Crollo del PIL: l’ISTAT comunica i nuovi allarmanti dati

L'ISTAT ha reso noto i nuovi e poco incoraggianti dati sul PIL italiano in riferimento al secondo trimestre 2020. Calo del 12,4% rispetto al precedente trimestre. Persi oltre 50 miliardi di euro tra aprile e giugno.

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Crollo del PIL

Crollo del PIL italiano anche per il periodo relativo al secondo trimestre del 2020.

L’emergenza COVID-19 continua a spaventare il mondo, non solo dal punto di vista sanitario, ma anche per i devastanti effetti sull’economia reale. Come previsto, anche in questo secondo trimestre l’ISTAT registra un netto calo del “Prodotto Interno Lordo” italiano. I dati poco incoraggianti riguardanti il PIL del nostro Paese si vanno così ad aggiungere a quelli degli USA e di vari Paesi dell’Eurozona.

I dati sul crollo del PIL diffusi dall’ISTAT

Secondo i dati diffusi nella stima preliminare dall’Istituto nazionale di statistica, il PIL italiano ha subito una variazione negativa congiunturale del 12,4% e un calo tendenziale del 17,3%.

Cioè l’ISTAT (precisando che i dati sono corretti per gli effetti di calendario e destagionalizzati) ha stimato un -12,4% rispetto ai primi tre mesi dell’anno. E un -17,3% rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente.

Dunque dopo il calo del 5,4% relativo ai primi 3 mesi dell’anno, è in questo secondo trimestre che gli effetti economici del coronavirus si palesano in tutta la loro drammaticità. Inoltre l’ISTAT stima una variazione acquisita del PIL per il 2020 pari a -14,3%. Questo è il risultato che si registrerebbe se nei restanti trimestri dell’anno si avesse una crescita congiunturale nulla.

Questa forte contrazione del PIL è ovviamente dovuta alle misure adottate dal Governo per contrastare la pandemia. Infatti, nonostante le graduali riaperture a partire dal mese di maggio, un tale crollo era assolutamente inevitabile e preventivato.

Tuttavia, a voler guardare l’aspetto positivo, i dati sono leggermente meno gravi di quanto ipotizzato da alcuni analisti. Inoltre l’Italia, non è neanche il Paese con la contrazione maggiore.

Questo comunque non toglie la gravità della situazione italiana. Infatti, tra aprile e giugno, emerge una perdita, in termini congiunturali, di oltre 50 miliardi di euro.

Tant’è vero che l’ISTAT ha sottolineato: “l’economia italiana nel secondo trimestre 2020 ha subito una contrazione senza precedenti“. Questo: “per il pieno dispiegarsi degli effetti economici dell’emergenza sanitaria e delle misure di contenimento adottate”.

E inoltre ha aggiunto: “con il risultato del secondo trimestre il PIL fa registrare il valore più basso dal primo trimestre 1995, periodo iniziale dell’attuale serie storica”.

Dati sul crollo del PIL: negativi anche nel resto del mondo

Inoltre l’ISTAT sottolinea: “la caduta del PIL si colloca all’interno di un contesto internazionale dove le principali economie registrano riduzioni di analoga portata. Questo a causa del diffondersi della pandemia”.

Infatti, come anticipato, nel resto del mondo la situazione non è certamente più rosea. La ricca e potente Germania vede crollare il suo PIL del 10,1% rispetto al primo trimestre del 2020. La Francia registra nel secondo trimestre un calo congiunturale del 13,8%. Il crollo del Pil spagnolo arriva addirittura a -18,5%. E dall’altra parte dell’oceano, gli USA hanno comunicato una caduta del PIL del 9,5% nel secondo trimestre. Tale variazione, su base annuale, porta a stimare un crollo del PIL statunitense per il 2020, del 32,9%.

Negativi anche gli altri indicatori macroeconomici

Tuttavia, l’Italia non solo è ufficialmente in recessione (si tratta del terzo ribasso consecutivo del PIL in termini congiunturali). A preoccupare sono anche altri importanti indicatori macroeconomici piuttosto allarmanti.

Innanzitutto preoccupano i dati sull’occupazione. Sempre secondo dati ISTAT, da febbraio a giugno vi è stato un calo di circa 600.000 posti di lavoro. Il tasso di disoccupazione a giugno è risalito all’8,8% (+0,6% rispetto a maggio). In aumento anche il tasso di disoccupazione giovanile che sale al 27,6% (+1,9%). Inoltre è aumentato fortemente, superando le 700.000 unità, il numero di soggetti inattivi (coloro che non lavorano e non cercano un’occupazione).

In secondo luogo è da tenere d’occhio un altro fondamentale indicatore macroeconomico (l’inflazione). Infatti l’ISTAT registra ancora un calo dell’inflazione (negativa per il terzo mese consecutivo).

Con la pubblicazione dei dati preliminari si conferma dunque un calo dei prezzi, i quali risultano in negativo in termini mensili (-0,1%). Inoltre si stima un calo dello 0,3%, su base annua, dell’indice dei prezzi al consumo.

In attesa del Recovery Fund

Tuttavia, nonostante i preoccupanti dati emersi, sembra intravedersi una luce in fondo al tunnel. Infatti, grazie all’accordo raggiunto due settimane fa sul Recovery Fund, tra gli Stati membri dell’UE, pare possa guardarsi con più ottimismo al futuro.

La speranza è che, grazie a queste risorse si possa quanto meno contenere il tracollo dell’economia italiana ed europea, a causa di quella che è senza dubbio una crisi economica senza precedenti.

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