Sogni: intervista a Marco Bonafede

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Nel 2020 il libro Sogni, un romanzo di Marco Bonafede. Attraverso l’autore, una narrativa dal carattere di più generi. Un’opera tra il thriller e la fantascienza, con la capacità dello scrittore di unire uno scenario fantasy – futuristico. Inoltre, le tematiche senza tempo della mente, cheaccompagnano il lettore, nella dimensione dell’inconscio.

Sogni: Marco Bonafede chi è?

Lo scrittore nasce a Cefalù nel 1959 ed esordisce come sceneggiatore e disegnatore di fumetti, con diverse pubblicazioni sull’Unità, Eureka e La Città Futura. Inoltre, una laurea in Medicina, con la specializzazione in Biologia Clinica. Nel 1989, Bonafede partecipa ad un concorso per assistente di Psichiatria, a Cefalù. A fronte di ciò, la preparazione della stesura e disegno di un fumetto, dal titolo Sigmund Freud. Come risultato, il successo e la vittoria del concorso, con la pubblicazione del fumetto dalla Glénat Italia.

In seguito, Bonafede esercita la professione di medico psichiatra, per più di trent’anni. Nel 2000, la presentazione delle ideologie in ambito psichiatrico, con Fisica della Mente, un saggio. Alcune opere sul tema della disciplina psichiatrica: Virtual Eros (romanzo 1994), Asia Anderson e i fantasmi del tempo (2009). Tuttavia, seguono anche altri scritti, di cui: Black War (prima parte), Hitlerson (Operazione Fenice), Il Disertore, L’ultima notte di Crowley, L’Embryo, La flotta perduta, L’on, Scio! Tra le passioni dello scrittore: i fumetti, il modellismo militare, le immersioni subacquee ed i videogiochi.

Sogni: il pensiero dell’autore

Attraverso la scrittura, il modo migliore dell’espressione ed espansione dei propri pensieri. Di fatto, un libro che rappresenta l’unione di più interessi dell’autore, con diverse parti a lui collegate, come: l’arte, la psicologia, la fantascienza e la politica. Ecco la realizzazione di un libro, nella capacità dello scrittore di guidare il lettore, nella conoscenza di sè stesso. Inoltre, la scrittura come dialogo interiore ed un romanzo con la scelta dei personaggi, ognuno dei quali acquisisce una vita propria, nelle sfumature di un thriller.

Sogni: recensione del libro

Dall’attività ospedaliera dello scrittore, l’idea di Sogni nasce durante il periodo di pandemia, tra la visione di diversi libri. Con il riferimento agli interessi e passioni di Bonafede, l’insieme di numerosi tasselli, per la costruzione di un puzzle. Ecco il parallelismo degli aspetti che suggeriscono allo scrittore, le tre parti del libro: il disegno e le immagini, la psicologia, la fantascienza.

Di fatto, il romanzo nasce in Svizzera nella proiezione futuristica, dell’anno 2036. A fronte di ciò, la storia di Sonia Montes, una donna americana che svolge l’attività di biofisica, per la multinazionale di cure psichiatriche, Morpheus SA. Nelle vicende presso la clinica di Lugano, il successo per le cure mentali dei pazienti, con la metodologia innovativa di psicochirurgia.

A tal proposito, i medici risolvono i disturbi inconsci dei malati, attraverso il viaggio nei loro sogni. In seguito, la donna assume le sembianze di Frida Kalho. Dai contenuti politici delle opere dell’autore, fino agli aspetti fantascientifici, dove emerge l’ecletticità di un’opera entusiasmante. Tra le dinamiche di psiche, fantasia, surrealismo e fantascienza, la lettura del thriller futuristico, fino all’immaginazione del tempo presente.

Sogni: come si presenta Marco Bonafede ai lettori?

Uno a cui piacciono le idee, che possono diventare fumetti, romanzi o altre cose.

Sogni: quando e come nasce l’interesse per la scrittura?

Mi è sempre piaciuto leggere e inventare storie. Però, non riuscivo a scrivere nessuna storia, perché mi bloccavo subito. Scrivere a mano era faticoso e non avevo nessuna intenzione, di pagare qualcuno per battere a macchina i miei testi. Non usavo bene la macchina da scrivere, ero paralizzato dall’idea di dover correggere gli errori di battitura, di dover riscrivere da capo. Odiavo il bianchetto.

Tutto è cambiato quando sono arrivati i computer, che mi hanno consentito di scrivere, sbagliare e correggere facilmente il testo. Senza i personal computer non avrei scritto nessun romanzo. Ho scritto il primo romanzo nel 1988, quando mio padre, che aveva uno studio medico, ha comprato un M24 Olivetti per le cartelle cliniche dei pazienti. Andavo la sera allo studio, per scrivere o giocare ai primi rudimentali videogiochi. Non esisteva Windows e non esisteva Word, non c’era internet e funzionava tutto in DOS. 

Sogni: quali sono i suoi autori preferiti?

Bulgakov e Wells sicuramente, ma ne dovrei citare una cinquantina. Poi ci sono le nuove scoperte, per me le ultime sono Liu Cixin e Neil Gaiman.

Sogni: preferisce la letteratura moderna o antica?

Leggendo l’Odissea nella versione in prosa, ci si rende conto che è un romanzo perfetto scritto quasi tremila anni fa. Non si può fare di meglio. Purtroppo, coi classici c’è il problema del linguaggio. Sono grato ad Aldo Busi, per aver tradotto in italiano moderno il Decamerone, la versione originale è illeggibile. Si finisce per leggere di più, i classici stranieri che vengono tradotti in italiano moderno.

Sogni: come nasce il suo libro?

Sogni nasce casualmente nel primo periodo di lockdown del 2020. Ma penso che rappresenti la mia maniera, di fare i conti con la professione di psichiatra.

Sogni: tutti i suoi personaggi sono frutto di fantasia o realtà?

Molti sono ispirati a persone reali, che mi piacciono oppure non mi piacciono. Io penso che tutti s’ispirino a persone reali, ma spesso è meglio non ammetterlo.

Sogni: la professione medica, cosa le trasmette?

Lasciamo perdere la retorica, su ciò che un medico prova o non prova, nei confronti dei suoi pazienti. In Italia i medici sono trattati malissimo, sia dal punto di vista contrattuale che dal punto di vista sociale. É diventato un paese con pochi medici e troppi avvocati. La situazione si è aggravata con l’epidemia Covid-19. C’è enorme ipocrisia: quando ti chiamano eroe, stai sicuro che ti stanno fregando. 

Sogni: cosa pensa Marco Bonafede, sulla Scienza e Medicina?

La scienza è la magia del nostro tempo. Cosa è la strillettera di Harry Potter, se non un messaggio vocale immaginato, prima di diventare di uso comune? La medicina è scienza applicata, ma bisogna saperla inquadrare in un contesto più generale. La lettura più importante che ho fatto è “L’origine delle specie” di Darwin. 

Sogni: cosa s’intende in psichiatria, per potere della mente?

L’espressione “potere della mente” non è usata in psichiatria, ma credo di capire a cosa si riferisce. Per rispondere, cito me stesso dal libro “Fisica della mente”, ovvero: “Il nostro cervello riesce a creare da solo, l’illusione della realtà, per esempio quando sogniamo”. Ma anche quando siamo svegli, in un certo senso, stiamo sognando: è sempre il cervello che costruisce la nostra realtà. “La vita è un sogno”, per dirla in maniera poetica.

Perché essere dotati di un sistema così complicato, quando esistono esseri viventi, che fanno a meno del cervello? Innanzitutto, perché tante informazioni sul mondo esterno, ci possono essere utili. Non siamo piantati al suolo dalle radici come una quercia e quindi, a seconda di quello che vediamo, o sentiamo possiamo avvicinarci o allontanarci. Noi apparteniamo a quel gruppo di esseri viventi, che hanno fatto la scelta evolutiva di muoversi. Il potere della mente è metterci in rapporto col mondo che ci circonda.

Sogni: il titolo della sua opera, che ruolo ha nella sua vita?

Ho letto “l’Interpretazione dei Sogni” di Freud, quando andavo al Liceo ed è stato un libro di formazione. I sogni sono una maniera di accedere alla mente e al suo funzionamento, che è in larga parte sconosciuto.

Sogni: anche sceneggiatore e disegnatore. Cosa le trasmettono entrambe le arti?

Per prima cosa mi hanno insegnato a sentirmi un artigiano e non un artista. Se cominci coi fumetti, non ti prendi troppo sul serio e non prendi troppo sul serio gli altri, quelli che si atteggiano a letterati. I miei romanzi sono fumetti, che non sono capace di disegnare.

Sogni: qual’è il suo pensiero su Freud?

Un enorme valore culturale, ma oggi non serve a molto nella pratica clinica. Il personaggio mi ha sempre affascinato. Il fumetto migliore che ho disegnato è quello su Freud.

Cosa le regala la scrittura?

Saper scrivere da parecchi vantaggi nella vita, in innumerevoli occasioni. E consente anche di comprendere meglio, quello che si legge. In genere, capi e capetti temono chi sa scrivere.

Quando esegue la stesura di un libro, cosa prova?

Quando faccio le ricerche preparatorie, mi diverto moltissimo. Anche perché cerco di mettere alla base di tutto, un’idea narrativa o anche scientifica e devo trovarla e svilupparla. Scrivere richiede disciplina, si deve essere molto determinati. C’è poi la fase della revisione, in cui bisogna essere molto critici con sè stessi, ma non perfezionisti. Nel romanzo Sogni c’è un personaggio, la scrittrice Dorothy Queen, che è servita per descrivere quello che provo.

Quali sono gli sbocchi professionali, per uno scrittore?

Sono pochissime, le persone che guadagnano scrivendo. Il lavoro intellettuale è enormemente svalutato e sottopagato, anche perché moltissimi scrivono gratis sui social. Scrivere un romanzo è una bella esperienza, ma fare lo scrittore è un pessimo mestiere, farsi intrappolare nel giro delle presentazioni è come fare il piazzista. Oggi, credo che convenga pubblicare come indipendente, su Amazon. Chi è passato da Kindle Direct Publishing a editori classici, anche molto importanti, se ne è quasi sempre pentito.

Cosa consiglia agli autori emergenti?

Di evitare come la peste le pubblicazioni a pagamento e di non farsi prendere dall’ansia di emergere. Kafka non conobbe il successo nella sua vita, può succedere a chiunque. Il proprio valore non è in proporzione alle copie che si vendono.

Cosa pensa sulla poesia?

Molta dell’attuale poesia si trova nei testi delle canzoni.  Non ho mai scritto una poesia, ma i grandi autori, non mi lasciano indifferente. “Stiamo come d’autunno sugli alberi le foglie”. In una frase c’è tutta l’esperienza dei soldati in trincea, durante la Prima Guerra Mondiale.

Ha un nuovo progetto letterario?

Lo avrei, ma ho deciso di accantonarlo. Voglio realizzare una Mod (Modificazione di videogioco) ispirata a un mio vecchio romanzo. Anche Sogni potrebbe diventare una Mod, ma avrei bisogno dell’aiuto di altri e quindi, probabilmente non se ne farà nulla. Se per un pò non scrivo, la Letteratura non ne soffrirà poi tanto.