Alina Kleytman: guerra in Ucraina sul colle di Cigognola

Sul percorso che porta la Belvedere l'artista ha realizzato un'installazione con materiali bellici provenienti dal paese in conflitto

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Alina Kleytman
Alina Kleytman, Cigognola. Ph © Henrik Blomqvist

Endless Shine of Human Violence è il titolo del progetto ideato dall’artista ucraina Alina Kleytman per il borgo di Cigognola, per la terza edizione di Una Boccata d’Arte. Il progetto è un tentativo di assimilazione poetica del trauma della guerra attraverso la trasformazione di alcune macerie e oggetti in reperti preziosi. Pseudo gioielli custoditi nel sottosuolo e visibili attraverso una lastra di vetro. L’opera trova il culmine della sua restituzione nel riscontro con la luce a tratti abbagliante, filtrata da un cristallo in frantumi, sul quale sono deposti macerie e oggetti di uso quotidiano raccolti in Ucraina. Materiali fusi insieme in seguito alle alte temperature sprigionate dai bombardamenti.


Alice Ronchi e la voce del borgo di Montemarcello


Che luogo ha scelto Alina Kleytman per la sua installazione?

Attraverso la sepoltura a cielo aperto di materiali trasfigurati, l’artista opera un rituale dando un valore rinnovato agli oggetti che si svelano, come segreti, a chi abbassa lo sguardo al suolo. L’intervento si inserisce mimetizzandosi nel paesaggio per apparire nella sua lucentezza man mano che il visitatore si incammina lungo il viale alberato che conduce al Belvedere. Elementi disgreganti che derivano dal conflitto armato sono così traslati in un luogo di valore opposto: il colle di vigneti dove sorge il borgo di Cigognola. La località porta nella sua storia e geografia i segni di conflitti passati il Monumento ai Caduti e il Castello medievale che domina il panorama. È proprio la prossimità col la scultura commemorativa a favorire un dialogo asincrono con l’opera. Due testimonianze della tragicità della violenza, nel passato così come nell’urgenza del presente.

Alina Kleytman

L’artista è nata nel 1991 a Kharkiv in Ucraina e è curatrice, scultrice e tutor. Al momento sta lavorando principalmente in ambito plastico. Dall’inizio dell’aggressione russa all’Ucraina, Alina ha partecipato a diversi festival, programmi e mostre per sostenere la sua gente. Nel 2019-2020 è tutor del progetto Coming Out of Isolation 2.0 avviato da IZOLYATSIA e sostenuto dal Fondo per i diritti umani 2019. Un lavoro incentrato sulle tematiche della discriminazione, della xenofobia e del pregiudizio nei confronti dei membri della comunità LGBT+ nel paese dell’Est. Dal 2020 si occupa dello spazio d’arte indipendente Dzherelo a Kyiv che ospita una serie di mostre pubbliche, talk e conferenze tra cui il ciclo espositivo The bodies in the city e Mold-kid. Alina ha curato inoltre diversi spettacoli queer, QUEER CABARET al festival di ISKRA e la presentazione del progetto di residenza Coming Out of Isolation 2.0.

I premi

A aprile 2021 ha vinto Women in Arts nella categoria The woman in the visual art. Un premio indipendente di UN Women e dell’Istituto ucraino. Per due volte ha vinto il Pinchuk Art Prize: nel 2015 col riconoscimento speciale per l’opera Super A e nel 2018 con la gratifica del pubblico per l’opera Ask your Mom. Dal 2021 è curatrice e autrice di idee per progetti come Once upon a queer (Ucraina/Polonia), Look at meI’m the worst (Ucraina/Germania). Il progetto di Alina Kleytman a Cigognola è coordinato da Ilaria Despina Bozzi.

Cigognola

Comune italiano di circa 1.300 abitanti della provincia di Pavia. Il territorio si sviluppa nel cuore verde dell’Oltrepò Pavese, in parte arroccato su una collina, in parte esteso lungo la Vallescuropasso. Il paese è costituito da tre frazioni: Cigognola capoluogo, Vallescuropasso e Vicomune. Oltre agli affascinanti itinerari naturalistici, tre sono i suoi simboli più caratteristici e emblematici: il Viale delle Rimembranze, la Chiesa Parrocchiale di San Bernardo Abate e il Castello. Il Parco è un simbolo di Cigognola, punto panoramico di straordinaria bellezza. Ippocastani secolari e cedri del Libano guidano i visitatori lungo un piacevole percorso: lo sguardo spazia sulle valli fino a perdersi nell’orizzonte e scorgere, nelle limpide giornate primaverili, le Alpi.

Il castello

Risalente a un’epoca ancora precedente, il maniero è nominato per la prima volta in documenti del XIII secolo. Nel medioevo la Rocca fu contesa tra varie famiglie, quali i Sannazzaro, i Beccaria e i Visconti, per trasformarsi in una vera e propria corte umanistica nel Rinascimento. Nel Settecento passò a Barbara D’Adda e quindi a suo figlio, Alberico Barbiano di Belgiojoso. Con Napoleone, il bene passò ai Gazzaniga ed infine ai Bricchetto Arnaboldi. Quindi nell’Ottocento Don Carlo Arnaboldi-Gazzaniga, come era d’uso all’epoca, rimaneggiò la struttura in chiave neogotica aggiungendovi merlature ghibelline, stemmi e decorazioni di varia natura. Nel ‘900, nel salotto letterario di Mimmina Bricchetto Arnaboldi si potevano incontrare personalità come Montale, Quasimodo, Croce e Bacchelli.

Immagine da cartella stampa.