Karl Marx: stratificazione sociale e conservazione della disuguaglianza

0
228

La stratificazione sociale e la disuguaglianza sono collegati tra loro e richiamano, in Karl Marx, al ruolo dell’ideologia nella conservazione della disuguaglianza, dove l’ideologia è il nodo che tiene unita la società.

La stratificazione sociale

La stratificazione sociale è la disuguaglianza strutturata di intere categorie di persone che hanno un accesso differenziato alle ricompense sociali in conseguenza allo status nella gerarchia sociale. La disuguaglianza interessa categorie di individui e viene trasmessa da una generazione all’altra. Essa è all’origine della stratificazione sociale.

I sistemi di stratificazione sociale fanno riferimento a:

  • le caste: sono un sistema chiuso, endogamico e ascritto. Dunque, i confini sono definiti;
  • le classi: cono un sistema aperto  e acquisito;
  • la mobilità sociale: prevede le caratteristiche di orizzontale/verticale e intragenerazionale/intergenerazionale.

I criteri di appartenenza a una classe

I criteri di appartenenza a una classe fanno capo a due grandi scuole: quella del sociologo Max Weber e quella del filosofo Karl Marx.

Weber compie un’analisi che non poggia solo su fattori di carattere economico. Tant’è che distingue tre aspetti sulla stratificazione sociale: la classe, lo status e il partito.

Qui, vediamo più nel dettaglio il criterio economico di Marx.

Nei suoi scritti, non è stato sistematico nel trattare il problema della stratificazione.  La parola ‘classe’ è stata inventata da lui. Intende un insieme di individui che hanno gli stessi rapporti nei confronti dei mezzi di produzione. Coloro che hanno o controllano i mezzi di produzione costituiscono la classe dominante. Coloro che non li hanno, ma dipendono dalla classe dominante, sono le classi subordinate.

I rapporti tra le classi è un rapporto di sfruttamento. Infatti, i lavoratori producono più di quanto serve a loro, ma non ne possono usufruire. Le persone sfruttate reagiscono con la lotta di classe.

Egli ritiene che l’economia controlla tutte le altre istituzioni sociali. E’ sostenuta dalla religione che tutela il sistema vigente.

In tal senso, possono essere mosse delle critiche a Marx, ad esempio:

ha ragionato quando l’industria era in mano ai grandi capitalisti, mentre oggi ci sono gli azionisti;

la proprietà dei mezzi di produzione è spesso separata dal controllo di questi mezzi. Il controllo si ha con la persona che procura un determinato mezzo;

ha classificato quelli che hanno i beni e quelli che non ne hanno. E gli altri che appartengono ad altre categorie? Marx non ha previsto l’allargamento della classe media ed era convinto che il proletariato avrebbe preso il sopravvento.

Ruolo dell’ideologia nella conservazione della disuguaglianza

Marx ha individuato il ruolo dell’ideologia.

In ogni società, l’ideologia dominante è sempre quella della classe che è al potere. In una società capitalista domina l’ideologia capitalista. In una società schiavista domina l’ideologia schiavista.

Le classi sfruttate sottomesse non sono in grado di contrapporsi a questa ideologia: hanno cioè una falsa coscienza dei fatti oggettivi, quindi pensano che le cose debbano essere così come sono.

Soltanto se i membri delle classi sfruttate acquisiscono una coscienza di classe, cioè la consapevolezza del loro sfruttamento, cominciano a mettere in dubbio la legittimità del sistema.

Sviluppano allora una nuova ideologia che giustifica i loro interessi e di conseguenza appare rivoluzionaria agli occhi della classe dominante.

A questo punto, scoppia un conflitto di classe.

Ma allora perché le disuguaglianze sopravvivono? Perché sono legittimate da un’ideologia. Essa è un insieme di credenze che giustifica un sistema sociale. L’ideologia giustifica e rende ‘naturale’ la disuguaglianza.

https://www.periodicodaily.com/lapproccio-sociologico-alla-religione-tra-durkheim-e-marx/