Allarme black out in California: colpa delle auto elettriche?

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Lo stato della California è sempre un passo avanti sulle nuove tecnologie. La transizione elettrica, però, sta portando ad un allarme black out. Cosa sta succedendo?

Qual è la causa dell’allarme black out?

Le reti di distribuzione californiane non sono ancora al passo con il crescente aumento delle auto elettriche. Per questo motivo Ram Rajagopal, docente di Ingegneria Civile e Ambientale presso la Stanford University, ha lanciato l’allarme black out dopo aver pubblicato uno studio sull’impatto della nuova mobilità sulle reti energetiche.


Transizione elettrica Bruxelles cerchiobottismo continentale


Verso il deficit

“Avremo un numero considerevole di veicoli che si ricaricano a casa come tutti sognano, ma la rete di oggi potrebbe non essere in grado di supportarli” ha spiegato il professore. I dati sono stati forniti dalla California Independent System Operator, gestore dell’80% dell’infrastruttura elettrica statale. Nei prossimi mesi, sembra, l’intero sistema di distribuzione potrebbe trovarsi con un deficit di forniture pari a 1.700 megawatt: l’equivalente del fabbisogno di 1,3 milioni di abitazioni. In caso di condizioni meteo avverse o incendi boschivi, poi, potrebbe arrivare a 4.000/5.000 megawatt.

Buoni propositi

Anche a Sacramento, capitale dello Stato della California, l’intento è di imporre lo stop alle auto a combustione entro il 2035. Se questo si realizzasse, la rete elettrica statale si troverebbe a dover far fronte ad una domanda aggiuntiva difficilmente sostenibile. Oltre a questo, per il 2024 l’intera produzione di energia dovrà abbandonare i combustibili fossili, il che rappresenta un ostacolo in più. Per tutti questi motivi il governatore Gavin Newsom aveva ipotizzato l’idea di mantenere in funzione l’unica centrale nucleare ancora attiva in California, l’impianto di Diablo Canyon, che però è destinata alla chiusura tra il 2024 e il 2025.

Come gestire la domanda energetica?

La domanda dunque rimane questa: come gestire il picco della domanda energetica? Secondo il team del professor Rajagopal, il picco non è ancora prossimo, ma sarà raddoppiato nel 2030, e si farà sentire in particolar modo all’orario dell’uscita dei lavoratori. Occorre ricordare anche che in questo momento la produzione solare sta venendo meno, e così anche il passaggio ad altre fonti energetiche.

Non solo allarme black out

Non è però questo l’unico problema. Lo scorso anno, il presidente della Commissione Trasporti della Camera di Comuni del Regno Unito ha denunciato un rischio simile anche per la rete elettrica britannica. Senza contare le questioni già citate, la tenuta delle reti è già messa alla prova dai cambiamenti climatici, e dall’aumento delle temperature, che com’è ovvio incrementa l’utilizzo dell’impianto di climatizzazione. E in Italia non va molto meglio.

Adeguare la rete

Prendiamo la città di Milano. Sempre lo scorso anno, il gestore dell’infrastruttura milanese (Unareti) ha ugualmente denunciato un allarme black out. Gli episodi sono stati attribuiti all’accensione contemporanea di migliaia di condizionatori, con conseguente sovraccarico della rete. “Per superare i disservizi che possono verificarsi in presenza di aumenti di carico sulla rete, sono necessari ingenti investimenti che richiedono tempi lunghi per essere portati a termine” ha spiegato Unareti. Inoltre, lo scorso dicembre Renato Mazzoncini, Amministratore Delegato dell’utility lombarda A2A, aveva rilasciato un’intervista al magazine Quattroruote: secondo il suo parere le risorse necessarie sarebbero di 1,5 miliardi di euro, nella sola Milano. In tutta Italia, invece, la cifra salirebbe a 50/60 miliardi di euro da investire sulle sole reti elettriche.