ISTAT, 1/3 DELLE IMPRESE A RISCHIO – 500.000 POSTI PERSI

Secondo i dati forniti dall' ISTAT, 1/3 delle imprese italiane è a rischio chiusura, con un calo del mercato del lavoro di circa 500.000 occupati dall' inizio della pandemia.

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Secondo i dati Istat, l’’Italia in tre mesi ha perso 500 mila posti di lavoro a causa delle restrizioni in seguito al coronavirus. Oltre un terzo delle imprese italiane sono a rischio sostenibilità dell’attività e potrebbero chiudere entro fine anno. A dirlo è il direttore del Dipartimento per la produzione statistica Roberto Monducci , in audizione al Senato, sul tema lavoro.

Istat, 1/3 delle imprese a rischio chiusura

È drammatico il bilancio delle conseguenze della pandemia sulla disoccupazione. Il mercato del lavoro in Italia difatti ha segnato tre mesi consecutivi di cadute congiunturali, un trend non fortissimo ma persistente.

Secondo i dati a disposizione dell’ ISTAT il 38,8% delle imprese italiane, presenta fattori economici e organizzativi che di conseguenza ne mettono a repentaglio la sopravvivenza, rilevando un rischio per la sostenibilità dell’attività da qui a fine anno. In cima alla lista la ristorazione e l’intero comparto del turismo, che dovrebbe essere tra i destinatari del prossimo decreto di agosto. 

In un incontro con il viceministro all’ Economia Laura Castelli i rappresentanti del comparto hanno incassato la promessa di un nuovo pacchetto di misure per bar e ristoranti, che vanno dalla proroga dell’esenzione della Tosap (al momento è fino a ottobre) per tenere i tavolini all’ aperto a un fondo di garanzia per gli affitti delle attività ancora in crisi fino all’ introduzione di un ‘incentivo al consumo’.

Tali imprese rappresentano il 28,8% dell’occupazione nazionale, con circa 3,6 milioni di lavoratori impiegati, mentre in termini economici rappresentano il 22,5% del valore aggiunto e circa 165 miliardi di euro della ricchezza nazionale.

In un incontro con il viceministro all’Economia Laura Castelli i rappresentanti del comparto hanno

Giovani e donne più a rischio

Le diseguaglianze aumentano anche rispetto alla qualità e alla stabilità dell’occupazione. Soprattutto ai giovani, donne e residenti al Sud, è associato un rischio elevato di marginalità e di perdita del lavoro.

Inoltre, fonte di distorsione e di vulnerabilità è anche l’elevata quota di lavoratori irregolari, pari al 13,1% dell’occupazione totale, soprattutto in agricoltura, industria in senso stretto, costruzioni e servizi (alberghi e pubblici esercizi), lavoro domestico (58,3%).

Calo del fatturato e lockdown

La prospettiva di chiusura è determinata dall’elevata caduta di fatturato che ha riguardato il 74% delle imprese e dal lockdown per il 59,7%. Del resto i vincoli di liquidità e la contrazione della domanda costituiscono i principali motivi della crisi delle attività.

Una stima dell’impatto del lockdown sulla liquidità di circa 800mila società di capitale italiane (quasi la metà dell’occupazione), indica che all’ inizio della fase di riapertura, quasi due terzi delle imprese avevano liquidità sufficiente a operare almeno fino a fine 2020. Oltre un terzo, invece, sarebbe risultato illiquido o in condizioni di liquidità precarie. Mentre, il 30% delle società di capitale classificabili a ‘produttività elevata’, risultava illiquido o con liquidità insufficiente.

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