Diana Policarpo e il cancello scultoreo a Montegridolfo

Oltre all'opera plastica, l'artista propone passeggiate guidate del territorio alla scoperta dei saperi locali

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Diana Policarpo
Diana Policarpo, Montegridolfo. Ph Gionata Possenti e Alessandro Rinaldi

Hyperbolic Dreams di Diana Policarpo è un invito a camminare, ascoltare e guardare con curiosità, attenzione e impegno all’ambiente che ci circonda. Un lavoro proposto a Montegridolfo, in Emilia-Romagna. Il progetto si articola in un cancello scultoreo posizionato all’interno della nicchia all’ingresso dell’antica porta del castello. Le barre di ferro all’interno del telaio del cancello formano disegni semplici e delicati, forme arcaiche degli elementi della natura. Propone anche alcune passeggiate botaniche guidate lungo un sentiero di trekking ai piedi del colle del castello.


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Perché Diana Policarpo propone delle passeggiate collegate alla sua opera?

Durante la passeggiata i visitatori sono accompagnati dalla guida escursionistica locale Gianni Grilli. L’esperto illustrerà ai visitatori piante, erbe aromatiche e aneddoti sulla natura circostante e sui luoghi storici. Le tracce sonore progettate dall’artista forniranno un input non convenzionale e meditativo per esplorare il paesaggio durante la passeggiata. Fornisce informazioni sulla conoscenza del ruolo della segale cornuta, un fungo tipico di alcune colture e cereali che cresce sul grano e può causare allucinazioni se ingerito. L’apprendimento delle proprietà delle erbe locali medicinali, custodite e tramandate dalle donne nel corso delle generazioni, sono in gran parte andate perse col progresso della moderna scienza medica. Il progetto attinge a storie di guarigione e connessione con la terra, dal commercio botanico agli eventi storici della regione.

L’artista e Montegridolfo

Montegridolfo ha registrato momenti tragici nella sua storia recente, essendo posizionato proprio sulla Linea Gotica militare nella Seconda Guerra mondiale. Tuttavia, ispirata dalle bellezze naturali che circondano il borgo e dall’energia dell’attività agricola del suo territorio, l’artista restituisce al presente uno sguardo affascinato dal paesaggio e dalla forza della natura. Offre ai visitatori e alla stessa Montegridolfo un diverso punto di vista della sua narrativa.

Diana Policarpo

Nata nel 1986 a Lisbona, è un’artista visiva e compositrice che lavora nell’ambito dei media visivi e musicali. Realizza disegno, video, scultura, testo, performance e installazioni sonore multicanale. Policarpo indaga le politiche di genere, le strutture economiche, la salute e le relazioni tra specie attraverso ricerche speculative transdisciplinari. Crea per esaminare le esperienze di vulnerabilità e responsabilizzazione associate agli atti di esporsi al mondo capitalista. Il suo lavoro è esposto in tutto il mondo, comprese presentazioni personali alla Kunsthall Trondheim, Galeria Municipal do Porto, Centro de Artes Visuais, Coimbra. Ha presentato i lavori a Galeria Lehmman + Silva, Porto, BeloCampo/Galeria Francisco Fino, Lisbona, GNRtion, Braga, lab Artists Unlimited, Bielefeld. Quindi a KunstvereinLipsia, Xero, Kline e Coma, Londra, Kunsthall di Baden-Baden.

Le mostre

Policarpo ha recentemente esposto, eseguito e proiettato i suoi lavori a st_age Thyssen-Bornemisza Art Contemporary; Maus Hábitos,Porto. Poi a Intersticio, Londra, Nottingham Contemporary, Whitechapel Gallery, Londra, Museu de ArteContemporânea de Elvas (MACE). Ha partecipato agli eventi a: ARCOmadrid, Chiado 8, Lisbona; Kunsthall Oslo con Marie KolbækIversen, LUX-Moving Image, Londra. Inolre a Cafe OTO, Londra, Guest Projects, Londra, Tenderpixel, Londra, Shau Fenster, Berlino, Mars Gallery, Melbourne, Peninsula Gallery, New York, Institute of ContemporaryArts, Londra e W139, Amsterdam. Ha vinto il Prémio Novos Artistas Fundação EDP 2019 e la 21a edizione di Illy Present Future Prize nel 2021. Il progetto a Montegridolfo è coordinato da Elisabetta Negroni.

Montegridolfo

Da sempre terra di confine, Montegridolfo è ancora oggi un incantato borgo di frontiera della provincia di Rimini, di circa 1000 abitanti. Un tempo era il primo baluardo della Signoria dei Malatesta contro il Ducato di Urbino, ora è il limite geografico dell’Emilia-Romagna con le Marche. Un vezzeggiativo lo definisce “Comune marchignolo”, in realtà l’essere in equilibrio tra le valli del Conca e del Foglia, gli dona un’identità unica. Infatti si fondono la storia e il paesaggio, il lavoro dell’uomo e la cultura. Chi giunge in paese lo fa attraversando le dolci colline ammantate di ulivi che segnano il prodotto principe del territorio: il pluripremiato olio di Montegridolfo.

Le mura e i monumenti

Le mura che proteggono l’abitato, improvvisamente dietro a un torrione/puntone attribuito a Francesco di Giorgio Martini, si aprono sullo spettacolare ingresso. L’entrata è marcata dalla poderosa torre civica. Varcata la soglia è un susseguirsi di stradine e vicoli che offrono scorci pittoreschi sulle case, sulle colline, fino all’orizzonte più lontano, segnato dal mare. Si vede tutta la costa da Cervia, passando per Cesenatico e Rimini, fino a Cattolica per proseguire dopo Gradara, a Pesaro. L’antico borgo malatestiano negli anni ‘90 è recuperato con un accurato restauro promosso dalla stilista Alberta Ferretti.

Immagine da cartella stampa.