Guido Maroccini: un appello da ascoltare

La tragedia è avvenuta a Pesaro

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Tutti commettiamo degli errori, e chi più chi meno ognuno di noi ha i propri scheletri dell’armadio, e Guido Maroccini lo ricorda a tutti. Alcuni dicono che un essere umano sia la somma degli sbagli che compie. Altri invece, sostengono che un uomo sia molto più di ciò. In ogni caso, quel che non è obbiettabile, è che non tutti i malfatti abbiano lo stesso peso. Certe azioni, hanno un impatto talmente enorme sulla vita altrui, che non possono assolutamente passare inosservati. La storia di Guido Maroccini, coglie quest’aspetto della nostra società riassumendolo alla perfezione.

Chi è Guido Maroccini?

Non stiamo parlando di un personaggio famoso. Né tantomeno di una persona della quale abbiamo sentito raccontare assiduamente al telegiornale o sul mondo dei social. Guido Maroccini è un uomo, un comune cittadino italiano che pochi giorni addietro è stato vittima di un incidente stradale, che ha completamente sconvolto la sua vita. Il motociclista ha deciso di raccontare la sua esperienza attraverso una lettera pubblica. Il suo scritto ha un duplice scopo. Quello di aiutare chi si trova in una situazione simile alla sua, e quella di trovare il suo carnefice. Poiché di quest’ultimo, si sono completamente perse le tracce.

La parola al motociclista

“Giovedì 8 Ottobre più o meno verso le 11 transitando in moto sul cavalcaferroria sono stato urtato da un auto (Twingo o Yaris grigio) che ha fatto finire la mia corsa contro l’arco del Miralfiore. Tralasciando i primissimi istanti dopo l’impatto contro il cemento dove era quasi impossibile respirare e che vi lascio solo immaginare, mi considero fortunato ad essere vivo ma questo non può e non deve essere una consolazione perché ci sono delle responsabilità che in questi casi vanno rivendicate e colei che ha creato tutto ciò non si sta prendendo

L’auto che mi ha urtato ha dapprima deciso di fermarsi ma senza nemmeno conoscere le mie reali condizioni s’è poi dileguata. Ora da quel giorno io sono costretto a “vivere” su un divano completamente dipendente da altri, senza riuscire ad alzarmi, andare in bagno, mangiare in maniera autonoma, si perché con clavicola e scapola destra rotta ogni movimento sono dolori lancinanti, con 4 costole e una vertebra rotte è difficile pure respirare e con il braccio destro ingessato fino al gomito idem. A tutto questo sommiamoci cure antidolorifiche continue per alleviare il dolore con tanto di cerotto di morfina.

Mi chiedo a questo punto, dove sta la coscienza, come può una persona solo immaginando una situazione simile non assumersi le proprie responsabilità; perché nessuno è immune da errori soprattutto sulla strada ma diventa criminale nel momento in cui non solo non soccorre ma arbitrariamente decide di andarsene. Da quello che ho saputo stiamo parlando di una donna e questo mi sconvolge ancora di più!!!

Ecco adesso sai quale situazione sto vivendo per mano tua; se hai un briciolo di coscienza, se quel cuore nel petto non ti serve solo per vivere ma porta anche emozioni e sentimenti, fai la cosa giusta”.

Un grido d’aiuto

Quello di Guido Maroccini, appare come un vero e proprio urlo disperato nel bel mezzo di un silenzio assordante. In generale, non è affatto facile accettare i limiti e le condizioni che a volte la vita c’impone. Nel momento in cui perdiamo il foglio sul quale sono illustrate le regole del gioco della vita, ci sentiamo come se improvvisamente non fossimo più padroni di noi stessi e delle nostre azioni. Quando poi ciò accade in maniera improvvisa, violenta e non riusciamo a scovare i dettagli fondamentali della causa, tutto si complica. Tuttavia, combattere affinché venga fatta giustizia, è uno dei pochi modi che abbiamo per riscattarci di ciò che ci è stato tolto. E sicuramente, se ammettere i propri errori diventasse più di moda, certe tragedie prenderebbero perlomeno una piega diversa.

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