Vichama è un sito archeologico situato sulla costa centrale dello Stato peruviano collocato nella provincia di Huaura nei pressi del fiume omonimo nel distretto di Vigueta, dipartimento di Lima. Da anni il luogo è oggetto di accurati studi per capire e meglio decifrare la cultura precolombiana affinché gli ancora troppi punti sconosciuti delle tradizioni, della religione e della costruzione sociale delle popolazioni andine e indigene sudamericane possa essere meglio conosciuta e compresa. Il sito fu il centro di sviluppo delle genti dette preceramiche dei Caral che, cominciando la sua esistenza circa 5000 anni fa e terminando attorno al 1800 a.C. per cause ancora sconosciute, è una delle prime e più longeve civiltà che la storia dell’umanità abbia conosciuto, si può affermare infatti che queste popolazioni siano state una delle prime organizzazioni sociali ad esistere e svilupparsi nel continente latinoamericano al tempo delle civiltà mesopotamiche, dalle quali si ritiene si siano generate le altre popolazioni indios, autoctone di questi territori.

Vichama, parco archeologico

Gli studiosi, oltre che per incrementare le conoscenze storiche sulla composizione civile di queste genti, continua a condurre ricerche per cercare di capire il dilemma della loro scomparsa ancora avvolta nel mistero, le cui cause sono ancora non ben chiarite se per cause belliche, climatiche o altro. Da quello che a tutt’oggi mostrano gli scavi, quello che è certo è che l’arte e l’architettura di queste popolazioni erano, soprattutto per il tempo, davvero eccellenti, circostanza che ha certamente impedito agli archeologi di avere dubbi sulla ottima organizzazione sociale del popolo Caral, estremamente moderna considerando quanti secoli ci distanziano da questa civiltà. L’insediamento archeologico, della superficie di 25 ettari, caratterizzato da 22 complessi architettonici tra cui nove edifici principali, consistenti in templi, edifici pubblici, di culto e religiosi, luoghi di incontro e settori domestici, costruzioni dalla forma piramidale ed edifici a gradoni e circolari, è un magnifico esempio di rete cittadina e di sviluppo urbano antico in cui si mostrano problemi attuali che già funzionavano in passato come l’interculturalità, il problema dei cambiamenti climatici e l’uguaglianza di genere che si può evincere dalle numerose rappresentazioni scultoree di figure femminili e soprattutto dalla raffigurazione di una sacerdotessa, simboli della grande importanza che dovevano avere le donne nella cultura Caral, popolazione che forse stava proprio in quei lontani millenni passando da una società matriarcale a una di tipo patriarcale oppure che aveva trovato un equilibrio tra le due forme di organizzazione sociofamiliare che aveva il compito, molto più che ai giorni nostri, di reggere e intessere rapporti civili e politici, aspetto fondamentale per la continuità vitale della propria civiltà.

Bassorilievi di Vichama

Per Ruth Shady Solis, direttrice della zona archeologica di Caral (ZAC) per il Progetto Archeologico Speciale Caral-Supe creato dallo Stato peruviano agli inizi del duemila e collegato all’allora Istituto Nazionale di Cultura, le vecchie e nuove scoperte attuate all’interno del sito contribuiranno a comprendere meglio la storia e serviranno da riflesso nel presente, successo che si è manifestato grazie al ritrovamento, oltre che a una consistente mole di apparato urbano e costruttivo, elemento macroscopico che ha permesso la conoscenza sull’esistenza stessa di questa città, anche di tre statuette politico religiose databili all’incirca a 3800 anni fa scoperte all’interno di una cesta di giunchi e dell’attuale rospo umanizzato, ultima nuova scoperta promossa dal sempre emozionante e sorprendente calderone archeologico di Vichama e presentata lunedì presso il Ministero della Cultura del Perù dal direttore Shady Solis.

Ruth Shady Solis

Il ritrovamento, localizzato in uno degli edifici cerimoniali pubblici dell’area archeologica, rappresenta una serie di rilievi scultorei tra cui spicca un rospo umanizzato avente le braccia distese su una testa antropomorfa dagli occhi chiusi. Secondo l’interpretazione di Shady il bassorilievo avrebbe funzione divinatoria e commemorativa in quanto il rospo, che nella visione del mondo andino è un’icona legata alla pioggia e all’acqua del fiume essenziale per l’agricoltura, simboleggerebbe l’evocazione dell’acqua o la sua venuta, avvenuta magari conseguentemente a un tempo di preghiere rivolte alla divinità, dopo un periodo di pericolosa siccità.

Bassorilievi di Vichama

Per correlazione l’immagine della testa umana rappresenterebbe dunque l’essere umano che aspetta che l’acqua conceda continuità alla natura, agricoltura e allevamento, e quindi alla vita. Ad incentivare tale lettura dell’immagine, oltre al senso che ne risulta nell’ubicarsi vicino ad un altro rilievo scultoreo dal tema simile composto da quattro teste umane con gli occhi chiusi quasi a voler abbandonarsi al fato e allo stesso tempo riuscire a vincerlo attraverso la meditazione e caratterizzato da due serpenti che si muovono tra di loro verso una testa che rappresenterebbe un seme antropomorfizzato con la bocca aperta e le radici radicate nel terreno, espressione evidente dell’apotropaicità delle rappresentazioni e dell’importanza fondamentale delle colture nella vita quotidiana e nelle credenze religiose dei Caral, è il fatto che essa è stata trovata proprio in un luogo di culto affine all’aspetto prettamente ambientale, cioè nell’anticamera che portava a una sala cerimoniale dell’edificio dei depositi da cui dominano i campi e le coltivazioni della valle del Huaura. Si presume che la popolazione dei Caral, così come forse altre di analoga organizzazione dell’america latina a quel tempo, coltivasse una religiosità così marcatamente spinta sui modelli e sui riti dell’agricoltura e delle piogge poiché, per quanto sviluppata, si trovava incapace di affrontare adeguatamente i cambiamenti climatici ed atmosferici dei luoghi in cui si erano stabiliti. Probabilmente la città ha preso il nome di Vichama, il dio della morte figlio di Inti, nella religione inca il dio del sole a sua volta generato dal dio della civilizzazione Viracocha, la cui madre del del dio Vichama venne uccisa dal fratellastro Pachacamac per la quale Vichama stesso cercò vendetta trasformando in rocce ed isole gli umani creati dal fratellastro, proprio per l’eccessiva superstizione e la vicinanza con la carestia e la morte che i Caral avevano.

Bassorilevo di Vichama

Come si può infatti notare, ogni aspetto del mito, uno dei più elevati della religione precolombiana, concomitantemente a un motivo di morale civile e sociale è pervaso dalla morte e dalla rappresentazione della siccità. L’ossessione per l’acqua è evidenziato dall’architettura di alcuni edifici che con le loro peculiarità costruttive consentivano un immagazzinamento d’acqua e in primo luogo da ulteriori reperti a rilievo figuranti personaggi antropomorfi, adulti e bambini, a stomaco vuoto o scheletrici, alcuni già deceduti e altri estasiati intenti in una danza rituale. Dopotutto se il motivo della caduta della civiltà Caral non è ancora noto, sicuramente per quei popoli grande importanza per sorte avversa ha avuto l’ambiente, il cambiamento climatico e l’incapacità d’adattamento e di rinnovamento, perciò siano quindi da monito al mondo contemporaneo, che mai come ora ha purtroppo bisogno di antichi insegnamenti, le sventure dei Caral che dovettero sopportare, soffrire e affrontare, quando probabilmente era ormai troppo tardi, pene inaugurabili.

Bassorilievo, il rospo umanizzato

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