11/09/2001: 18 anni dall’attentato che sconvolse il mondo

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L'11 settembre 2001, 18 anni fa, crollavano le Torri Gemelle, a Manhattan.
A man jumps from the north tower of New York's World Trade Center Tuesday, Sept. 11, 2001 after terrorists crashed two hijacked airliners into the World Trade Center. (AP Photo/Richard Drew)

La mattina dell’11 settembre 2001, gli impiegati presso il World Trade Center, a Manhattan, si alzarono per recarsi al lavoro. Tutti, o quasi, fecero colazione. Si lavarono i denti, indossarono gli abiti da ufficio e presero con sé borse e ventiquattrore. Chi aveva famiglia, la salutò prima di uscire di casa: un bacio frettoloso alla moglie o al marito, una carezza sulla testa ai bambini.

Nel frattempo, non troppo lontano, altri lavoratori, impiegati presso l’American Airlines o la United Airlines, terminavano le operazioni d’imbarco per alcuni voli di linea diretti a Los Angeles o a San Francisco. I passeggeri dei voli American Airlines 11 e 77 e United Airlines 175 e 93 si accomodarono sulle proprie poltrone. Il personale di bordo era pronto al decollo, il pilota ai comandi. Uno scenario comune, familiare a chi, viaggiando spesso per lavoro, neppure guardava più fuori dal finestrino.

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L’11 settembre 2001 era un martedì. Un giorno come tanti, una noiosa settimana lavorativa appena cominciata. Nessuno sospettava che, di lì a poche ore, la faccia del Mondo sarebbe cambiata completamente.

Eppure, prima delle nove, i passeggeri di quei quattro voli stavano tirando fuori, in preda al panico, i propri cellulari, effettuavano telefonate concitate. Il panico era evidente nelle loro voci. Qualcuno cercava di contattare le forze dell’ordine; qualcun altro lasciava un messaggio d’addio nella segreteria del coniuge, di un genitore, di un fratello.

Le torri

Alle 09:03, due di quegli aerei si schiantarono contro le due Torri Gemelle del World Trade Center. Fu immediatamente dato l’ordine di evacuare le Torri in fiamme; ma la fuga fu possibile solo per chi si trovava al di sotto del punto d’impatto. Per tutti gli altri, fu proposto un salvataggio in elicottero; strada che si rivelò impraticabile a causa del denso fumo che impediva l’atterraggio sul tetto delle torri.

Migliaia furono le vittime. Tra di esse, le più fortunate morirono nello schianto. Gli altri, rimasti intrappolati all’interno degli edifici sul punto di crollare, ebbero tutto il tempo di perdere la ragione. 200 persone si lanciarono nel vuoto, come se sperassero di trovare così la salvezza. Moltissimi altri morirono a causa del calore, o soffocati dal fumo. Altri ancora non si trovavano all’interno del World Trade Center, ma erano intervenuti sul posto per prestare soccorso: 343 vigili del fuoco e 60 poliziotti persero la propria vita, nel tentativo di salvarne altre.

The falling man

Il fotografo Richard Drew scattò un’immagine destinata a diventare una tra le più rappresentative della tragedia: un uomo in volo, mai identificato, che precipita giù dalla Torre Nord. La foto ritrae l’uomo in picchiata, le braccia lungo il corpo, una gamba piegata. La sua posa è elegante, per nulla scomposta; sembra quasi che, da un momento all’altro, lo sconosciuto possa spalancare le ali e riguadagnare quota, volare via.

“The Falling Man” è il titolo di questa
fotografia, simbolo della tragedia.

Gli altri aerei

Il Pentagono

Il terzo aereo colpì il Pentagono alle 09:37. Il quarto, probabilmente diretto contro il Campidoglio di Washington, non giunse mai a destinazione. Gli eroici passeggeri avevano tentato di riprendere il controllo del velivolo, e il dirottatore, messo alle strette, aveva preferito gettarsi in picchiata contro un campo a Shanksville, in Pennsylvania.

La guerra

Osama bin Laden

Gli attentati furono rivendicati dai fondamentalisti islamici di Al Qaida, organizzazione paramilitare di stampo terroristico capitanata dal famigerato Osama bin Laden. Le conseguenze furono inevitabili: gli Stati Uniti dichiararono guerra al terrorismo, e risposero a quanto subito attaccando l’Afghanistan. Ne scaturì una guerra sanguinosa, potenzialmente infinita. La caccia a bin Laden si concluse il 2 maggio 2011, con l’uccisione del leader di Al Qaida; ma il conflitto dura ancora oggi.

Il terrore

Ma la guerra non fu la sola eredità lasciata dagli attentati dell’11 settembre 2001. Quel giorno, nel cuore di un’intera generazione, non soltanto negli USA, si insediò una paura che non aveva mai conosciuto. Coloro che oggi sono giovani adulti, all’epoca dei fatti erano bambini che videro le Torri crollare in televisione, e insieme a loro venire giù la fiducia nella stabilità del mondo che li circondava. Se quelle Torri in America, così alte, così maestose, potevano cadere giù in pochi minuti, allora il mondo intero poteva crollare. La guerra non si svolgeva più solo sui libri di storia, ma era presente e reale. Il male che aveva paralizzato l’America esisteva, e poteva arrivare dovunque, colpire chiunque.

L’11 settembre fu dunque più di un attentato terroristico; più di un casus belli; più della tragedia irreparabile che tutti conosciamo, e di cui ancora oggi è impossibile consolarsi. L’11 settembre fu il giorno in cui la generazione dei nati negli anni 90 conobbe il terrore. Un terrore che penetrò nelle case attraverso la televisione e che non se ne andò più, rinnovato anno dopo anno da nuovi attentati, da nuove organizzazioni terroristiche che, sebbene portino altri nomi, conservano la stessa fisionomia mostruosa di Al Qaida, le stesse minacce, le stesse armi.

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