto nell’uso delle parole ed evitare di gonfiare oltre misura le tensioni con il paese asiatico. Milley ha, infatti, preferito, durante la sua testimonianza, sottolineare come la Cina debba essere considerata un “concorrente” più che un “nemico”, indicando quest’ultimo termine, una condizione di guerra tra le parti, che per il generale non sarebbe, evidentemente auspicabile. I motivi di tensione, dai dazi commerciali ai movimenti della Cina nei pressi di Taiwan e nell’entroterra, non mancano, ma Milley, in questo perfettamente in linea con l’amministrazione Trump, non sembra realmente intenzionato a provocare uno scontro diretto con il paese di Xi jinping.

Il caso della petroliera iraniana sequestrata dalla marina inglese

Can che abbaia non morde

Trump, anche a causa di molti suoi tweet e dichiarazioni più o meno ufficiale, ha enormemente contribuito in questi suoi primi tre anni del suo mandato (in scadenza il prossimo anno) a creare l’immagine di un’America che si prepara ad operazioni militari su larga scala ma, al momento, al di là della gestione di scenari di guerra ereditati dalle amministrazioni precedenti quali la Libia, la Siria e lo Yemen, non ha dichiarato guerra ad alcuno Stato estero. Ha esasperato in alcuni momenti le tensioni con alcuni stati, ma alle sue minacce e provocazioni, non sono seguite ad oggi operazioni concrete. Dopo aver inaugurato il suo mandato concentrandosi sullo scontro con Kim Jong-un, leader della Corea del Nord, ha intavolato con questi numerosi discussioni fino ad essere accolto dal dittatore nel paese asiatico. Molto più tesi sembrano essere ad oggi i rapporti con l’Iran dopo che gli Stati Uniti sono usciti dall’accordo sul nucleare e dopo che si sono verificati alcuni “incidenti” tra le marine dei due Stati (che hanno di recente coinvolto anche l’Inghilterra), ma Trump ha anche annullato un attacco a Teheran pochi minuti prima che questo partisse. Sullo sfondo una seconda Guerra Fredda con la Russia, avente tra i vari obiettivi politici ed economici anche le sorti dell’Unione Europea, è sempre presente, ma al momento i rischi maggiori, come ricordato da Milley, sono quelli con la Cina. Trump sembra, in definitiva, comportarsi, come un “cane che abbaia ma non morde” e la scelta del nuovo Capo di Stato Maggiore, per molti aspetti, sembra confermare quest’approccio fatto minacce urlate e mai messe in atto e di una goffa diplomazia, rude e piena di gaffe, ma che ad oggi ha impedito che il mondo assistesse a quello che poteva facilmente diventare un conflitto mondiale.

Tensioni con tra Iran ed Occidente

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Sono Vittorio Musca, ho 39, sono originario di Torchiarolo, in provincia di Brindisi e vivo a Bologna anche se negli ultimi anni per studio o lavoro ho vissuto in Norvegia, Polonia, Repubblica Ceca e Germania. Ho conseguito due lauree. La prima in Scienze Politiche e la seconda in Lettere. Parlo inglese, italiano, spagnolo, tedesco e polacco. Mi piace leggere, prevalentemente classici della letteratura e della filosofia o libri di argomento storico, suono il clarinetto e provo, da autodidatta ad imparare a suonare il piano. Mi piacciono il cinema ed il teatro (seguo due laboratori a Bologna). Ho pubblicato un libro di poesie, "La vergogna dei muscoli, il cuore" e ho nel cassetto un paio di testi teatrali e le bozze di altri progetti letterari. Amo viaggiare e dopo aver esplorato quasi tutta l'Europa vorrei presto partire per l'Africa ed il Sud Est asiatico, non appena sarà concluso l'anno scolastico, essendo al momento impegnato come insegnante. I miei interessi sono vari (dalla letteratura alla politica, dalla società al cinema, dalla scuola all'economia. e spero di riuscire a dedicarmi a ciascuno di essi durante la mia collaborazione con peridicodaily.

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