Sulle Tesla viaggia la solidarietà: cibo e medicine per l’Ucraina e ritorno con i profughi

dall'11 al 13 Marzo in viaggio per la vita

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Tesla e Conadì insieme per l'Ucraina

Il viaggio Italia-Ucraina partirà in prima giornata venerdì 11 marzo alle 6 di mattina: ritrovo a Milano in Via Santa Sofia 29, sede dell’associazione dei proprietari delle vetture elettriche Tesla. Un viaggio per raggiungere il confine tra Polonia e Ucraina.In collaborazione con “Conadi” (Consiglio Nazionale Diritti Infanzia e Adolescenza). Associazione a tutela dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza con sede a Roma. Nei giorni scorsi c’è stata una raccolta di beni di prima necessità per sostenere l’iniziativa.

Ricarica gratis con Tesla

Per l’intero viaggio l’azienda Tesla contribuirà alla missione, nei fatti, garantendo al convoglio la possibilità di ricaricare gratuitamente le alle colonnine tipo Super-charger europee. Il convoglio organizzato da “Tesla Owners Italia” percorrerà circa 3 mila chilometri nell’arco di tre giorni, si può seguire il viaggio sui social da “Instagram, Facebook, Twitter” per capire bene dove si trovano e come va “la mission”. Il pubblico social può infatti sostenere e donare con i canali social ai gruppi che organizzano il viaggio, comodamente da casa. Il presidente dell’organizzazione che raggruppa i proprietari di auto Tesla, inoltre, sottolinea: “Le auto elettriche in questo momento sono molto importanti nelle terre ucraine e di confine con la Polonia, in quanto benzina e gasolio scarseggiano, mentre per ora l’elettricità non manca. Dunque le vetture possono essere utilizzate per dare manforte trasportando quanto serve“. Un tam-tam sui social che in pochissimi giorni ha risposto all’appello del Presidente Luca Del Bo e raccolto le adesioni dei soci che con le proprie auto si sono messi a disposizione per questa catena di solidarietà.

Gli equipaggi Tesla:

In partenza dall’Italia arrivano da Milano, Torino, Bergamo, Brescia, Udine, tutti pronti per dare inizio alla missione. L’itinerario prevede il transito in Slovenia, Ungheria, Slovacchia e Polonia con l’arrivo in Ucraina previsto per il giorno sabato 12 marzo. Sono in tutto 1.500 chilometri l’andata e altrettanti per il ritorno, previsto entro la giornata di domenica 13 marzo, in tutto oltre 3000 km di viaggio. Grazie ad un “pass speciale”, al rientro le vetture con targa italiana porteranno un gruppo di donne e bambini di nazionalità ucraina che entreranno nel nostro paese come profughi. L’iniziativa è promossa e portata avanti dai soci di Tesla Owners Italia (150 soci effettivi con diritto di voto, e 2.400 iscritti, a fronte di un numero complessivo di auto Tesla in Italia di circa 17 mila esemplari). Questa è un organizzazione “no-profit” che raccoglie tutti i proprietari italiani delle vetture.

La mission del presidente

Da Udine a Milano “Ci ritroveremo con ogni probabilità alla stazione Super-charger di Palmanova (Ud), la prima tappa, per quindi proseguire tutti insieme a bordo delle 7 vetture italiane”; così Luca Del Bo, presidente di Tesla Owners Italia.  L’associazione mette in luce la sua funzione umanitaria, un contributo concreto, vero, non solo parole ma fatti. La guerra combattuta in Ucraina è di tutti in realtà, di mamme e papà che non hanno più niente. In questo viaggio si vuole unire e portare un po’ di speranza, il discorso sembra risolutivo e ben strutturato e il progetto anche, ma alle famiglie ucraine cosa serve, di più? Una volta giunti al confine tra Polonia e Ucraina, dove le vetture italiane troveranno l’equipaggio norvegese, il convoglio potrà proseguire portando alla popolazione civile generi di prima necessità e abbigliamento per i bambini. Sono richiesti in particolare farmaci, disinfettanti, materiale medico, ma anche latte in polvere e generi alimentari.   Al rientro potranno essere accompagnati sulle auto italiane un gruppo di profughi, donne e bambini, che avranno il diritto a rimanere in Italia grazie a un ”visto speciale per ricongiungimento familiare”. I profughi potranno fermarsi un paio d’anni e lavorare ritrovando una casa e delle abitudini familiari, cercando di ricreare una sorta di piccola normalità vicino ai parenti, conoscenti o anche estranei che li hanno accolti ed ospitati.