L’energia pulita supera i combustibili fossili nell’Ue

Il 2020 segna un cambio di tendenza storico dei consumi energetici dell'Unione europea

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Energia pulita

Il 2020 segna una meta importante per l’Unione europea. L’anno scorso è stato il primo a segnare un bilancio in cui l’energia pulita si è posizionata prima per percentuale sul totale energetico impiegato. La stima è tuttavia una media che comprende stati virtuosi e altri che ancora fanno forte affidamento sui combustibili fossili.

Un’Unione europea più ecologica?

Sembrerebbe proprio di si. Già nel 2015 i dati dell’Agenzia europea dell’ambiente (AEA) erano molto promettenti al riguardo. Dal 2005 la percentuale di energia pulita utilizzata in Europa era notevolmente aumentata, passando dal 9 al 17%, e in genere l’elettricità veniva gestista in modo più efficiente. Ma la svolta vera e propria è avvenuta l’anno scorso, quando secondo l’agenzia indipendente EMBER è stato segnato “Un momento storico poiché le fonti rinnovabili hanno superato i combustibili fossili nell’Ue“. I numeri parlano chiaro: le energie pulite hanno costituito il 38% del totale energetico impiegato, mentre i combustibili fossili il 37. Inoltre, a completare un quadro già positivo si è registrato anche un calo del 20% delle emissioni di CO2 rispetto il 2019.


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Paesi virtuosi e paesi meno virtuosi

Anche se c’è un obiettivo comune, lo sforzo per fare a meno di carbone e petrolio non è uguale in tutta Europa. A stati con alte percentuali di impiego di energia pulita, se ne alternano altri con percentuali molto basse. Un grafico pubblicato su NRK, media pubblico norvegese, mostra che tra i più virtuosi ci sono i paesi scandinavi, dove la Danimarca produce il 78% di energia rinnovabile e la Svezia il 68. Il paese rimasto più vincolato alle fonti non rinnovabili è invece la Polonia, dove solo il 17% dell’energia è pulita, mentre il restante 83 è prodotto da combustibili fossili. La media europea è comunque positiva e conferma indirettamente che diversi paesi sono sempre più pronti a rinunciare del tutto al petrolio. Già nel 2016 secondo l’AEA il Portogallo era riuscito a soddisfare il fabbisogno energetico nazionale con la sola energia pulita per ben quattro giorni di seguito.

38% di energia pulita è ancora troppo poco

Nonostante il 2020 segni un risultato importantissimo, l’obiettivo è ancora lontano. Soprattutto in considerazione della particolarità dell’anno di riferimento. Secondo Reuters la pandemia di covid-19 ha influito in modo decisivo sulla produzione elettrica, facendola calare del 4% nel 2020. E anche se Dave Jones di EMBER ha dichiarato a Forbes che i buoni risultati saranno mantenuti nel 2021, ci vuole ancora molto impegno affinché tutta l’Europa diventi eco-friendly. Tra i paesi più popolosi la percentuale di impiego di energia pulita è ancora inferiore al 50%. Neanche la Germania va oltre il 45%, mentre l’Italia conta un 43% di energia da fonti rinnovabili. Un caso particolare è la Francia che impiega solo il 9% di combustibili fossili, ma questo perché il 67% del suo fabbisogno energetico deriva dal nucleare. Quest’ultimo copre il 25% delle risorse europee, ma viste le sue problematicità sarà presto un altro problema con cui fare i conti.


Rapporto sui consumi energetici EMBER: EU Power Sector in 2020

Grafico sulla produzione di energia pubblicato su NRK: Andel av elektrisitetsproduksjon