Unione Europea e Cina: tra investimenti e diritti umani

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Pechino in cerca di una sponda

L’Europa è ad un bivio, deve scegliere tra gli investimenti cinesi o la tutela dei diritti umani. La Cina è pronta alla “comunicazione e al coordinamento” con l’Unione Europea sull’accordo sugli investimenti (il Comprehensive Agreement on Investment) dopo la sospensione della ratifica annunciata da Bruxelles.

Cosa è stato concordato nell’accordo di dicembre?

L’accordo stipulato a dicembre 2020 apre il mercato cinese alle imprese dei paesi dei membri dell’Unione Europea. Un mercato orientale che fa gola a molti all’interno dell’Unione perché molto ampio e indubbiamente crescente. L’accordo tra Cina e Unione Europea ha registrato un volume di scambi di 477,7 miliardi di euro solo nei primi dieci mesi del 2020.

Quando è nato l’accordo?

L’accordo è frutto di un lavoro di lungo cammino intrapreso tra Cina e Ue iniziato il 14 febbraio 2012 con la firma del primo political agreement. In questo, consultabile sul sito della Commissione Europea, al punto 6 si legge che entrambe le parti concordano sull’importanza della promozione e protezione dei diritti umani e del rispetto della legge. Entrambe le parti concordano, quindi, il loro impegno a cooperare nel rispetto dei meccanismi dell’Onu riguardo i diritti umani.


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L’Unione Europea si pone il dubbio sulla Cina

Il negoziato è proseguito per 8 anni fino all’approvazione pro forma il 30 dicembre 2020. Già in quella seduta i leader avevano discusso di Hong Kong e diritti umani. Però nel contratto essenziale, del 22 gennaio, non è stata inclusa alcuna clausola riguardo le violazioni dei diritti umani in Cina. Pechino, infatti, si è rifiutata di inserire una clausola che abolisca il lavoro forzato. Con particolare riferimento alla tutela della minoranza uigura dello Xinjiang. Tale realtà ha alimentato le principali opposizioni all’accordo, che dovrà ora essere votato anche dal Parlamento europeo.

Il Parlamento europeo contro sé stesso

Il Parlamento europeo aveva votato una risoluzione, num.2019/2945(RSP), già, nel 2019 affinché l’accordo includesse delle convenzioni dell’Ilo (International Labour Organization) contro il lavoro forzato. Il numero riguardante la minoranza uigura coinvolta in lavori forzati, come riportato dalla sopracitata risoluzione: “potrebbe avvicinarsi addirittura a un milione di persone che sono o sono state detenute nei cosiddetti centri di “rieducazione politica” per periodi di tempo indeterminati, con il pretesto della lotta al terrorismo e all’estremismo religioso.”


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Centri di detenzioni di massa

Il Parlamento continua: “tali strutture di rieducazione sono definite anche “centri di formazione professionale”. Si tratta della più grande detenzione di massa di una minoranza etnica finora mai attuata a livello mondiale; stando ad alcuni ex detenuti, il trattamento e le condizioni nei suddetti campi sono caratterizzati da sovraffollamento e insalubrità, deprivazione alimentare, pestaggi e abusi sessuali; che, secondo quanto riferito, bambini piccoli sono stati mandati in orfanotrofi gestiti dallo Stato se anche uno solo dei loro genitori è detenuto nei campi di internamento; che all’interno di alcuni campi di rieducazione vi sarebbero fabbriche che producono beni destinati all’esportazione.”

Il gentile invito dell’Unione Europea alla Cina

Così nel 2019, il Parlamento aveva invitato le autorità cinesi al rilascio dei prigionieri, chiudere i campi e porre fine a tutte le violazioni dei diritti umani nello Xinjiang. Oltre che sostenere le libertà fondamentali nel paese. In questi due anni, però, l’Unione Europea ha anche continuato il dialogo economico con la Cina. Definendo, appunto, il Comprehensive Agreement on Investment.

Sanzione chiama sanzione

A marzo 2021, la Unione Europea ha imposto delle significative sanzioni contro quattro funzionari cinesi accusati di violazioni di diritti umani nella regione cinese dello Xinjiang contro la minoranza musulmana uigura. Grazie soprattutto alla nuova velata influenza statunitense volta a contrastare la politica estera di Pechino. La risposta cinese non si è fatta attendere.


Le sanzioni cinesi contro l’Ue


Le sanzioni cinesi

Sempre nello stesso mese di marzo 2021, anche le autorità cinesi hanno imposto delle sanzioni contro entità e rappresentanti politici europei. Tra questi, cinque deputati del Parlamento europeo e la sottocommissione per i diritti umani. ll ministero degli Esteri cinese ha affermato che agli individui interessati è vietato l’ingresso nella Cina continentale, Hong Kong e Macao. Inoltre, nella dichiarazione si afferma che “anche le aziende e le istituzioni associate a loro sono limitate dal fare affari con la Cina.”

Unione Europea e Cina: prospetto di intenti

Il 5 maggio, la Commissione europea ha deciso di sospendere l’iter per l’approvazione del super accordo sugli investimenti siglati con la Cina alla fine del 2020. Per voce del vice presidente della Commissione europea Valdis Dombrovskis, il quale ha dichiarato che l’ambiente attuale non è favorevole alla rettifica dell’accordo. Mentre il 10 maggio, Nicolas Chapuis, ambasciatore europeo a Pechino, ha dichiarato che l’Europa continuerà a collaborare nonostante i problemi, in quanto non vuole un’escalation con la Cina. Le parti sono ancora in bilico per il proseguimento del super accordo. E’ compito ora, dell’Unione Europea decidere la strada da seguire: quella dei diritti o quella dei soldi.

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