Venezuela: crimini contro l’umanità

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Omicidi e torture in Venezuela

 

Cinque paesi Sudamericani e Canada hanno firmato mercoledì una dichiarazione congiunta: chiedono un’indagine su possibili crimini contro l’umanità in Venezuela.

La richiesta è stata presentata al quartier generale delle Nazioni Unite a New York.

E’ la prima volta che i governi membri del sistema politico americano richiedono un’indagine sui presunti crimini che si sono verificati interamente sul territorio.

Questa mossa è l’ultimo colpo al presidente del Venezuela  Nicolas Maduro, dopo che il 25 settembre, l’amministrazione Trump ha sanzionato la moglie Cilia Adela Flores de Maduro, l’ex procuratore generale e presidente dell’Assemblea nazionale.

Il Venezuela è un caso molto triste e vogliamo vederlo risolto – quello che sta succedendo là è una tragedia umana“, ha detto Trump ai giornalisti a New York, in vista del suo discorso all’Assemblea generale delle Nazioni Unite.

Questo, nel tentativo di convincere Maduro ad indebolire la sua presa sulle forze armate e sul governo mentre il popolo del Venezuela soffre.

 

 

 

Presidente del Venezuela, Maduro: la crisi è una “fabbricazione”

Il paese più ricco dell’America Latina, il Venezuela è precipitato in una crisi economica e umanitaria, con carenza di cibo, ospedali sovraffollati, inflazione e disordini politici.

Il caos e la crisi in corso hanno scatenato un esodo di massa dal Venezuela, aumentando le tensioni nella regione.

 

L’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari ha definito questo esodo “uno dei più grandi movimenti di popolazione nella storia dell’America Latina“.

L’Organizzazione internazionale delle migrazioni, afferma che l’esodo dal Venezuela sta raggiungendo una crisi pari al flusso mediterraneo di rifugiati dal Nord Africa e dal Medio Oriente.

Dal 2015 al 2017 il numero di venezuelani residenti all’estero è più che raddoppiato, passando da 700.000 a oltre 1,6 milioni.

Circa 31 milioni di persone vivono in Venezuela.

Storia della crisi del Venezuela

Alla fine degli anni ’70, la crescente recessione internazionale e l’eccesso di petrolio hanno iniziato a scuotere l’economia del Venezuela.

Le entrate petrolifere diminuirono, aumentando la disoccupazione e l’inflazione, e ancora una volta costringendo il paese al debito estero.

Il calo del 1988 dei prezzi mondiali del petrolio ha dimezzato le entrate del paese, mettendo in dubbio la capacità del Venezuela di saldare il debito. Le misure di austerità introdotte nel 1989 da Pérez Jiménez innescarono un’ondata di proteste, culminate nella perdita di oltre 300 vite in tre giorni di scontri sanguinosi conosciuti come ” El Caracazo “.

Due tentativi di colpo di stato che si sono verificati in Venezuela nel 1992, hanno contribuito a grandi disordini interni.

Il primo, condotto dal colonnello Hugo Chávez finì in una condanna per lui con detenzione a lungo termine.

Il secondo tentativo, fu condotto da ufficiali delle forze aeree minori. La battaglia aerea su Caracas, con aerei da guerra che volano tra i grattacieli, ha dato al colpo di stato uno scenario apocalittico.

Il palazzo presidenziale, fu bombardato e parzialmente distrutto. L’esercito fu chiamato a difendere il presidente, e questa volta morirono più di 100 persone.

Nel 1995, il Venezuela fu costretto a svalutare la moneta di oltre il 70%. Alla fine del 1998, i due terzi dei 23 milioni di abitanti del Venezuela vivevano al di sotto della soglia di povertà. Il traffico di droga e il crimine sono aumentati e i guerriglieri colombiani hanno notevolmente ampliato le loro operazioni nelle zone di frontiera del Venezuela.

Hugo Chávez e il Venezuela

Le elezioni presidenziali del 1998 in Venezuela hanno portato alla presidenza Hugo Chávez, dopo essere stato graziato nel 1994.Vinse con la promessa di produrre una grande rivoluzione sociale pacifica e democratica.

Tutto è stata meno che pacifica la sua rivoluzione.

Chávez  riscrive la costituzione  conferendosi nuovi e ampi poteri. Le nuove leggi varate nel 2001 hanno dato seguito a proteste rabbiose con scioperi violenti nell’aprile 2002. Seguì un colpo di stato gestito da leader militari in cui Chávez fu costretto a dimettersi. Ha riacquistato il potere due giorni dopo, ma questo ha solo intensificato il conflitto.

Mentre le tensioni popolari aumentavano, nel dicembre 2002 l’opposizione chiamò uno sciopero generale nel tentativo di estromettere il presidente. Lo sciopero nazionale ha paralizzato il paese, compresa la sua industria petrolifera vitale e buona parte del settore privato. Dopo 63 giorni, l’opposizione ha infine revocato lo sciopero, che era costato al paese il 7,6% del suo PIL e ha ulteriormente devastato l’economia petrolifera. Chávez è sopravvissuto di nuovo e ha rivendicato la vittoria.

La politica nazionale continuò a essere traballante fino a quando Chavez vince un referendum del 2004 e consolidò il suo potere già radicale.

Nel 2005 Chavez avviò un programma molto pubblicizzato e di dubbia intenzionalità per fornire petrolio da riscaldamento a prezzi ridotti per le persone impoverite negli Stati Uniti. Il programma è stato ampliato nel 2006 per includere quattro dei cinque distretti di New York City, fornendo 25 milioni di galloni di carburante per i newyorkesi a basso reddito al 40% sul prezzo all’ingrosso. Mentre il programma ovviamente ha aiutato centinaia di migliaia di poveri newyorkesi, è stato usato come un colpo politico per l’allora nemico di Chávez, l’ex presidente degli Stati Uniti George W. Bush.

Nonostante contribuisca alle profonde tasche petrolifere del Venezuela e una vita migliorata per i poveri, la popolarità di Chávez ha iniziato a calare.

L’apparenza era salva, ma il decennio si è concluso con il Venezuela che lotta per combattere una grave carenza di energia e acqua, una crisi che ha colpito il cuore della classi medie e superiori. I diffusi blackout erano comuni in tutto il paese e Chávez ha invitato tutti i venezuelani a limitare le loro docce a soli tre minuti.

Nel 2010 Caracas ha fino a 48 ore alla settimana senza acqua.

Il ministro dell’Elettricità è stato rimosso dall’incarico,  il vicepresidente e ministro della Difesa, il ministro dell’Ambiente e il ministro per le Banche Pubbliche rassegnano le dimissioni.

Un mese dopo, la crisi energetica si è deteriorata al punto che Chávez ha emesso uno stato di emergenza.

Le relazioni straniere di Chávez non andavano molto meglio della sua economia domestica. Le relazioni con la Colombia fragilissime, per i sospetti che il Venezuela stava fornendo armi ai ribelli delle FARC , più la decisone di consentire alle truppe statunitensi di operare su sette delle sue basi militari. Chávez ha vietato le importazioni di auto colombiane e ha accumulato truppe al confine dopo diverse morti sospette e transfrontaliere da entrambe le parti.

Nonostante la sua scarsa popolarità, Chávez, dichiarò le sue intenzioni di candidarsi per un quarto mandato di sei anni alle elezioni del 2012. Chavez fu infatti rieletto nel 2012, e mentre iniziava il suo quarto mandato il 10 gennaio 2013, morì meno di 2 mesi dopo, il 5 marzo 2013.

Il vicepresidente, Nicolas Maduro, ha assunto i poteri e le funzioni presidenziali per il resto del mandato abbreviato di Chávez fino a quando si sono svolte le elezioni presidenziali.

 

 

 

 

La ‘penosa’ era Maduro

Alla crisi già in atto, si aggiunge il tracollo delle quotazioni petrolifere.

I prezzi massimi disincentivano le imprese a produrre, e il petrolio fa entrare nel paese sempre meno dollari e le sue estrazioni diminuiscono.

Il governo avrebbe potuto superare la crisi con due mosse: rimuovendo i prezzi amministrati e lasciando fluttuare il cambio liberamente sul mercato valutario.

Così non è stato, in ossequio sia a ragioni ideologiche, sia anche a convenienze di un apparato politico-burocratico e militare profondamente corrotto.

I dollari scarseggiano e i venezuelani sono disposti a comprarseli a tassi penalizzanti.

Le imprese non hanno più la possibilità di importare dall’estero le materie prime per la produzione, non avendo al cambio ufficiale e alle aste loro dedicate la possibilità di trovare tutta la valuta estera richiesta.

I pochi beni prodotti e venduti registrano prezzi sempre più in crescita e la sfiducia verso la moneta spinge le famiglie a correre ad acquistare i pochi dollari offerti sul mercato nero a tassi di cambio sempre più alti.

Inoltre, il governo costringe la banca centrale a stampare più banconote per finanziare il suo deficit fiscale crescente.

I prezzi continuano ad essere fissati dal governo nella loro misura massima ed è impossibile per i commercianti capire come aggiornarli di ora in ora.

Il petrolio?

Con un solo dollaro ci si potrebbe comprare in Venezuela oltre 8,7 milioni di litri di benzina.

Il Venezuela dovrebbe smettere di stampare moneta per coprire i deficit fiscali, liberalizzare il tasso di cambio e porre fine al controllo sui prezzi.

Sarebbe necessario, altresì, che il governo si mostri credibile nel tutelare la stabilità dei prezzi.

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