Quella fra religione e scienza è una diatriba che va avanti dalla notte dei tempi e che probabilmente non finirà mai, ma ciononostante ci sono personalità che hanno saputo portare avanti nelle loro vite entrambe le tipologie di credo. Gregor Mendel è sicuramente uno degli esempi più famosi che si possano citare in questo ambito: monaco agostiniano ceco di lingua tedesca, Mendel è rimasto nella storia non certo per il suo status di prelato ma per l’immenso contributo dato alla biologia ed alle scienze naturali. Nato il 20 luglio 1822, Mendel fa parte del ristretto gruppo di uomini che non hanno “solo” aggiunto delle conoscenze ad una scienza, ma ne hanno addirittura creata una nuova: nel suo caso si tratta della genetica, la scienza dell’ereditarietà.

Oggi più o meno tutti sappiamo cosa sia la genetica: si tratta di una branca della biologia, e quindi della scienza che studia la vita in ogni sua forma, la quale si sofferma sulle modalità in cui le varie caratteristiche si tramandano di genitori in figli in tutte le specie esistenti. Una scienza che può quindi essere utile nel capire ad esempio perché io sono moro con occhi verdi mentre una mia amica è bionda con gli occhi azzurri, ma anche di capire le ragioni basilari che portano una persona ad essere affetta da una determinata malattia: una tipologia di conoscenza che oggi potrebbe quasi apparire scontata, ma che prima di Mendel non esisteva nel modo più assoluto.

Mendel: le ipotesi bislacche che l’hanno preceduto ed il modo in cui ha fondato la genetica

Quando al mondo nessuno sapeva cosa fosse il DNA, né tantomeno cosa fosse l’RNA, la società in cui viveva Mendel non riusciva a spiegarsi in che modo le caratteristiche venissero trasmesse di generazione in generazione. Qualcuno aveva provato a fornire spiegazioni di carattere filosofico e pseudo-scientifico, certo, ma si tratta di trovate che al giorno d’oggi non possono non far ridere: alcuni credevano che gli spermatozoi umani contenessero delle sorta di mini uomini già formati, che si ingigantissero poi nella pancia delle future madri; altri credevano che gli organi sessuali ricevessero “gemmule” da tutti gli altri organi e che le varie informazioni ereditarie si trasmettessero così; altri che le informazioni dei genitori si fondessero in un tutt’uno nei figli per poi non potersi più scindere nelle generazioni successive.

A Mendel, tuttavia, queste spiegazioni non supportate da solide prove stavano strette, e nemmeno la sua fede bastava per mettere a tacere la curiosità su cosa rendesse effettivamente possibile il miracolo della riproduzione. Egli iniziò quindi a combinare la procreazione di piante di pisello scegliendo specie che differivano di pochi caratteri, per poi accrescere sempre di più la complessità dei suoi esperimenti man mano che iniziava a capire qualcosa: egli formulò dunque le cosiddette Leggi di Mendel. Queste leggi sono una base che ha permesso poi ragionare nel modo giusto per ottenere le informazioni di cui oggi disponiamo circa il materiale ereditario ed il modo in cui esso viene trasferito da cellula madre a cellula figlia e da organismo genitore ad organismo figlio.

Alcuni piselli originali di Mendel sono oggi conservati al Museo Naturalistico di Berlino: CLICCA QUI PER SAPERNE DI PIU

L’importanza delle scoperte di Mendel in ambito medico

Senza entrare troppo nel dettaglio circa le Leggi di Mendel e tutto l’insieme di nozioni base della genetica (qualora vogliate approfondire, qualsiasi libro di biologia può darvi un punto di partenza), è interessante analizzare quale importantissimo risvolto pratico esse abbiano nella medicina odierna. Le scoperte di Mendel hanno dato il via al percorso che ha permesso di capire, fra le altre cose, se nel DNA di una persona c’è un’informazione che potrebbe portare presto o tardi ad una malattia, oppure se pur mancando le condizioni per scatenare una determinata malattia in quella persona ci sono possibilità che un suo eventuale figlio incorra in questo rischio.

Oltre a determinare se una persona corre il rischio di dar luce ad una prole malata, ed a poter quindi portare degli individui alla scelta di non avere figli proprio per evitare che questo accada, la genetica può essere utile anche alla persona stessa in un ambito un attimo diverso. Mentre per alcune malattie i fattori genetici sono sufficienti, per altre essi non bastano: affinché la patologia abbia luogo devono esserci anche dei “fattori ambientali” che spingano in questa direzione. “Fattori ambientali” è un termine ampio, che racchiude stile di vita, qualità dell’aria che si respira, del cibo che si mangia ed una miriade di altri fattori: chi ha quindi una determinata predisposizione genetica ad x malattia sa che deve assolutamente evitare di far propri determinati fattori, mentre chi non ha questa predisposizione può essere più tranquillo al riguardo.

Tutto ciò rende chiaro anche ai profani perché Mendel è una figura così importante per la scienza moderna, e perché meriti di essere ricordata tuttora. Grazie Gregor per aver aperto una porta mai violata prima d’ora, e per aver dato la possibilità a migliaia di altre persone di portare avanti degli studi che hanno cambiato in meglio le sorti dell’umanità.

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