Auto elettriche e minerali: un’arma a doppio taglio

Il ricorso sempre maggiore all'estrazione mineraria potrebbe vanificare gli sforzi dei veicoli a zero emissioni

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Le auto elettriche sono in forte espansione, ma sta nascendo il problema dei minerali. Per far si che le vetture a batteria funzionino a dovere, evitando la tradizionale “ansia” da autonomia, i minerali e le terre rare giocano un ruolo fondamentale. Ma potrebbe compromettere il risultato finale, ossia quella di ottenere una mobilità “verde”. Qualcuno ai piani alti se ne sta accorgendo: “Abbiamo bisogno di più minerali“, ha dichiarato Jennifer Granholm, responsabile dell’energia dell’amministrazione di Joe Biden. Ma questo è solo la punta dell’iceberg di un problema che potrebbe risultare gigantesco. Analizziamolo insieme.


Batterie allo stato solido: qualche luce, molte ombre


Auto elettriche, qual è il problema dei minerali?

Una risposta l’ha già data la responsabile del governo USA: i minerali che abbiamo non bastano. Litio, cobalto, nichel, terre rare: sono alcuni degli elementi che bisogna estrarre dal sottosuolo per costruire le auto elettriche. Questi elementi sono costosi da estrarre, e ciò spiega perché lo sviluppo delle batterie abbia costi a dir poco folli. C’è poi il problema delle scorte: secondo un’inchiesta di Bloomberg, al ritmo attuale di consumo, le scorte di litio termineranno in meno di dieci anni. Il che obbligherà l’industria a cercare un’alternativa (che non c’è), oppure a cercare altro litio. Peccato che il posto più vicino dove trovarlo sia…la fascia principale degli asteroidi, nel cuore del sistema solare! Ma c’è un altro problema.

La questione ambientale

Assumendo che il sottosuolo abbia tutto ciò che ci occorre, l’estrazione ha un costo ambientale molto alto. “Che serve costruire enormi ammassi di veicoli elettrici, se per farlo è necessario distruggere l’ambiente in modo da ottenere i materiali fondamentali alla loro produzione?“, si pone il sito specializzato musclecarsandtrucks.com. E’ una domanda sensata, che si stanno ponendo anche i governi. In Portogallo, per esempio, non sono così convinti di sacrificare i loro panorami da turismo al solo scopo di elettrificare il parco auto. Tornando agli USA, sono diverse le associazioni ambientaliste che protestano contro i piani estrattivi in California, nel New Mexico, in Colorado, nel Wyoming, nel Connecticut, nel Maine e nel Massachusetts. Questi stati dispongono di giacimenti di litio, pari a circa il 10% del fabbisogno mondiale.

Insomma, il dilemma amletico che l’industria e la politica dovrà affrontare è come conciliare la nuova forma di mobilità con la sensibilità ambientale. La sensazione è che la coperta sia troppo corta, e che certe decisioni siano state affrettate. L’era dell’elettrico rischia di morire sul nascere? E’ troppo presto per dirlo. Staremo a vedere.

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