venerdì, Aprile 19, 2024

Cappella sistina di Brescia: un tesoro d’arte

Un ciclo pittorico paragonabile agli affreschi romani, rende la chiesa del Santissimo corpo di Cristo la Cappella sistina di Brescia. L’edificio di culto fa parte del monastero oggi dei padri saveriani, ma in passato dei Gesuiti.

A che periodo risale la costruzione della Cappella sistina di Brescia?

La realizzazione del complesso religioso comincia nel 1467, dopo la donazione del terreno da parte della famiglia Martinengo. La chiesa ha la facciata ben visibile anche da 400 metri di distanza, forse per seguire le disposizione degli stessi monaci. La consacrazione è del 1501, poi si aggiunge il mausoleo dei benefattori dove riposa il condottiero Marcantonio. Nel 1565 Fra Benedetto da Marone lavora al ciclo di affreschi che descrive l’Eucarestia come mezzo di salvezza. Risale ai primi anni del Seicento l’edificazione delle tre cappelle sul lato orientale.


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La titolazione al corpo di Cristo

L’edificio religioso è dedicato all’Eucarestia e non a San Cristo, come comunemente ritenuto. La titolazione testimonia la devozione per il sacramento e l’offerta del Salvatore. Ci sono altri esempi di edifici simili, come il duomo di Valvasone in provincia di Pordenone e la chiesa di Pagliaro in Lombardia.

Gli affreschi

Le pitture della fine del Quattrocento ancora conservate si trovano nell’arco santo, in parte coperte dalla decorazione successiva. Vi hanno lavorato gli artisti Paolo Cayana il Vecchio, Giovanni Maria e Girolamo da Brescia. Cornici architettoniche incorniciano figure di Santi, un’Annunciazione e un’Adorazione del Bambino.

La Cappella sistina di Brescia e i dipinti di Benedetto da Marone

Attorno alla metà del Cinquecento una volta a costoloni sostituisce il tetto con travi a vista. Benedetto da Marone prende spunto da Michelangelo Bonarroti per riprodurre il Giudizio universale e nelle losanghe i dodici Apostoli. Sulle pareti laterali raffigura alcuni dei temi della Legenda Aurea. Ci sono anche richiami a Raffaello Sanzio, soprattutto nello sfondo notturno sulla sinistra. In una scena del Martirio di Santa Margherita d’Antiochia rappresenta la committente, una dama in abito bianco. Sulla destra puoi notare i lavori di Pietro Maria Bagnadore. Invece, nell’arco con la morte di Santa Lucia il pittore si raffigura con la barba, additando ciò che avviene alle sue spalle. Sull’abside ci sono poi i momenti della Passione di Gesù. Quindi tutta la decorazione ha il suo avvio nel sacrificio di Cristo e ha il coronamento nel compimento dei tempi.

L’endonartece e l’opera di Lattanzio Gambara

Il pittore bresciano del Cinquecento si occupa di affrescare il lato esterno del nartece. L’artista che lavora anche nel duomo di Parma, crea uno spazio che racconta le storie di Cristo con ai lati i padri della Chiesa. Da una parte ci sono la Natività e la Presentazione al tempio, dall’altra Gesù tra i dottori e il Battesimo. In particolare, nella scena coi sapienti lo sfondo architettonico anticipa lo stile del Manierismo. Il ragazzo comincia a predicare non trasmettendo norme, ma dialogando e i saggi ne sono stupiti.

Odette Tapella
Odette Tapella
Vivo in piccolo paese di provincia. Mi piace leggere, fare giardinaggio, stare a contatto con la natura. Coltivo l'interesse per l'arte, la cultura e le tradizioni.

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