Hong Kong: al via il piano d’emergenza. Vietate le maschere sul viso durante le proteste

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Hong Kong maschere

Il Chief executive di Hong Kong, Carrie Lam, avrebbe proposto una nuova legge contro le proteste che ormai da mesi stanno sommergendo l’ex colonia inglese. Lam ha chiesto di vietare l’utilizzo delle maschere per nascondere il viso durante le rivolte. La nuova legge farebbe parte del piano di emergenza avanzato dal leader di Hong Kong e dovrebbe essere attiva già da domani 5 ottobre.

Hong Kong maschere
Un manifestante di Hong Kong che indossa la maschera come simbolo di protesta

Se si pensano alle maschere utilizzate come simbolo di ribellione, probabilmente il primo pensiero va a serie tv come La casa di carta, dove la maschera di Dalì diventa il vero oggetto della protesta. Eppure qua non siamo in una serie, in un film o in una soap televisiva. Questa è la realtà, una realtà che vede protagonista un popolo intero in lotta per la democrazia e i propri diritti. Ragazzi pronti a dare la vita per la causa, come ha affermato al giornale Straits Times un avvocato di Hong Kong pro-democrazia. “I giovani ammettono di essere pronti a morire per questa causa. Sono ancora là fuori con le loro maschere addosso. E la polizia glielo farà pagare.

Il film ucraino che ha ispirato le proteste di Hong Kong

È di pochi giorni fa infatti, la notizia che un poliziotto avrebbe sparato – per la prima volta dall’inizio della protesta – ad un manifestante, il 18enne Tsang Chi-kin durante il 70simo anniversario della Repubblica popolare cinese. Dopo questo ulteriore tassello del puzzle di Hong Kong, il leader Carrie Lam, ha deciso di mettere in atto il piano di emergenza, dopo circa 50 anni dal suo ultimo utilizzo. L’ultima volta infatti fu nel 1967 per contrastare le rivolte messe in atto contro gli scambi commerciali di Hong Kong di quel periodo.

Eppure, contro questa nuova legge si sono già schierati molti protestanti. “La maggior parte delle attività violente a Hong Kong sono state commesse da rivoltosi mascherati.” Afferma Hu Xijin – capo del giornale cinese Global Times – in un suo tweet.

Il rischio? Un anno di carcere e 2.904 euro di multa

La legge avanzata da Lam comporterebbe a coloro che dovessero violarla, da un anno di prigione a una multa di 2.904 euro (HK$ 25,000). Oltre a questo, vi è poi il progetto di estendere il periodo di detenzione dei sospettati oltre le 48 ore, in modo da togliere dalle strade il maggior numero di rivoltosi per il maggior tempo possibile.

Come riportato dal giornale Straits Times, un protestante ha ammesso: “E’ come aprire il vaso di Pandora, non sappiamo cosa succederà dopo l’approvazione della legge. Ma il governo dovrebbe sapere che se insiste, e non ascolta la sua gente, non ci arrenderemo e continueremo a lottare.”

Glory to Hong Kong: nasce l’inno alla rivoluzione

Anche la risposta della Cina è stata chiara. Il governo cinese ha messo in atto una serie di pressioni commerciali, tra cui il licenziamento di tutti i lavoratori della Cathay Pacific Airways che avessero preso parte alle dimostrazioni dell’ex colonia inglese.

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