Armenia-Azerbaigian: scoppiano nuovi scontri  

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Karabakh: trovata fossa comune di azeri uccisi

Scoppiano nuovi scontri tra Armenia-Azerbaigian. I due governi si accusano a vicenda di aver dato il via ai nuovi scontri. Washington chiede la cessazione immediata delle ostilità.  

Armenia-Azerbaigian: nuovi scontri al confine?

Armenia e Azerbaigian hanno riferito che sono scoppiati nuovi scontri al confine che hanno provocato la morte di un numero imprecisato di truppe azere. Gli ultimi combattimenti segnano l’inizio di una nuova tensione nel Nagorno-Karabakh, regione contesa tra i due Paesi teatro di una sanguinosa guerra nel 2020. I due governi si accusano a vicenda di aver dato il via ai nuovi scontri. Il ministero della Difesa armeno ha affermato che l’Azerbaigian ha lanciato “bombardamenti intensi” contro le posizioni militari armene in direzione delle città di Goris, Sok e Jermuk e ha denunciato l’aggressione del vicino impegnato in un tentativo di avanzare su territorio armeno.  Dal canto suo il ministero della Difesa dell’Azerbaigian ha invece accusato l’Armenia di “atti sovversivi su larga scala” vicino ai distretti di Dashkesan, Kelbajar e Lachin al confine, aggiungendo che le sue posizioni dell’esercito “sono state prese di mira, anche dai mortai delle trincee”.

Gli USA chiedono la fine immediata delle ostilità

Gli Stati Uniti hanno detto di essere profondamente preoccupati per la ripresa dei combattimenti. “Come abbiamo chiarito da tempo, non ci può essere una soluzione militare al conflitto. Esortiamo a porre fine immediatamente a qualsiasi ostilità militare“, ha affermato il segretario di Stato americano Antony Blinken. Il primo ministro armeno, Nikol Pashinyan, ha sentito separatamente al telefono i presidenti russo e francese, Vladimir Putin ed Emmanuel Macron, e il segretario di Stato americano, Antony Blinken. Secondo quanto riferito, i tre leader hanno definito inaccettabile la nuova escalation. Pashinyan ha condannato “le azioni provocatorie e aggressive” delle forze armate azere e ha chiesto “una risposta adeguata da parte della comunità internazionale”.


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